Venerdì 19 Agosto 2022 | 09:11

In Puglia e Basilicata

Non erano mafiosi:  chiedono 1milione per il carcere ingiusto

Non erano mafiosi:  chiedono 1milione per il carcere ingiusto
TARANTO - Si parlò di pizzini e di collusione con la mafia. Tutto per la presenza nell’auto sulla quale viaggiavano di sei pagine di un vecchio libro sulla criminalità organizzata. In particolare si trattava di fotocopie che riportavano notizie sui riti di affiliazione alla ‘ndrangheta. Due commercianti di Torricella, arrestati nel giugno del 2007 insieme ad altre due persone, e tornati in libertà dopo circa 8 mesi di custodia cautelare hanno presentato alla Corte d’Appello istanza per ingiusta detenzione, chiedendo un risarcimento danni di 516mila euro a testa.

30 Agosto 2009

di Giacomo Rizzo

Si parlò di pizzini e di collusione con la mafia. Tutto per la presenza nell’auto sulla quale viaggiavano di sei pagine di un vecchio libro sulla criminalità organizzata. In particolare si trattava di fotocopie che riportavano notizie sui riti di affiliazione alla ‘ndrangheta.

 Due commercianti ortofrutticoli di Torricella, arrestati nel giugno del 2007 insieme ad altre due persone, e tornati in libertà dopo circa 8 mesi di custodia cautelare (fra carcere e domiciliari), hanno presentato alla Corte d’Appello istanza per ingiusta detenzione, chiedendo un risarcimento di 516mila euro a testa per danni morali e patrimoniali. 

Si tratta di Giovanni Briganti, di 67 anni, e del figlio Cosimo, di 47 anni, difesi dall’avv. Giuseppe Lecce. Entrambi sono stati assolti dai reati di ricettazione, detenzione e porto illegale di pistola e munizioni. Nei loro confronti, peraltro, il Tribunale di Taranto (presieduto dal giudice Ciro Fiore, a latere Gilli, estensore Marsano) rigettò la richiesta avanzata dal procuratore di Lecce Cataldo Motta e reiterata dalla procura di applicare la misura della sorveglianza speciale per 5 anni e l’obbligo di dimora.

All’epoca dei fatti furono arrestati anche altri due commercianti: Francesco Gargiulo, 50 anni, di Taranto (pure lui assolto), e Domenico Napoli, 47enne di Melicucco, ex socio di Salvatore Varone, il 44enne imprenditore calabrese ucciso il 20 novembre del 2006 nelle campagne tra Grottaglie e Montemesola.

I quattro commercianti furono intercettati dai carabinieri sulla Francavilla-mare, tra Torricella e Torre Ovo. Erano fermi sul ciglio della strada e stavano discutendo quando passò una pattuglia in servizio nella zona. I quattro, messi sull’allerta dalla presenza dei militari, mostrarono subito segni di nervosismo. Uno degli uomini, in particolare, cercò di disfarsi di un marsupio, sospettando che di lì a poco i militari sarebbero tornati indietro. 

Sul posto, dopo qualche secondo piombarono i carabinieri per quello che doveva essere un controllo di routine. E invece, durante la perquisizione, i carabinieri trovarono una pistola calibro 7,65 con la matricola cancellata, due caricatori sempre dello stesso calibro, munizioni e coltelli vietati, la somma di 12 mila euro in contanti e circa 140 mila di assegni. Nell’agenda di Giovanni Briganti erano incollate le fotocopie del libro scritto da Max Polo e pubblicato nel 1974 dal titolo: “Nemmeno i morti parlano: storia della mafia”.

Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, Napoli, i due Briganti e Gargiulo cercarono di ridimensionare l’episodio, spiegando che stavano fermi per strada solo allo scopo di concludere un affare lecito, riguardante l’acquisto di una grossa partita di angurie, e che i soldi ed i titoli di credito finiti sotto sequestro servivano proprio a quello scopo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725