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In Puglia e Basilicata

Tarantini & Co.: feste con coca e viagra

Tarantini & Co.: feste con coca e viagra
BARI - Quelle inquietanti contraddizioni. Molti i dubbi sollevati dalle dichiarazioni contrastanti rilasciate da Massimiliano Verdoscia e Stefano Iacovelli nel corso dell’interrogatorio di garanzia dopo il loro arresto. Oltre che smentirsi reciprocamente da quello che si è saputo i due avrebbero fatto affermazioni in contraddizione con alcuni fatti accertati, con il contenuto delle intercettazioni esibite dalla pubblica accusa e con le dichiarazioni rilasciate al pm inquirente da Gianpaolo Tarantini e Alessandro Mannarini.

29 Agosto 2009

di Luca Natile

BARI - Quelle inquietanti contraddizioni. Molti i dubbi sollevati dalle dichiarazioni contrastanti rilasciate da Massimiliano Verdoscia e Stefano Iacovelli nel corso dell’interrogatorio di garanzia dopo il loro arresto. Oltre che smentirsi reciprocamente (Verdoscia ha affermato di aver acquistato cocaina, Iacovelli di avegli ceduto solo del Viagra), da quello che si è saputo i due avrebbero fatto affermazioni in contraddizione con alcuni fatti accertati, con il contenuto delle intercettazioni esibite dalla pubblica accusa e con le dichiarazioni rilasciate al pm inquirente da Gianpaolo Tarantini e Alessandro Mannarini.

Discordanze e ambiguità che sollevano nuovi e inquietanti interrogativi sul quello che accadeva durante le feste del jet-set organizzate a Bari e sulla Costa Smeralda, materia della inchiesta condotta dal pm Giuseppe Scelsi. Il primo a cogliere le note stonate presenti nello spartito recitato dagli indagati è stato il procuratore aggiunto della Repubblica, Marco Dinapoli, coordinatore della Direzione distrettuale antimafia che ha sostenuto le ragione della pubblica accusa nello svolgimento degli interrogatori di garanzia tenuti l’11 agosto davanti al gip Sergio Di Paola. 

Per la prima volta a distanza di due settimane, trapelano particolari sulle versioni fornite dai due indagati nel corso di quella udienza. Verdoscia, ad esempio, ha ammesso di aver partecipato alle spese della vacanza in Sardegna nella estate del 2008 dividendo con l’ex amico Gianpi il conto di ristoranti, discoteche e del noleggio di un gommone. Ha spiegato che lui e la moglie occupavano «solo» una dependance della villa presa in locazione da Tarantini, il quale ne avrebbe occupato solo una parte, mettendo a disposizione degli ospiti le altre camere. 

In particolare Francesca Lana, attrice e donna del jet-set avrebbe trascorso tutta l’estate nella villa. Dagli atti dell’inchiesta emerge che proprio la Lana si sarebbe lamentata con il comune amico Mannarini per la qualità scadente dello stupefacente messo a disposizione da Tarantini.

Max ha anche confermato davanti al gip di aver visto la cocaina nella cassaforte della villa e che Tarantini, di volta in volta la cedeva a lui e a Mannarini. «Io partecipavo alle feste, non le organizzavo» ha precisato, aggiungendo anche di aver fatto uso in talune occasioni di «aiutini» (leggi Cialis e Viagra) anche dopo che la moglie ne aveva trovato traccia nel suo beauty case, infuriandosi.

Dalle intercettazioni telefoniche che «documentano» un viaggio a Roma della comitiva Tarantini&Verdoscia per il concerto di Madonna, risulta una richiesta di Max all’amico Ezio: «Vai in macchina e prendila che io non posso». Il riferimento, ha spiegato l’indagato nel croso dell’interrogatorio, non era rivolto a dosi di cocaina ma anche questa volta al Viagra lasciato in macchina a causa della presenza della consorte. C’è ancora il Viagra al centro di un’altra conversazione registrata dagli investigatori in cui Verdoscia ammette di aver evitato di utilizzare il nome del medicinale «sessualmente dopante» durante una conversazione telefonica perché tenuta in presenza di altre persone.

Insomma, pur confessando di essere stato consumatore di cocaina (ma di non averne mai ceduta ad altri) l’imprenditore ha ammesso di essersi più volte procurato il Viagra («che utilizzavo per essere più prestante durante gli incontri con le ragazze») indicando tra i suoi fornitori un autista dei Tarantini, padre di un suo amico di comitiva, anche lui consumatore di «aiutini». Quanto alla cocaina, Verdoscia ha confermato di essersela procurata a Bari da Iacovelli, ma anche da spacciatori «pony express» sempre pronti a rispondere alle prenotazioni telefoniche. Ha addirittura sostenuto che era sua abitudine fare «ordinazioni» anche più volte al giorno per rifornirsi ogni volta di singole dosi di stupefacente. «Chiamavo Iacovelli solitamente durante il fine settimana» ha spiegato. Insomma, di coca ne maneggiava e consumava un discreto quantitativo.

Infine l’accusa al termine dell’interrogatorio di garanzia gli ha domandato se avesse mai partecipato ad una grande festa vip a Savelletri di Fasano ricevendo una risposta negativa. Parte di questo racconto sarebbe, secondo gli investigatori, in contrasto con le ammissioni fatte dal suo ex amico Gianpi davanti al magistrato inquirente il 28 e poi il 30 luglio scorsi. Massimo Verdoscia ha lavorato come consulente per due aziende gestite dai Tarantini, la «Tecno Hospital srl» e la «G&C Consulting» e avrebbe receduto dal contratto di collaborazione esattamente il 27 luglio, poco prima della visita del suo ex datore di lavoro in Procura. Insomma in questa vicenda a voler mettere insieme casualità e contraddizioni... 

Nel suo interrogatorio davanti al gip, Stefano Iacovelli ha negato di aver mai fornito cocaina all’amico di vecchia data («ci conosciamo da più di 30 anni....ha sempre avuto belle ragazze intorno») Massimo Verdoscia, conosciuto a Torre a Mare come il bel Ridge (Ridge Forrester è un personaggio della soap opera statunitense Beautiful, interpretato da Ronn Moss, al quale Verdoscia assomiglia). Iacovelli ha detto e ripetuto di aver portato a Max solo confezioni di Viagra, scatole da 4 pillole, mediamente due, tre volte a settimana. «Quando gli portavo quelle da 0,25 lui si arrabbiava». In una intercettazione Verdoscia con linguaggio criptico dice a Iacovelli: «..organizza una partita di calcetto, dai in cinque voglio giocare, cinque a cinque». Secondo la versione di Iacovelli l’amico gli avrebbe così ordinato 5 pillole di Viagra con «principio attivo» pari a 100: il massimo.

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