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In Puglia e Basilicata

Maglie, l'anziana muore: badante scaricata ai giardinetti

Maglie, l'anziana muore: badante scaricata ai giardinetti
MAGLIE - La badante diventa «inutile» e la famiglia decide di abbandonarla nei giardinetti pubblici. Un’incredibile vicenda ha visto come protagonista l’altra notte una donna rumena di 54 anni, originaria di Timisoara, letteralmente «scaricata» dalla famiglia di un’anziana che accudiva. Finito il compito, i familiari dell’anziana hanno pensato bene di caricare la badante in macchina insieme a tutti i bagagli (poca roba raccolta in due borsoni) e abbandonarla al suo destino su una panchina del parco cittadino.

26 Agosto 2009

di Mauro Ciardo

MAGLIE - La badante diventa «inutile» e la famiglia decide di abbandonarla nei giardinetti pubblici. Un’incredibile vicenda ha visto come protagonista l’altra notte una donna rumena di 54 anni, originaria di Timisoara, letteralmente «scaricata» dalla famiglia di un’anziana che accudiva.

Arrivata in Italia da pochi mesi infatti, la donna aveva prestato servizio in un’abitazione della zona come assistente di una vecchietta, che però poi è deceduta alcuni giorni fa.

Finito il compito, i familiari dell’anziana hanno pensato bene di caricare la badante in macchina insieme a tutti i bagagli (poca roba raccolta in due borsoni) e abbandonarla al suo destino su una panchina del parco cittadino.

La poveretta, spaventata e disorientata, ha chiesto aiuto ai passanti che hanno chiamato gli agenti della polizia municipale. Giunti sul posto, i poliziotti hanno raccolto la testimonianza della collaboratrice domestica e hanno cercato per lei un riparo per la notte. Ad aprirle le porte, dopo un giro di telefonate tra le sedi di assistenza dell’area magliese, è stato il centro «Fraternità Agimi Eurogiovani», l’istituto culturale italo – albanese diretto da don Giuseppe Colavero, che le ha fornito un pasto e un letto. Il centro fondato dal monsignore nel periodo dei primi sbarchi albanesi sulla costa adriatica, dal 1991 dedica la propria attività all’accoglienza di profughi e disperati, attraverso un’integrazione prima di tutto culturale. Tra lo sconcerto degli operatori volontari, che fino ad ora non avevano mai registrato un caso simile proprio in un Salento che era diventato negli anni la terra dell’accoglienza e della solidarietà, la donna si è chiusa in un impenetrabile silenzio, molto provata dall’esperienza vissuta. Chi ha avuto il coraggio di «gettarla»via come uno straccio usato, lo ha fatto a tre giorni dall’inizio della «fase 1» che prevede la regolarizzazione di badanti e colf, sia italiane che straniere, attraverso un versamento di 500 euro e la compilazione di un modulo. «Ma che Paese stiamo diventando? – si chiedono i responsabili del centro culturale – È triste leggere la realtà dei fatti». Umiliata tanto da essere paragonata a un cane di cui disfarsi, la badante ha espresso la sua volontà di fare immediato rientro in patria, dove ad attenderla c’è un figlio di 23 anni che continuava gli studi universitari in Medicina proprio grazie al denaro che la madre spediva dall’Italia. La partenza è prevista tra domani e dopodomani, il tempo di organizzare il viaggio in aereo. Difficilmente, a detta di coloro che ora sono vicini alla donna per confortarla, la collaboratrice ritornerà in Italia, dove non ha voluto nemmeno presentare una denuncia all’autorità giudiziaria: sembra che voglia chiudere questo brutto capitolo, lasciandoselo per sempre alle spalle.

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