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In Puglia e Basilicata

Feste & coca, Tarantini nel mirino già dal 2001

Feste & coca, Tarantini nel mirino già dal 2001
BARI - Tarantini era nel mirino della procura di Bari già dal 2001, quando il suo nome salta fuori in un'inchiesta della Dda su un clan mafioso barlettano. Il fascicolo, aperto dall'allora pm antimafia Michele Emiliano, è poi passato a Roberto Rossi. Per quasi tre anni, dal 2001 al 2003, e poi ancora per alcuni mesi a metà 2004, i carabinieri ascoltano Tarantini che parla di protesi sanitarie. E mentre tesse la sua tela di amicizie e interessi, insieme con l'allora consigliere regionale di centrodestra Tato Greco, Tarantini porta avanti una vita fatta di feste, di donne (spesso a pagamento), di serate nei locali più costosi, di belle auto. E di cocaina. Che, annotano gli investigatori, l'imprenditore non consuma mai da solo.

23 Agosto 2009

di Massimiliano Scagliarini

Gli affari. I contatti con la cosiddetta Bari bene. La politica e, soprattutto, la cocaina. Il sistema di potere di Giampaolo Tarantini, il giovane imprenditore della sanità che ha inguaiato Silvio Berlusconi, non nasce nell'estate 2008 con la villa in Sardegna e con le escort portate a casa del presidente del consiglio. Tarantini era nel mirino della procura di Bari già dal 2001, quando il suo nome salta fuori in un'inchiesta della Dda su un clan mafioso barlettano.

Per quasi tre anni, dal 2001 al 2003, e poi ancora per alcuni mesi a metà 2004, i carabinieri ascoltano Tarantini che parla di protesi sanitarie. E mentre tesse la sua tela di amicizie e interessi, insieme con l'allora consigliere regionale di centrodestra Tato Greco, Tarantini porta avanti una vita fatta di feste, di donne (spesso a pagamento), di serate nei locali più costosi, di belle auto. E di cocaina. Che, annotano gli investigatori, l'imprenditore non consuma mai da solo.

Il fascicolo, aperto dal pm antimafia Michele Emiliano, è poi passato a Roberto Rossi. E il 26 giugno i carabinieri hanno consegnato al magistrato due lunghe relazioni di chiusura indagine che, nelle prossime settimane, dovrebbero portare alle richieste di rinvio a giudizio. Una relazione parla di sanità e del sistema degli affari ed elenca 22 persone. L'altra, appunto, parla della droga, della tela delle amicizie di Tarantini nella quale ci sono alcuni nomi molto noti della città: grossi commercianti, figli di noti professionisti, un importante industriale, qualche insospettabile che vive ai margini del bel mondo e arrotonda con la polvere bianca. Per mesi, i carabinieri ascoltano al telefono le loro voci. Direttamente o indirettamente, attraverso i racconti che Gianpi fa delle sue scorribande. Un po’ è spaccone, come quando ordina al telefono un Rolex Daytona acciaio e oro da 12mila euro. Un po’ gioca a fare il grande manager, salvo dovere correre in banca ogni mattina per coprire il «rosso» con vorticosi giroconti. Ma anche nel 2001 Tarantini era lo stesso di oggi. Quello che sette anni dopo porterà le escort a palazzo Grazioli. E, con la «coca», il suo era un rapporto abituale.

* * *

Al suo pusher di fiducia, Bartolo, Tarantini diceva di chiamarsi Antonio. «Bartolo», al quale gli investigatori non sono ancora riusciti a dare nome e cognome, e che sembrerebbe lavorare in un'agenzia di assicurazioni, fa anche servizio a domicilio. E qualche volta si presta anche a soddisfare la rete delle amicizie di Gianpaolo nella Bari bene. Il 14 settembre 2002 gli investigatori ascoltano questo curioso episodio: Tarantini riceve la telefonata di un suo amico, un noto commerciante barese.

GIANPAOLO: che devi fare, devi andare da Roberto tu?

COMMERCIANTE: e io volevo andare da Roberto dopo!

G: embé e sentiamo, mo' ti do il numero di quello là...

C: ah.

G: no, oppure non ti do il numero, mo’ lo chiamo io, che deve venire pure qua...

C: e poi tu passi da me? E mi porti un paio di dischi?

G: sì, mo' ti dico. Ti chiamo e ti dico.

A quel punto, Gianpaolo chiama Bartolo per dargli istruzioni: deve incontrarsi con il commerciante.

GIANPAOLO: Sono Gianni, allora mi devi fare un piacere...

BARTOLO: dimmi tutto!

G: ...devi andare da un amico mio che... voleva conoscerti... Sai dov’è quel bar, il caffé...? In via Argiro, di fronte a... a... l'isola prima di... (abbiamo tolto i riferimenti, ndr)

B: sì.

G: ...che quello ha un negozio, capito! Alle nove là!

Gianpaolo richiama il commerciante: l'appuntamento è fissato, si farà. E infatti poco dopo le 21 Tarantini richiama il pusher («Ti sei incontrato con quel mio amico?» «Tutto a posto») e lo invita a raggiungerlo a casa sua, a Giovinazzo, per un'altra consegna.

* * *

Quando c'è di mezzo la coca, le feste di Gianpaolo vengono sempre meglio. E, in qualche caso, vengono così bene da lasciare stupefatti (è la parola giusta) gli altri avventori del locale. Con una telefonata del 28 settembre 2002, i carabinieri ricostruiscono una serata al «Gorgeous» di Bari dove Tarantini aveva invitato numerosi suoi amici, e dove si trovava, evidentemente per caso, il giornalista Rai Francesco Giorgino. Peraltro, in quella stessa occasione, annotano gli investigatori, Gianpaolo aveva tentato di «concludere» con una ragazza, figlia di un notissimo avvocato barese: a fare saltare il piano è stato l'intervento arrabbiato di Nicla, la sua futura moglie. È lo stesso Tarantini a ricordare l'episodio con un suo amico di nome Massimo e non meglio identificato...

GIANPAOLO: chiedi, Gianpaolo con la scheda che ha fatto?

MASSIMO: sì, me l'ha detto! Ma ieri stavano tutti...

G: davanti a Giorgino... Io ho preso la scheda, ho fatto... Però per fare il coglione..

M: hai chiamato Giorgino!

G: Giorgino, Giorgino, guarda guarda! M'ha guardato malissimo proprio, oh! Ho detto, domani lo dice al Tg Uno! (…)

La conversazione prosegue sulla festa. Entra in ballo la cocaina e spunta anche Checco, un amico dei Tarantini. Checco è il figlio di un libero professionista e, secondo i due interlocutori, è un avido consumatore di coca.

MASSIMO: ...da ripetere la serata!

GIANPAOLO: da ripetere? Sì, sì, la dobbiamo rifare! Però senza Checco! Perché è troppo schifoso! Diventa una bestia proprio! Poi hai visto come si attacca a quella cosa là? Impazzisce! Madonna ieri oh, sono morto dalle risate, quando io stavo seduto sulla sedia vicino al tavolino piccolo... e voi stavate tutti in coda! Tutti! Come quando c'era la guerra, che stavano tutti in coda per prendere un panino!

M: la razione di...

G: ...di guerra!

* * *

Per quanto ormai amico, il pusher Bartolo ogni tanto sparisce. E così capita che, una sera, Tarantini si ritrovi senza rifornimenti per una festa organizzata in villa, a Giovinazzo. È l'inizio di febbraio del 2003. Nelle febbrili telefonate di Gianpaolo spunta anche Massimo Verdoscia, l'uomo arrestato qualche settimana fa perché accusato di essere uno dei fornitori di cocaina di Tarantini: ma delle capacità di Massimo, evidentemente, il giovane imprenditore non si fida. Così Gianpaolo chiama mezza Bari. Prima contatta un suo conoscente, figlio di un altro importante imprenditore («Se tu hai un numero... perché quello mio ha... senza macchina sta!»), da cui ottiene solo vaghe promesse. Poi chiama un altro suo amico, commesso in un noto negozio di abbigliamento del centro di Bari il cui titolare quella sera sarà ospite di Tarantini insieme a un notissimo industriale barese.

La mossa si rivela risolutiva: finalmente Gianpaolo si procura il numero di un altro spacciatore (tale Alessandro) che a notte inoltrata lo raggiungerà a Giovinazzo.

Alessandro potrebbe dunque diventare il nuovo pusher di fiducia del giro Tarantini. Senonché, qualche settimana dopo, Gianpaolo riparla con l'amico commesso, sempre al telefono del negozio.

GIANPAOLO: adesso ho chiamato tuo cugino, è quello il numero?

COMMESSO: sì! Ma non lo chiamare stasera, non vale la pena.

G: sì?

C: e... si mangia male, là!!! Gianpà, che poi lo devi chiamare e lo devi mandare a..., non vale la pena. Io ti sto avvisando, capito?

G: sì? E allora?

C: e sì, perché ieri sera siamo andati noi a mangiare... e abbiamo mangiato non male, malissimo! E la frutta di mare non era buona! Hai capito?

E così sarà di nuovo Bartolo a rifornire la festa di quella sera. Per confermare la serata, sul cellulare di Tarantini arrivano le telefonate degli amici.

A una di loro, Paola, è Massimo Verdoscia che risponde: il senso dell'umorismo, evidentemente, non gli manca.

MASSIMO: dimmi amore...

PAOLA: sto per arrivare!

M: stai per arrivare? Preparati! Mettiti il doposci amore!

P: è vero? Ho una tutina, quella antifreddo!

M: sai andare sullo snowboard?

Tutte allusioni, secondo gli investigatori, riferite alla cocaina.
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