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In Puglia e Basilicata

Prete da Gallipoli «Prima accogliamoli poi i documenti»

Prete da Gallipoli «Prima accogliamoli poi i documenti»
LECCE - Accogliamo gli immigrati e poi diamo loro uno status giuridico che garantisca il rispetto della dignità umana: è il pensiero di don Salvatore Leopizzi, parroco della parrocchia Sant'Antonio da Padova di Gallipoli e consigliere nazionale di Pax Christi, il movimento cattolico per la pace presieduto per anni da don Tonino Bello. E perchè il suo pensiero sia noto a tutti lo ha messo per iscritto su un lenzuolo bianco che ha affisso sul lato sinistro del portale della chiesa: «Accogliamo le persone prima di tutto, i documenti anche dopo», è scritto

22 Agosto 2009

GALLIPOLI (LECCE) – Accogliamo gli immigrati e poi diamo loro uno status giuridico che garantisca il rispetto della dignità umana: è il pensiero di don Salvatore Leopizzi, parroco della parrocchia Sant'Antonio da Padova di Gallipoli e consigliere nazionale di Pax Christi, il movimento cattolico per la pace presieduto per anni da don Tonino Bello. E perchè il suo pensiero sia noto a tutti lo ha messo per iscritto su un lenzuolo bianco che ha affisso sul lato sinistro del portale della chiesa: «Accogliamo le persone prima di tutto, i documenti anche dopo», è scritto. 

«Con questo striscione – spiega don Salvatore – abbiamo inteso significare la nostra contrarietà a forme di una criminalizzazione preventiva di tutti i soggetti che in maniera irregolare chiedono di venire per i motivi più diversi. È nostro dovere accogliere chi fugge dalle guerre, per estremo bisogno, fame, sete, miseria. Non sono situazioni volute da loro, sono condizioni oggettive, frutto di un sistema iniquo dal punto di vista economico e politico». 

MarisaDopo l’accoglienza si verifichino i documenti, ma non solo: «Accogliamo le persone prima di tutto – insiste il parroco – i documenti anche dopo per la regolarizzazione di uno status anche giuridico, che garantisca il rispetto della dignità, dei diritti e che naturalmente obblighi anche ai propri doveri». «Se poi pensiamo – conclude – a quanto beneficio le famiglie italiane ricevono proprio dalla presenza di tanti immigrati, dal lavoro delle badante, da quello nei campi che in genere gli italiani non svolgono più, sarebbe veramente un grave danno e questo sì genererebbe insicurezza in tante famiglie». 

Don Leopizzi, da sempre fermo assertore delle scelte evangeliche di don Tonino Bello, non è nuovo a iniziative di questo genere. Già nell’estate del 2005 espose su questo stesso portale lo striscione «Domenica aperta, senza la domenica non possiamo vivere». Il messaggio venne subito accolto non solo dai suoi parrocchiani, ma anche dai tanti turisti e forestieri che soprattutto in estate frequentano Gallipoli.
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