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In Puglia e Basilicata

L'Asl Bari: la cerbottana per gli accalappiacani

L'Asl Bari: la cerbottana per gli accalappiacani
Nell'era della più avanzata tecnologia, quando tra «gps», internet, palmari e telefonini di ultima generazione, nel mondo occidentale e comunemente definito civilizzato ed evoluto esiste, ancora, gente che usa la cerbottana per colpire nel segno. Non è uno scherzo ma è quello che, normalmente, avviene nell'ambito del servizio veterinario della Asl Bari, quando un accalappiacani deve neutralizzare, anestetizzandolo, un quadrupede di particolare pericolosità e aggressività.

20 Agosto 2009

di Nicola Mngialardi

Nell'era della più avanzata tecnologia, quando tra «gps», internet, palmari e telefonini di ultima generazione, nel mondo occidentale e comunemente definito civilizzato ed evoluto esiste, ancora, gente che usa la cerbottana per colpire nel segno. Non è uno scherzo ma è quello che, normalmente, avviene nell'ambito del servizio veterinario della Asl Bari, quando un accalappiacani deve neutralizzare, anestetizzandolo, un quadrupede di particolare pericolosità e aggressività.

Loro, gli accalappiacani dotati di stivali anfibi e divise mimetiche con tanto di contrassegni identificativi, per catturare un cane particolarmente «feroce» non usano né pistole né fucili ad aria compressa - come impone la tecnologia recente - bensì rudimentali canne di plastica lunghe circa un metro dalle quali la siringa anestetica parte solo grazie alla spinta del fiato umano.

Non è l'unica curiosità che contraddistingue il servizio veterinario della Asl più grande della Puglia. Infatti, a usare l'antico strumento a fiato, che tra i banchi scolastici ha riscosso, per decenni, un notevole successo, è il personale che ha come qualifica quella di operatore ausiliario tecnico, l'ex «terzo livello», con nessuna specializzazione certificata ma soltanto con decenni di esperienza sulla strada alle spalle.

La domanda sorge spontanea: se l’accalappiacani dovesse sbagliare nel calibrare il soffio o la mira con la cerbottana, magari per effetto del vento che cambia repentinamente, non rischia di colpire se stesso o, peggio, ignari passanti? In effetti, l’anello debole che ha impedito il salto tecnologico dalla cerbottana alle pistole anestetizzanti va ricercato, ancora una volta, nelle follie delle burocrazia.

Una decina di anni fa, la Regione Puglia, in attuazione della legge numero 15 del 1995, istituì un corso di specializzazione per il conseguimento della qualifica e, conseguentemente, per il riconoscimento delle funzioni di guardie zoofile con compiti di polizia giudiziaria. Troppo bello o avveniristico, per il settore, per essere vero.

Sì, perché dopo il corso, al quale parteciparono una decina di persone, la Regione non si è mai preoccupata, sino a oggi, di fare sostenere gli esami finali ai partecipanti. Per questa ragione, ai dieci corsisti non è stata mai riconosciuta la qualifica di guardia zoofila. Perciò essi non possono usare la pistola né il fucile ad aria compressa, ma soltanto la cara vecchia cerbottana.

In pratica quei pochi accalappiacani in servizio nelle Asl pugliesi sono anche «abusivi», cioè gente che lavora a proprio rischio e pericolo senza alcun titolo per fare il lavoro che fa. Un lavoro, quello degli accalappiacani delle strutture sanitarie, che, quindi, si basa su due grandi componenti: la prima è la disponibilità del personale, la seconda consiste negli (inadeguati) strumenti.

Una bella «ambata» di illegalità che si gioca sulla pelle di quelle poche decine di addetti che nessuno vuole riconoscere come professionisti. Sì, perché, anche, in questo caso questo sparuto numero di addetti ai lavori, forti della loro esperienza e del corso organizzato dalla Regione, di fronte alla mancanza del riconoscimento legale, si sono rivolti direttamente alla Prefettura per farsi riconoscere la qualifica di guardia zoofila volontaria. Allo scopo di espletare il lavoro con mezzi idonei.

L'Area di primo grado «Ordine e sicurezza pubblica» dell'Ufficio territoriale del governo, però, non ha potuto soddisfare la richiesta in presenza di istanze di singole persone. Le domande, a quanto pare, avrebbero dovuto essere istruite dalla Asl o dalla Regione. Perciò, dalla Prefettura, è stato consigliato ai richiedenti di presentare la documentazione quanto meno a firma di un’associazione animalista accreditata. Cosa praticamente impossibile, perché metterebbe il potenziale controllato nelle condizioni di abilitare i controllori ad effettuare i controlli sul proprio operato.

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