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In Puglia e Basilicata

«Ho ballato per 17 ore  nell’inferno di Diso»

«Ho ballato per 17 ore  nell’inferno di Diso»
Il racconto di un ragazzo che era al rave party di Diso dove a ferragosto è morta la giovane potentina Laura Lamberti. «Era un grande mercato della droga». «La ketamina veniva distillata sul posto, e venduta a 20 euro per dose. Decine di ragazzi svenivano ma nessuno interveniva. I carabinieri? Poverini, impotenti». «Dopo la prima sniffata ho avuto paura. Ora so che lo rifarò»
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19 Agosto 2009

L’altra faccia dei lussuosi coca-party organizzati nelle ville tra Bari e la Sardegna, è un campo incolto puntellato di olivi nella assolata campagna di Diso. 
«Un inferno di musica e di droga» lo descrive M.R. barista di 23 anni, barese. C’era anche lui tra il 14 e il 15 agosto, a sniffare e sballarsi, mentre nel folle caos di quel rave- party nel Salento moriva la Laura Lamberti, 23 anni di Potenza, sua coetanea. La droga è droga ovunque, ma la cocaina offerta sui piatti d’argento e sniffata con le banconote da 500 euro tra musica d’atmosfera ed escort scosciate, nel rave diventa un’altra cosa. 

«La tiri dopo averla strisciata su pezzi di vetro - ci racconta M.R. - e poi quasi mai da sola: più spesso la mischi alla ketamina. La chiamano «Calvin Klain», una miscela assurda ma che va fortissimo». 
Lui al tragico rave-party di Diso ci è rimasto «solo» 17 ore, il tempo di visitare l’inferno e poi andarsene. 

«Saranno state le 23,30 del 14 agosto quando sono arrivato - ci racconta - erano stati due miei amici a sapere del rave attraverso internet. La campagna era completamente buia ma già piena di giovani, ce ne saranno stati almeno 500 con tende, camper, camion. Le targhe delle auto erano coperte col nastro adesivo per paura che agenti in borghese le fotografassero. In cinque o sei stavano montando il «sound», cioè le casse acustiche, una colonna alta almeno cinque metri e forse larga 20. Armeggiavano intorno usando le torce». 

Che tipo di gente c’era? «Giovani, in gran parte giovani: jeans, t-shirt, tatuaggi, piercing, capelli strani. E poi droga. Ovunque. In tantissimi avevano in mano gli specchietti sui quali strisciavano la droga e sniffavano. Nulla di segreto, accadeva lì, in mezzo a tutti, anche perchè erano tutti a farlo». 

Il rave-party era stato organizzato in modo clandestino e le forze dell’ordine sono state colte di sorpresa... «No, non è vero. Mentre si stavano montando le casse, sono arrivate due pattuglie di carabinieri: quattro militari in tutto che si sono avvicinati al dj, il dick jockey insomma. Era lui a dirigere i lavori di installazione. I carabinieri gli hanno intimato di smontare tutto e andare via: avrebbe avuto tre ore di tempo per farlo. Lui, con le cuffie addosso, prima ha fatto un cenno di «sì, sì» con la testa, poi ha premuto un bottone e sparato la musica. Come una cannonata. I giovani si sono lanciati ai piedi del palco e hanno iniziato a ballare, a urlare, ad applaudire. Quei quattro militari sono rimasti a bocca aperta, fermi, impotenti. E cosa potevano fare d’altronde, poverini, mentre intorno accadeva il finimondo?» 

Già, cosa potevano fare? «Niente, assolutamente niente. Dal momento in cui il dj ha lanciato la musica, potentissima, nessuno poteva fermare più niente. Il rave ormai era partito, e tutti noi che stavamo lì intorno ne eravamo parte. Dopo meno di mezzora hanno acceso un altro «sound» all’altro angolo del campo: stessa potenza ma musica diversa. Il mio viaggio nell’inferno era cominciato». 

Tu quella sera ti sei drogato? «Sì, ho voluto provare. C’era di tutto quella notte a Diso: spinelli ovviamente, ma c’era soprattutto oppio, cocaina, ecstasy, e poi la ketamina. E’ quella la droga dei raver. A Diso la distillavano sul posto...». 

Vuoi dire che distillavano la droga davanti a tutti? «Certo. C’era un furgoncino con cinque giovani: tre ragazze e due ragazzi. Avevano acceso un fornello con sopra un tegame: ci sarà stato un litro di ketamina liquida a bollire. La ketamina è un anesteico per cavalli che sembra acqua. Poi viene cotta e in questo modo se ne ricava una polvere bianca, simile alla cocaina. Mentre nel tegame la droga cuoceva, una delle ragazze si è lanciata nella folla che ballava, urlando a squarciagola: "Tra venti minuti è pronta la key... Venti euro la bag, venti euro la bag..."» 

Cosa significava? «Semplice, reclamizzava il suo prodotto. Ci faceva sapere che la "Key", cioè la Ketamina, era quasi cotta e che la dose costava 20 euro. La dose la chiamano "bag", che in inglese significa "borsa": e infatti la polvere di ketamina veniva distribuita in un cartoncino colorato ripiegato a forma di piccola borsa. Insomma, a Diso quella notte ho visto il più grande mercato di droga a cielo aperto nel quale mi sia mai capitato di stare». 

Poi ti sei drogato pure tu... «Sì, e ho scelto la ketamina: ho preso una bag da 20 euro e ho sniffato. Per me era la prima volta. In passato oltre agli spinelli avevo provato la cocaina, che ti fa sentire ipersveglio, extralucido. Con la ketamina invece dopo una decina di minuti ho cominciato a sentire qualcosa di strano: ad ogni passo che facevo sembrava che facessi un salto di 5 o 6 metri, ma in realtà non saltavo. Mi sentivo di gomma, molleggiato. Ho avuto paura... mi sono stretto all’amico che mi aveva convinto a provare e lui mi ha preso per un braccio trascinandomi nella folla che ballava. Balla, balla - mi ripeteva - se non balli e non sfoghi stai male. E io ballavo, con quella musica assordante, che se non fosse assordante non la sentiresti neppure perché mi hanno spiegato che la ketamina abbassa il senso dell’udito. Io ero ad una cinquantina di metri dalle casse del dj, ma ho visto giovani che ballavano così vicini da infilarci la testa dentro, roba da restar sordi per tutta la vita. O forse sordi con la ketamina lo erano già diventati. Ho ballato per mezzora, galleggiando. E quando l’effetto della prima sniffata è svanito, ho sniffato di nuovo. E ballato ancora. Sono andato avanti così, per due o tre ore o forse di più, non saprei. Io non ho dormito neppure un minuto fino al pomeriggio di Ferragosto, quando verso le 16:30 mi sono rimesso in macchina e sono ripartito per Bari. Felice di esserne uscito vivo, dopo diciassette ore all’inferno». 

Invece quella ragazza potentina è morta... « L’ho saputo il giorno dopo, leggendo internet e sono rimasto stupito. Perché in realtà quando uno sta lì in mezzo, non si rende conto di quello che fa: si droga e balla, e pensa solo a quanto sia divertente. Nessuno mette in conto il rischio della morte. Io credo che quella ragazza sia morta senza che nessuno abbia tentato neppure di soccorrerla».

E cosa te lo fa pensare? «Di ragazzi collassati quella sera ce ne sono stati a decine. Solo davanti ai miei occhi in quelle 17 ore ne ho visti cinque: crollavano mentre ballavano, restavano a terra con gli occhi sbarrati fissando il nulla, come fossero morti, eppure nessuno interveniva. Semplicemente continuavamo a ballare intorno. E dopo dieci o quindici minuti quelli lentamente rinvenivano, si rimettevano in piedi e barcollando ricominciavano a ballare. Ecco, forse Luisa semplicemente non si è più rialzata». 

Ritornerai ad un rave-party? «Ci sono andato con molti pregiudizi. Volevo conoscere l’ambiente che sta rapendo mio fratello che ha 27 anni e si droga, e almeno su questo temo di aver capito che quella che ha imboccato lui è una via senza ritorno. Però credevo di incontrare cattiva gente, e invece c’era uno straordinario senso del gruppo, vorrei dire un grande rispetto reciproco. Poi sai, è difficile adesso dire ai miei amici che a un rave non ci voglio tornare, quelli ti prendono in giro, mi direbbero che mi comporto come una femminuccia. Sì, credo che alla fine ci tornerò». (c.boll.)
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