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In Puglia e Basilicata

«Pizzo sull'acqua» Barletta, arrestati funzionari regionali

«Pizzo sull'acqua» Barletta, arrestati funzionari regionali
Le indagini, dirette dalla procura di Trani, hanno consentito di accertare che alcuni degli indagati abusando delle proprie funzioni di incaricati di pubblico servizio, insinuavano nei confronti di agricoltori il timore di disservizi e sospensione nell’erogazione dell’acqua necessaria per l’irrigazione dei campi: perchè ciò non accadesse, pretendevano e percepivano somme di denaro
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18 Agosto 2009

TRANI - Erogavano l'acqua in nero agli agricoltori nel nord barese, imponevano una sorta di tangente per il servizio, paventando loro il rischio di un blocco dell’attività dei pozzi: è quanto avrebbero fatto due funzionari della Regione Puglia che sono stati arrestati dalla polizia del commissariato di Barletta.

I due, Sebastiano Zinfollino, di 49 anni, e Giuseppe Sgaramella, di 55, entrambi di Andria, sono accusati a vario titolo di concussione e peculato per fatti criminosi accertati per gli ultimi tre anni. La loro attività è stata scoperta dopo indagini, dirette dal pm Antonio Savasta della procura di Trani, durate un anno e partite sulla base di segnalazioni da parte di alcuni agricoltori proprietari di terreni nel nord barese. 

Oltre ai due arrestati sono indagate in stato di libertà altre otto persone, tra le quali un altro dipendente della Regione, Paolo Tursilli, che è stato interdetto dal pubblico servizio. Per il pm Savasta, il gruppo aveva messo in piedi un sistema di “arbitraria prevaricazione degli utenti”. 

Gli investigatori hanno esaminato carte e circostanze; tra le altre cose, l’enorme differenza tra l’acqua erogata e gli introiti della Regione, non congrui perchè inferiori. Questo elemento è stato acquisito con perizie di consulenti che hanno incrociato i dati tra l'energia elettrica e i metri cubi di acqua erogati e le bollette degli utenti. I coltivatori, temendo una dura siccità nei loro terreni, pagavano in nero l’acqua in più, dando denaro direttamente a Zinfollino, responsabile dei pozzi del nord barese e a Sgaramella, responsabile della conduzione degli impianti. 

Una quindicina sono i casi accertati dagli investigatori, di agricoltori che erano vessati e pressati da Sgaramella e Zinfollino. L’attività era svolta in periodi estivi di siccità. Spesso i coltivatori chiedevano aiuto alla Regione, ma poi non avendo risposte soddisfacenti cedevano alle richieste di denaro dei due funzionari “pagando – ha detto Savasta – vere e proprie tangenti”. 

Le bollette sono risultate inferiori di un terzo rispetto al dovuto. Il resto era intascato in nero dai funzionari: 74.000 euro l’anno per i tre anni accertati, un volume di affari di circa 220.000 euro ma che si ritiene possa essere stato anche ben più elevato. I due, inoltre, per le erogazioni usufruivano di lavoratori stagionali che godevano anche di trattamenti, quali ferie non godute, che non gli sarebbero spettati. 

Zinfollino era già coinvolto in una vicenda di frode alla comunità europea nel settore della normativa che regolamenta gli impianti dei vigneti, per la quale è stato rinviato a giudizio. Anni fa era stato sospeso per questo motivo, poi trasferito agli uffici di Bari e poi reintegrato ad Andria. Sgaramella, invece, per dedicarsi alla frode a tempo pieno per un lungo periodo non si è presentato al lavoro. Diceva, senza certificarlo, di essere ammalato, ma poi firmava i fogli di presenza
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