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In Puglia e Basilicata

Bari: «Io, disabile in cella  convivo con i vermi»

Bari: «Io, disabile in cella  convivo con i vermi»
Antonio, 57 anni, detenuto nel carcere di Bari, è in una condizione di disabilità grave che non gli consente di avere l’assistenza che gli spetta. Ha così voluto affidare alla Gazzetta un messaggio che non assomiglia alla classica lamentela. Il suo obiettivo era e resta quello di far conoscere una realtà che sfugge agli occhi di tutti e di tentare di fare qualcosa per migliorare non tanto la sua situazione ma quella di centinaia di detenuti che fino a prova contraria sono esseri umani
• Il Sappe: «La II sezione va chiusa per carenze igieniche»

18 Agosto 2009

Hanno visitato le carceri italiane, i parlamentari, nel giorno di Ferragosto. Un rito che si ripete ogni anno ma che non risolve il problema della vivibilità nel carcere. A denunciare i problemi che derivano dal sovraffollamento, dalla carenza di igiene sono soprattutto i sindacati degli agenti di polizia penitenziaria. Gli agenti, del resto, devono fare i conti anche con i problemi di organico, con l’aumento delle competenze. A ciò si aggiungano le storie che quotidianamente - filtrano dal blindato mondo carcerario. 

Antonio, 57 anni, detenuto nel carcere di Bari, è in una condizione di disabilità grave che non gli consente di avere l’assistenza che gli spetta. Ha così voluto affidare alla Gazzetta un messaggio che non assomiglia alla classica lamentela. Il suo obiettivo era e resta quello di far conoscere una realtà che sfugge agli occhi di tutti e di tentare di fare qualcosa per migliorare non tanto la sua situazione (che da quanto scrive si intuisce essere ormai irreversibile) ma quella di centinaia di detenuti che fino a prova contraria sono esseri umani. 

Ci saranno senz’altro condizioni migliori, e peggiori di quella di Antonio (ha chiesto di tenere riservato il suo cognome), ma questa lettera, che pubblichiamo per ampi stralci, è indicativa, voler offrire una narrazione di prima mano da parte di chi vive una condizione molto particolare. 

Ecco cosa ha scritto: «Sono detenuto dal 28 maggio e devo scontare 18 mesi. Essendo disabile al 100% con certificazione delle patologie già comunicate al magistrato, all’istituto e alla direzione sanitaria. Patologie gravi come: ipertensione, bronchite cronica, insufficienza respiratoria grave, scoliosi, cifosi con discopatie multiple. In pratica sono del tutto immobile. Nonostante abbia presentato al magistrato istanza per affidamento presso il mio domicilio per curare le patologie, non riesco ad avere nessun tipo di cura adeguata alle mie condizioni, peggiorate dal regime carcerario. Questo anche se il mio difensore ha già presentato tutta la certificazione da oltre 70 giorni, nessuno sa niente: mi hanno buttato in una cella comune con altri. Siamo otto detenuti senza alcuna assistenza e senza una persona che possa aiutarmi nelle cose più semplici come vestirmi, lavarmi. Devono aiutarmi gli altri detenuti. Sono su un letto di ferro, non riesco a dormire per i forti dolori e avrei bisogno di attrezzature idonee ma nessuno è responsabile, non c’è il dirigente sanitario, non si riesce a parlare con un responsabile, uno scarica sull’altro e io, intanto, sto perdendo la vita. 
Sto nella seconda sezione e non si può vivere qui: siamo in 8-9 detenuti in una cella di 15 metriquadri, le celle sono sfornite di accessori per lavarsi e non abbiamo biancheria pulita. La puzza è insopportabile e col caldo che fa si può immaginare come si sta. Non ci sono controlli igienico- sanitari e nelle celle si trovano tanti insetti. Siamo abbandonati da tutti grazie alla politica che non si occupa mai di noi. Nelle celle comuni i detenuti sani vengono messi insieme a detenuti tossicodipendenti infetti e malati con patologie gravi. Persone non autonome che quindi hanno bisogno di assistenza continua, come l’agente assegnato che non esiste per nessuno. Quindi l’assistenza devono farla volontariamente i detenuti della cella, senza alcuna autorizzazione: se dovesse succedere qualcosa di sconveniente, devono sentirsi responsabili nei confronti delle guardie. Fate sapere cosa succede qua dentro, fate sapere che si sta peggio dei cani che almeno sono tutelati dalla legge qui invece i diritti umani e il diritto alla salute viene calpestato ogni giorno». 
«Vorrei parlare - aggiunge il detenuto - anche delle guardie carcerarie che sono stanche e molto nervose a causa dello stress accumulato visto che devono fare turni duri e spesso sono anche in pochi». [red. cro.]
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