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Lecce, niente telepass ambulanza viene bloccata

Lecce, niente telepass ambulanza viene bloccata
di GIOVANNI DELLE DONNE
Una giovane giunge al «Vito Fazzi», la diagnosi è preoccupante bisogna trasferirla a San Giovanni Rotondo. Un automezzo del 118 parte a tutta velocità ma all’uscita dell’autostrada l’inconveniente: mezz’ora di sosta al casello per pagare il pedaggio. E la paziente rischia grosso
• IL COMMENTO «Serve una nuova mentalità per puntare all'eccellenza sanitaria» di Paolo Vinci

17 Agosto 2009

di GIOVANNI DELLE DONNE 

Ha rischiato di morire perchè l’ambulanza non era dotata di telepass ed è rimasta bloccata quasi mezz’ora al casello autostradale per pagare il pedaggio. Un intoppo imprevisto per l’autista - ma che, forse, poteva essere previsto da qualcun altro - che per poco vanificava la folle corsa da Lecce a San Giovanni Rotondo alla ricerca della salvezza, quella che poteva garantirgli l’ospedale voluto da san Pio. Non bastava la sfortuna di non poter essere curata nella propria città; non bastavano i disagi di dover affrontare un improvviso e drammatico viaggio della speranza; non bastava il fastidio di dover allestire un trasporto urgente, veloce, pericoloso e costoso; a mettere a repentaglio la vita di una giovane paziente è stato un «particolare inaspettato», uno di quei dettagli spesso giudicati secondari ma che diventano decisivi nella qualità del servizio. Soprattutto quando si tratta di sanità. 

La storia va raccontata. Al Fazzi arriva una giovanissima pazienza con problemi molto seri anche se non ben identificati. La diagnosi, però, viene subito fatta e non è per nulla incoraggiante. Si tratta di una malattia di tipo oncoematologico che in questo momento al Fazzi non può essere curata: Oncoematologia pediatrica ancora non funziona (i ricoveri dovrebbero riprendere a settembre) ed altri servizi sono carenti. Ma queste sono altre questioni. Il fatto è che, ben a conoscenza della situazione, i sanitari decidono che bisogna trasferire la paziente in un ospedale attrezzato e bisogna farlo subito. E così avviene. In brevissimo tempo (quasi un miracolo per il Fazzi) un’ambulanza attrezzata di tutto punto, con medici e infermiere a bordo, è pronta a partire con destinazione San Giovanni Rotondo nel cui ospedale è già tutto predisposto per accogliere la paziente leccese. Ma bisogna far presto, ogni minuto può essere decisivo. E così l’autista preme sull’accelleratore mentre i sanitari prestano le necessarie cure all’ammalata . 

Il tempo vola ma neanche l’ambulanza scherza. Meno di due ore ed il viaggio della speranza giunge al casello autostradale di Foggia. L’uscita con il telepass è, come sempre, libera, ma l’ambulanza non dispone di questo servizio ed è costretta ad accodarsi alla fila di macchine ferme al casello per pagare con moneta contante. Una fila lunga e lenta che non è possibile superare neanche a sirene spiegate. Passa quasi mezz’ora prima di riprendere la corsa. Che fortunatamente si conclude bene, ma non sempre si può contare sulla buona sorte. Sono le piccole cose, i dettagli, che alzano il livello della sanità. Gli interventi chirurgici eccezionali o le diagnosi brillanti non servono a nulla se poi il resto è lasciato al caso.
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