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In Puglia e Basilicata

Detenuti, venti di protesta  Carcere di Turi: celle  stracolme, pochi agenti

Detenuti, venti di protesta  Carcere di Turi: celle  stracolme, pochi agenti
Di bisogni, di difficoltà ce ne sono tanti: i numeri sono impressionanti, più di 20mila detenuti oltre la capienza del sistema carcerario italiano, nonostante l’indulto. L’amministrazione carceraria elimina l’assistenza sanitaria interna e i detenuti vanno in carico alle asl di competenza: per ogni visita, per ogni controllo, per ogni esame diagnostico devono andare in ospedale, con relativo iter per la traduzione ad opera della polizia penitenziaria. I problemi sono di struttura, di personale, di fondi

17 Agosto 2009

TURI - La voce passa di cella in cella, una sorta di telefono senza fili che permette ai detenuti di fare corpo unico quando c’è da mostrare il disagio. La parola d’ordine è saltare un pasto; per rendere evidente questo «sciopero» il tam tam diventa assordante quando, per un’ora quasi, i detenuti sbattono i vassoi metallici contro le sbarre della cella. Una protesta che diventa snervante, che trasforma i tetri corridoi con pesanti cancelli, silenziosi e spettrali, in una cassa di risonanza che arriva ai timpani ed al cuore. Protestano perché il carcere è sovraffollato, protestano perché non ci sono condizioni minime di sopravvivenza civile, né attività rieducat ive. 

La protesta è nel carcere di Bari Carrassi parte da lì, proprio qualche giorno prima che sulle case di reclusione si accendano i riflettori dell’iniziativa dei Radicali Italiani: «Ferragosto in carcere». «L’auspicio è rendere consapevoli coloro che hanno il potere legislativo, attraverso la conoscenza diretta della comunità penitenziaria, per essere così consapevolidelle difficoltà e dei bisogni», spiega Antonella Casu, segretaria dei Radicali Italiani. Di bisogni, di difficoltà ce ne sono tanti: i numeri sono impressionanti, più di 20mila detenuti oltre la capienza del sistema carcerario italiano, nonostante l’indulto. 

In Puglia è come nel resto d’Italia: a Turi, tanto per fare un esempio, la struttura avrebbe una capienza di 112, con una tolleranza che arriva a 150. Altra questione, ugualmente spinosa, ugualmente tesa è legata al personale: la dotazione organica degli agenti di polizia penitenziaria risale al decreto ministeriale del 2001. Dei 128 agenti in servizio a Turi, le unità effettivamente dedicate alla turnazione ordinaria che attualmente svolgono un turno di 8 ore, al posto delle sei previste per le 24ore, sono poco più della metà. 

E a Turi sono stati in visita, per Ferragosto, Pierfelice Zazzera, coordinatore regionale dell’Italia dei valori, accompagnato dal consigliere regionale Giacomo Olivieri. Più di 50 unità lavorative, nel carcere di Turi, sono fuori dai turni tra distaccati presso altre sedi (una decina), agenti in aspettativa (un’altra decina), agenti che per cause di servizio usufruiscono dei benefici della legge 104 e agenti distaccati al nucleo traduzioni, quelli che effettuano gli spostamenti dei detenuti. Proprio le traduzioni costituiscono il problema più grande. 

L’amministrazione carceraria elimina l’assistenza sanitaria interna e i detenuti vanno in carico alle asl di competenza: per ogni visita, per ogni controllo, per ogni esame diagnostico devono andare in ospedale, con relativo iter per la traduzione ad opera della polizia penitenziaria. I problemi sono di struttura, di personale, di fondi. Riguardano quasi tutte le carceri pugliesi, ci sono le eccezioni come quella di Spinazzola: capienza 68, detenuti reali 42. Una eccezione che si tenta di chiudere definitivamente. A Ferragosto si accendono i riflettori, per qualche ora, ma a fine i visita, quando i pesanti cancelli delle carceri si richiudono, l’universo carcerario diventa un lontano ricordo, fatto di mille storie. «Sono finito qui dentro – racconta un detenuto –perché ho sbagliato le scelte, le amicizie. Quando uscirò, non avrò il coraggio di tornare dalla mia famiglia. Spero solo di non aver rovinato irrimediabilmente la loro vita». 

I riflettori si spengono, sperando che non si dimentichi del tutto la dignità di chi è detenuto e di chi lavora negli istituti. [d. men.]
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