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Ostaggi dei pirati Tornati a casa «Viva Molfetta»

Ostaggi dei pirati Tornati a casa «Viva Molfetta»
«Viva Molfetta, viva l'Italia». Sono state le prime parole pronunciate da Filomeno Troilo, il cuoco del Buccaneer, all’arrivo stasera nel municipio della natia Molfetta. Con lui c'era l’altro marittimo molfettese a bordo del rimorchiatore sequestrato per quattro mesi, il direttore di macchine Ignazio Angione. I loro racconti di questi mesi di prigionia. La felicità di un paese che si è stretto attorno ai loro «eroi»
• Finito l'incubo del sequestro in Somalia

14 Agosto 2009

MOLFETTA (BARI) - «Viva Molfetta, viva l'Italia». Sono state le prime parole pronunciate da Filomeno Troilo, il cuoco del Buccaneer, all’arrivo stasera nel municipio della natia Molfetta. Con lui c'era l’altro marittimo molfettese a bordo del rimorchiatore sequestrato per quattro mesi, il direttore di macchine Ignazio Angione. 

I due sono stati ricevuti dalla giunta al completo e dal vicesindaco, Pietro Uva. Troilo ha raccontato del poco cibo a disposizione e della sofferenza per la prigionia. «I pirati – ha detto – mi portavano una capra da cucinare per loro; per me e per le altre 16 persone dell’equipaggio c'era solo una coscia di quell'animale». Ha riferito anche che con Angione rimaneva quasi tutto il tempo in sala macchine. «Se non gli portavo io da bere e da mangiare – ha spiegato – lo lasciavano morire di fame». Angione infatti ha perso 13 chili e gli abiti che indossava questa sera, un pantalone e una maglia, gli stavano visibilmente larghi. 

Angione ha ricordato che in sala macchine c'erano 60 gradi centigradi e di quando, un mese e mezzo fa, è finita l’acqua ed è stato picchiato dai pirati che pensavano nascondesse un dissalatore. «Questi due uomini sono degli eroi – ha detto Uva – ma lo sono state anche le loro mogli». 

felicità a Molfetta per i marittimi rientratiTROILO: OGNI GIORNO TRA LA VITA E LA MORTE
«E' stata una brutta avventura, finalmente è finita». A parlare al telefono è Filomeno Troilo, uno dei due marittimi molfettesi del Buccaneer liberati, che la notte scorsa ha raggiunto il suo paese. «Abbiamo lottato tra la vita e la morte, ogni giorno – ha aggiunto – per noi poteva essere l’ultimo, non sapevamo cosa ci sarebbe potuto accadere. Ora sono stanco, molto stanco». 

Troilo, il cuoco dell’equipaggio della Buccaneer, è ospite di un famigliare. Nella sua casa è rimasto per poche ore, appena arrivato da Roma. In quel vicolo, via San Gioacchino, ha trovato striscioni e palloncini, come per una festa. Stasera, insieme al direttore di macchina Ignazio Angione, parteciperà ad un cerimonia in Municipio. Domani partirà con la moglie per una vacanza «con la speranza – dice – che non ci telefoni nessuno per un po' di tempo». 

ANGIONE: MI HANNO PICCHIATO
«Sono felice e basta». Così ha risposto subito, rintracciato al telefono, Ignazio Angione, uno dei due marittimi di Molfetta imbarcati sul Buccaneer rimasti ostaggio dei pirati somali per oltre quattro mesi. «Il momento più brutto – ha raccontato – è stato un mese e mezzo fa, quando è finita l’acqua. Quel giorno i pirati mi hanno picchiato, pensavano avessi un dissalatore nascosto. In quel momento avrei voluto essere capace di far cadere l’acqua dal cielo. Loro non mi credevano». 

A Roma, ad accoglierlo, c'erano la moglie, la figlia, il genero e alcuni nipoti, oltre ad una sorella che vive nella capitale. «Non vedo l’ora di riabbracciare tutti – ha detto ancora – mi sono mancati». Tra le cose di cui ha sentito la mancanza c'è anche il caffè. «Questa mattina ho fatto colazione bevendone una tazza, solo quella. Sulla nave – ha concluso – mangiavamo solo un piatto di pasta scondita».
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