Mercoledì 17 Agosto 2022 | 13:34

In Puglia e Basilicata

La «Questione meridionale» arriva anche sull'Economist

La «Questione meridionale» arriva anche sull'Economist
di MARISA INGROSSO
La blasonata testata inglese riconosce che il Sud ha fatto un bel po’ di strada in questi anni, ma poi non lesina una spietata critica: oggi al Sud «vive un terzo della popolazione italiana, di cui la metà è senza lavoro e una gran parte è invischiata nella criminalità organizzata». L’Economist raccoglie inoltre il parere di Alessandro Laterza, presidente di Confindustria Bari, secondo cui «non s’è soltanto deteriorata l’immagine del Mezzogiorno, a livello nazionale e internazionale. C’è stata anche una perdita di fiducia in se stessi» 

16 Agosto 2009

di MARISA INGROSSO

BARI - La «questione meridionale» è tornata all’attenzione del mondo che conta. Ci ha pensato il settimanale londinese «The Economist» che, nell’edizione in distribuzione da venerdì nelle migliori edicole del pianeta, dedica all’argomento una lunga analisi dal titolo «Il caotico Mezzogiorno». 
La blasonata testata riconosce che il Sud ha fatto un bel po’ di strada in questi anni. Per esempio, scrive, «tra le più sofisticate mete turistiche ci sono posti come Matera, in Basilicata» e poi c’è la Puglia che, «per anni, è cresciuta a buon passo». Però, complice la disaffenzione della politica nazionale ed europea («Il tema in questi anni è scivolato fuori dall’agenda di Bruxelles e Roma»), oggi al Sud «vive un terzo della popolazione italiana, di cui la metà è senza lavoro e una gran parte è invischiata nella criminalità organizzata». 

L’Economist spiega che i problemi di queste regioni sono tornati alla ribalta della politica soltanto perché - stanchi di vedersi sfilare da sotto il naso i fondi statali destinati allo sviluppo del Mezzogiorno - alcuni alleati di Silvio Berlusconi «hanno minacciato di fondare un nuovo partito del Sud, sulla falsariga della aggressiva Lega Nord di Umberto Bossi». Una rogna di cui il premier - già sotto la pressione di uno «scandalo sessuale» - avrebbe fatto volentieri a me no. 

Poi il settimanale si concentra sui problemi più attuali del Sud (per altro, «aggravati dalla crisi economica»). In primo luogo - rileva - sul ritardo economico degli ultimi sette anni sta pesando quella che il vicedirettore della Svimez, Luca Bianchi, definisce la «perdita di popolazione». Un’emorragia causata dalla «bassa natalità» e dalla «forte emigrazione» meridionale. Se ne vanno soprattutto ragazzi laureati però «la qualità della formazione al Sud è molto più scarsa che al Nord». Per non parlare di alcune infrastrutture (come la A3 Salerno-Reggio Calabria) che vengono definite dai britannici «senza speranza». 

L’Economist, quindi, raccoglie il parere di Alessandro Laterza, presidente di Confindustria Bari, secondo cui «non s’è soltanto deteriorata l’immagine del Mezzogiorno, a livello nazionale e internazionale. C’è stata anche una perdita di fiducia in se stessi». Cosa fare? Sul futuro - ricorda la pubblicazione - pesa l’incognita del federalismo. Potrebbe rivelarsi una grossa chance, oppure no. L’editore barese, propende per la prima ipotesi ma fa anche notare che non è la prima volta che l’Italia tenta la via della decentralizzazione, giacché «una forma di federalismo fiscale è stata provata anni fa. Quando, nel 1947, cinque regioni, inclusa la Sicilia, ottennero ampi poteri».
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