Martedì 11 Agosto 2020 | 11:31

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Scherma, Elisa Di Francisca e le Olimpiadi: un filo che non si spezza

L'atleta si racconta alla Gazzetta. E se saltano di nuovo i Giochi c'è l'idea di un secondo figlio

Scherma, Elisa Di Francisca e le Olimpiadi: un filo che non si spezza

Due volte oro olimpico a Londra nel 2012, sia nella gara individuale che in quella a squadre. Un argento quattro anni dopo a Rio nel 2016. Ha vinto la Coppa del Mondo nel 2011 e nel 2015, è stata sette volte campionessa mondiale e 13 europea. Elisa Di Francisca è considerata una delle più forti atlete della scherma mondiale, specialità fioretto. A 38 anni non ancora compiuti non ci pensa proprio a scendere dalla pedana. Ci sono le Olimpiadi di Tokyo fra un anno, poi si vedrà. Lo racconta alla «Gazzetta».

Tre medaglie olimpiche nel palmares, oltre a una valanga di altri titoli. Come si diventa Elisa Di Francisca?
«Tutto quello che si raggiunge è frutto di un duro lavoro e di un grande sacrificio. Ma certe medaglie bisogna innanzitutto sognarle. E sognarle sempre. Non smettere mai di farlo. Questi risultati sono il frutto di tanti sacrifici e di molte sconfitte. Ma anche di un lavoro di squadra che va dalla pedana alla famiglia che in tutto questo mi ha sempre supportato».

Perché la scherma?
«Ho scelto la scherma dopo due anni di danza classica. Mi piaceva, ma non mi dava stimoli. La scherma invece è stata subito una sfida. E poi a Jesi era ed è molto conosciuta, c’è sempre stata una lunga tradizione grazie al maestro Ezio Triccoli che è stata la guida di tutti noi, da Giovanna Trillini fino alle più giovani»

Ma ce lo vuole svelare questo segreto della scuola di Jesi?
«Credo sia proprio in questa lunga tradizione creata dal maestro Triccoli che ha imparato la scherma nei campi di concentramento in Sud Africa e ci ha trasmesso tutto quello che sappiamo, ci ha trasmesso la passione innanzitutto. Lui è stato un grande. La scherma lo ha salvato e gli insegnamenti della scherma li ha poi riportati nella vita di tutti i giorni. Il nostro è uno sport particolare, è disciplina perché c’è l’uso di un’arma. Si inizia ovviamente come se fosse un gioco, con i lanci di palla, poi pian piano diventa altro».

Flavia Pennetta ha dichiarato alla «Gazzetta» che ammira chi è tornato a gareggiare dopo la maternità, ma lei non lo farà. Come si fa a preparare un’Olimpiade con un figlio di 3 anni?
«Non è facile perché non ci sei più solo tu, ma c’è un altro essere umano che dipende completamente da te. E poi c’è un forte senso di colpa che ti accompagna sempre. Ma non vale solo per noi atlete. Vale per tutte le mamme che lavorano e che inevitabilmente per questo motivo sono costrette a sottrarre tempo ai propri figli. Occorre una grande capacità organizzativa soprattutto per donare ai propri figli un tempo di qualità».

Quanto cambierebbe la sua vita se i Giochi venissero cancellati?
«Radicalmente. Farei subito un altro figlio per dare un fratellino o una sorellina ad Ettore. Ma mi dispiacerebbe perché vorrei chiudere la mia carriera con un’altra Olimpiade anche per mettere un punto a tutti i sacrifici fatti in questi anni e in questo periodo in preparazione dei giochi».

Ettore farà lo schermidore da grande?
«No, deciderà lui. In realtà non gli consiglio di fare scherma perché sarebbe sempre considerato “il figlio di” e forse questo sarebbe un peso grande da portare. Se poi avrà talento e si innamorerà della scherma valuteremo questa strada. Ma non avrà costrizioni, lui farà tutto quello che potrà farlo felice. Ci sarà senz’altro lo sport nella sua vita perché lo sport significa avere una vita di valori».

Come si immagina dopo il ritiro?
«Con il pancione e con una casa piena di figli. Adoro le famiglie numerose, amo mio figlio e amo mio marito e quindi spero di poter realizzare questo sogno. Mi immagino una situazione serena anche se non credo che la mia vita sarà solo da casalinga. Non riesco a stare senza far niente. Questi mesi di reclusione mi hanno fatto capire che la casa è faticosa e impegnativa, richiede tempo e dedizione».

#Togheterwebalance, un challenge nato in quarantena con l’associazione We world per dimostrare che le donne sono multitasking. Come fanno le donne a mantenere in equilibrio tutto?
«Perché si fanno carico di tante cose e lo fanno perché sono in grado di farlo. Le donne si sdoppiano, si triplicano e fanno tutto bene. Questo challenge è stato un modo per dare forza a tutti noi».

Sappiamo che lei è molto impegnata nella lotta contro la violenza sulle donne…
«Purtroppo in questi mesi ho sentito tante urla e tanti litigi provenire dagli appartamenti a noi vicini. C’è bisogno di dare aiuto alle donne che soffrono di più. Sono sempre stata così non sono una che si copre gli occhi e si gira dall’altra parte e poi credo che il fatto di essere un personaggio pubblico in qualche modo imponga anche un certo atteggiamento».

Ci parli della spedizione umanitaria in Kenya…
«Un viaggio meraviglioso. Non vedo l’ora di tornare perché è una terra piena di sapori,di odori, di silenzi. Ci porterò mio figlio perché credo che sia un’opportunità di crescita importante per i bambini vedere queste situazioni».

La vittoria più bella della carriera?
«La prima. La vittoria ai Campionati italiani. Facevo la seconda media e me la ricordo bene. Da lì è iniziato tutto».

Quella che ancora manca?
«Il secondo figlio (ride, ndr). No, scherzo. Non mi manca niente. Vorrei chiudere però all’Olimpiade, sarebbe stupendo chiudere in bellezza».

Come si sta allenando?
«Ho cercato di allenarmi a livello fisico soprattutto, in cortile. Da poco ho ricominciato ad andare all’Acquacetosa ma non sento obiettivo vicino, non c’è l’odore di gara insomma».

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