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In Puglia e Basilicata

Mesagne, niente più suore in ospedale ad assistere i pazienti

Mesagne, niente più suore in ospedale ad assistere i pazienti
La Superiora Generale della Congregazione delle Figlie di San Camillo ha preannunciato alla ASL di Brindisi l’impossibilità della permanenza della comunità religiosa. Non ci sono suore a sufficienza, pare. E probabilmente non c’è un interessamento al rinnovo della convenzione da parte della dirigenza della ASL. Sarebbe l’atto finale di un lungo stillicidio

14 Agosto 2009

MESAGNE - La Superiora Generale della Congregazione delle Figlie di San Camillo ha preannunciato alla ASL di Brindisi l’impossibilità della permanenza della comunità religiosa. Non ci sono suore a sufficienza, pare. E probabilmente non c’è un interessamento al rinnovo della convenzione da parte della dirigenza della ASL. Sarebbe l’atto finale di un lungo stillicidio. 

A trasformare in Ospedale il mendicicomio fatiscente di Mesagne, nel 1885, fu Santa Giuseppina Vannini, fondatrice dell’Ordine, chiamata a Mesagne dal Priore della Congregazione della Caritas. Il secondo ospedale messo in piedi dopo quello di Cremona. Certo, non sono più i tempi di una volta, con la Madre Superiora a impersonare simultaneamente i ruoli di Capo Sala, Provveditrice- Economa, Responsabile delle risorse umane, Infermiera, Sguattera, Consigliere Spirituale. 

Alle suore l’autorevolezza derivava non tanto dalla veste quanto dall’abnegazione totale. Una suora non “smonta” mai dal servizio, non ritorna mai in panni civili; può succedere anche che passi le serate facendo “Assistenza Domiciliare ”. Negli anni ’60, facendo tutto quello che facevano gli altri, senza sosta, la leggendaria Suor Irma poteva pretendere qualsiasi sacrificio dagli infermieri e da tutto il personale, infondendo energie ed entusiasmi che nessuna fascia retributiva può alimentare. 

Adesso il nosocomio di Mesagne si chiama Stabilimento. Si perde così anche quell’aggancio etimologico con un'istituzione che non può fare a meno della dimensione spirituale, caritatevole (Caritas in veritate è il titolo dell’ultima enciclica di Benedetto XVI). Eppure la presenza del personale religioso, sia pure ridimensionata nel numero e nei ruoli, è fortemente caratterizzante: ricorda costantemente che l’attenzione verso il malato non può essere solo professionale. Asettico deve essere l’ambiente ospedaliero, non il trattamento del paziente.
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