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In Puglia e Basilicata

Segreteria Pd, in Puglia l'«anomalia» si chiama Michele Emiliano

Segreteria Pd, in Puglia l'«anomalia» si chiama Michele Emiliano
di GIUSEPPE ARMENISE
In Puglia il Pd inaugura la quarta via. Michele Emiliano, sindaco di Bari e segretario regionale uscente, ha infatti deciso di ricandidarsi alla segreteria senza schierarsi con una delle tre mozioni nazionali che fanno capo a Franceschini, Bersani e Marino. La sua mozione si chiama «Semplicemente pugliesi». Ecco la piattaforma

14 Agosto 2009

BARI - È la quarta via. Michele Emiliano, segretario uscente del Pd pugliese, presenta la piattaforma, la proposta politica, sulla base alla quale contenderà la nuova nomina alla segreteria ai tre candidati «istituzionali», quelli che si rifanno alle tre mozioni dei candidati alla segreteria nazionale. Il documento affidato alla «Gazzetta » parte con una dichiarazione d’amore per la Puglia. «Immagino - si legge - il Pd come un luogo nuovo, dove tutti i pugliesi possano ritrovarsi per progettare il loro futuro. Dove anche gli scettici, quelli che non si riconoscono nella politica, quelli che non hanno mai aderito a un partito, possano sentirsi a casa. Il nuovo Pd è su internet e nelle sezioni, è in rete, ma si deve toccare ed ascoltare. Perché è un partito aperto e vero, che sa contaminarsi e cambiare, sa arricchirsi attraverso le esperienze di tutti coloro che vogliono rendere più giusto e bello il loro quartiere o il mondo intero». 

La mozione Emiliano, che il candidato ha voluto chiamare «Semplicemente pugliesi», non rifugge da riferimenti alle grandi esperienze politiche del passato. «Il Partito democratico - questo il pensiero - deve anche essere un appello ai “liberi e forti”, avrebbe detto don Luigi Sturzo, a quelli che non si rassegnano al declino italiano. A chi ha ancora la forza di indignarsi. A chi vuole reagire, ma con la compostezza, la sobrietà e il senso delle istituzioni di Berlinguer, di Pertini, di Falcone, di Borsellino, di Scalfaro, di Ciampi, di Napolitano. Il Pd deve essere il luogo dove si impara a liberarsi del carrierismo senza meriti. Dove si impara dagli insegnamenti di veri pugliesi come Di Vittorio, Di Vagno e Moro, che la politica è servizio non gioco di potere e che per questa idea vale la pena addirittura mettere in gioco la propria vita». 

Quindi la cornice nella quale il candidato segretario intende portare il partito, qualora fosse eletto. «Nel Pd che ho in mente - avverte Emiliano - la politica si fa con professionalità, ma senza “professionisti della politica”. Non è con la politica che ci si guadagna da vivere. Nessuno che svolga funzioni politiche nel Pd dovrà gravare sulle casse del partito». È così liquidata la questione dei doppi incarichi su cui molto si è incentrata la polemica interna, soprattutto con il leader nazionale Massimo D’Alema, nelle ultime settimane. 

C’è una stagione da difendere, un’esperienza nuova che ha elevato la Puglia a livello di laboratorio politico per la Sinistra. Un’esperienza che Emiliano rivendica e che intende mettere a frutto. «Da segretario del Pd pugliese - così prosegue il documento elettorale - ho lavorato quasi due anni per dar vita a questo partito. In due anni abbiamo saputo trasformare il consenso guadagnato sul campo dalle amministrazioni locali in consenso politico per il centrosinistra. E questo nonostante le polemiche e il gossip mediatico-giudiziario degli ultimi sei mesi. E nonostante gli errori commessi da nostri esponenti che hanno vissuto il loro ruolo istituzionale senza il necessario distacco e la sobrietà che ad esso si richiede. Se non siamo di fronte a una vera e propria questione morale (e per dire che quest'ultima non esiste occorre attendere con fiducia il lavoro dei magistrati), si tratta certamente di vicende nelle quali ho dovuto prendere, insieme al presidente Vendola, decisioni gravi delle quali assumo comunque pienamente la responsabilità. Accettare le immediate dimissioni di due importanti importanti assessori del nostro partito, anche in mancanza sia pure di un avviso di garanzia - ammette Emiliano - è stato difficile, ma necessario per tutelare un’esperienza di governo, quella di Nichi Vendola, che costituisce anche per i prossimi cinque anni l'unica speranza di cambiamento». 

Il prossimo Pd, tuttavia, dovrà evitare di replicare condizioni di tale imbarazzo. E così, nel documento, Emiliano detta u n’altra regola, stavolta di carattere etico. «Il rispetto sostanziale delle regole non basta e non deve più bastare. Negli atteggiamenti pubblici e in quelli privati, quando camminiamo per strada, quando ci riuniamo in una sezione, o quando andiamo (o scegliamo di non andare) a una festa, dobbiamo sempre ricordare che siamo rappresentanti del popolo italiano». Quindi, inevitabile, la questione delle questioni. La corsa alle elezioni regionale del 2010. la questione del congresso Pd è legata a doppio filo a questa scadenza. 

«Mi ricandido - dice Emiliano - perché nessuno dimentichi i risultati dell’amministrazione guidata da Nichi Vendola. Leggo sui giornali che anche le ultime resistenze sul suo nome, come candidato alle prossime elezioni regionali, sono cadute. Considero questo il più importante risultato conseguito dalla presentazione della mia candidatura a segretario regionale del Pd. Ma è chiaro che si tratta di un risultato facilmente ribaltabile se dovessi tornare indietro. Ed è per questo che non tornerò indietro. Non possiamo permettere a nessuno di tornare al passato. Perché il passato, qui in Puglia, si chiamava destra, ovunque. Si chiamava Fitto. E in quel passato si doveva chiamarlo, Fitto, per chiedere il permesso di essere eletti, per chiedergli, forse, persino il permesso di esistere». 

Emiliano, Vendola e - si intravede tra i due - Russo Frattasi - Foto: TuriCos’è il modello Puglia? «Il consenso, la buona ammin istrazione, l’amore per le comunità e per i territori. - spiega il candidato - Ecco cosa ha portato al successo il centrosinistra pugliese. Ed ecco quindi l’altra ragione per cui mi candido. Proprio quella ragione che per alcuni mi rende incompatibile, è per me la ragione più coerente e stimolante. Mi candido perché sono il sindaco di Bari. Di più, mi candido perché sono per la seconda volta il sindaco di Bari, eletto con venti punti di vantaggio su un avversario e sul suo padrino, ministro della svendita del sud. Oggi più che mai sappiamo che, se non parte da Bari, la vittoria del centrosinistra pugliese del 2010, non ha speranze. Perché bisogna spostare da una parte all’altra decine di migliaia di voti, e non possiamo riuscirci solo con l’Udc e Adriana Poli Bortone, pure assai utili alla causa». 

I suoi giovani, quelli che hanno animato le piazze e le strade della città, condotto sondaggi, sentito gli umori delle persone per strada, saranno centrali nel Pd del futuro. Così Emiliano annuncia. «Farò in modo che i ragazzi di Emilab, quello straordinario gruppo di 100 volontari che ha animato la mia campagna a Bari, possa trasformarsi idealmente in Democratic Lab. Perché tutti i ragazzi pugliesi vedano nel Pd un’occasione, l’unica, per restituire alla politica l’emozione e la dignità. Oggi - aggiunge il segretario uscente - abbiamo il dovere di far tornare in Puglia il Pd regionale. E, semmai, portare le istanze e le ragioni del Pd pugliese in quello nazionale, non viceversa». 

L’ultimo riferimento è ai tre contendenti. Anzi, è un vero e proprio appello all’unità. «La mia - dice Emiliano - è una mozione a vocazione unitaria. Che chiede per la Puglia il sostegno di tutte le mozioni nazionali. Se credete a questo progetto attivatevi. Aprite comitati per "Emiliano segretario" e per la lista "Semplicemente pugliesi". Non faremo barricate, non vogliamo guerre fratricide, noi. Nei nostri comitati sono benvenuti anche coloro che sostengono diverse mozioni nazionali. Bersani, Franceschini e Marino non sono capi fazione. Sono convinto che, anzi, ci aiuteranno a crescere, a scegliere da soli, in Puglia, i nostri segretari regionali, i nostri deputati, i nostri consiglieri regionali, i nostri sindaci e presidenti. Bersani, Franceschini e Marino sono persone perbene, che vogliono cambiare in meglio l’Italia, rafforzando il Pd. Possiamo ancora riuscire a condividere i nostri obiettivi e a unificare le quattro mozioni. Come recita un detto pacifista dei tempi della guerra fredda - è la conclusione dell’appello e del documento - “la logica dei blocchi blocca la logica”. Bene, non è questo il momento di bloccarci, non è questo il momento di dividerci. Possiamo e dobbiamo ancora lavorare insieme, per il congresso e per la Puglia. Come succede in un partito vero, di quelli che cambiano la Storia. Possiamo riuscirci. Insomma, “Yes we can”, tradotto meglio».
GIUSEPPE ARMENISE
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