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In Puglia e Basilicata

«Patrizia sono il tuo fratellastro ti cerco da 30 anni»

«Patrizia sono il tuo fratellastro ti cerco da 30 anni»
di CARLO STRAGAPEDE 
Franco Parmendola, 35 anni, bracciante agricolo precario, separato e con due figlie dice di essere il fratellastro di Patrizia D'Addario (l'escort che dice di essere stata pagata - dal barese Giampaolo Tarantini - per fare sesso col presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi). La Gazzetta lo ha intervistato. Prima domanda: non è che lei punta ad arricchirsi grazie alla grande notorietà di Patrizia?

14 Agosto 2009

BARI - Spunta il fratellastro di Patrizia D’Addario. Franco Parmendola, 35 anni, bracciante agricolo precario, in effetti rassomiglia alla bella escort barese per la forma del viso, del naso e della bocca. Gli occhi sono pure scuri, anche se un po’ più a mandorla di quelli della avvenente 42enne protagonista del sexy-scandalo che ha fatto tremare il governo Berlusconi. Lo incontriamo mentre si aggira vicino al portone al numero 143 di via Trevisani, al quartiere Libertà di Bari. Patrizia D’Addario abita, o per meglio dire abitava, al terzo piano, una sopraelevazione del palazzo antico. 

«È una vita che vorrei incontrare per la prima volta mia sorella, semplicemente per abbracciarla - racconta Franco alla «Gazzetta» - e finalmente ho scoperto leggendo i giornali l’indirizzo di casa sua. Ed eccomi qua». Peccato. I due fratellastri - tali sono se dobbiamo dare credito al signor Franco - non si sono incontrati per una manciata di ore. Proprio ieri mattina, alle 9,45 Patrizia D’Addario ha fatto un salto nel portone. Vi mancava dalla fine di maggio, dal giorno 31, fatidico giorno dell’incontro con il premier Silvio Berlusconi a Bari, corso Vittorio Emanuele. Per due mesi e mezzo non è passata affatto dal portone di via Trevisani, in barba all’esercito di fotoreporter provenienti da tutto il mondo che le hanno fatto la posta, inutilmente, per giorni e notti, anche dormendo in auto. Ieri, alle 9,45, la escort si è infilata nel portone, con gesti rapidi, ci rivela un testimone. Avvolta in un abito nero, con i grandi occhiali scuri che ormai costituiscono il suo look d’ordinanza, la D’Addario ha prelevato il contenuto della sua cassetta delle lettere e si è allontanata con passi veloci verso via Calefati, dove la aspettava un amico o un’amica in auto. Pochi l’hanno notata, nel quartiere semideserto e inondato dal sole di metà agosto. 

«Peccato - sospira Franco -. Se fossi venuto un poco prima l’avrei incontrata coronando così il sogno della mia vita: riabbracciarla. Comunque mi auguro che attraverso la “Gazzetta” lei si faccia viva», aggiunge. Franco Parmendola, così dice di chiamarsi per l’anagrafe, non ha con sé né documenti sul suo stato di famiglia né foto che dimostrino il legame di sangue. Perciò, almeno per ora e ovviamente in assenza di un test clinico, dobbiamo credergli sulla parola. E quindi registriamo il suo racconto. 

Patrizia DLa prima domanda è d’obbligo: non è che lei, bracciante agricolo, punta ad arricchirsi grazie alla grande notorietà di Patrizia? 
No, affatto. Mi interessa soltanto incontrare mia sorella, in effetti conoscerla, per un motivo esclusivamente affettivo. Abbracciarla e starle vicino, e basta. Per me, che sono figlio unico, questo sarebbe tantissimo. Arricchirmi economicamente? Non se ne parla proprio. Del resto, l’ho cercata per trent’anni, ma non sapevo dove trovarla. 
Ci racconti tutta la storia dall’inizio 
Vi racconto la verità, quella verità vera che mia madre, Letizia Dentico, nata nel 1955, mi ha sempre spiegato, fin da quando io avevo appena sei anni. Lei, mia mamma, era una ragazzina, aveva diciotto anni, quando conobbe Franco D’Addario, un uomo sulla trentina, brillante e intelligente. Mamma lavorava come collaboratrice domestica, credo presso alcune famiglie del quartiere Carrassi. Fra mamma e D’Addario sbocciò una forte simpatia e quindi una storia d’amore, dalla quale sono nato io, nel 1974. 
Perché la storia finì? 
Mia madre, dopo avere appreso di essere incinta, venne a sapere che quell’uomo era sposato e aveva già avuto tre figli dalla moglie: due maschietti e una femminuccia, Patrizia appunto. Quindi, sentendosi tradita, decise di troncare la relazione. Ma volle battezzarmi con il nome di lui: Franco. Anni dopo, incontrò un napoletano, con il quale si è poi sposata. Quest’uomo mi ha riconosciuto come suo figlio legittimo e mi ha quindi dato il suo cognome: Parmendola. 
Signor Franco, ha mai incontrato il suo papà naturale Franco D’Addario? Quattro o cinque volte in tutto. Ero un bambino ma il ricordo è ancora piuttosto nitido. È morto parecchi anni fa. Comunque non ho mai provato astio verso di lui. Mia madre mi disse tutta la verità quando avevo sei anni, più o meno. Mi parlò dei due fratelli e della sorella, figli legittimi di mio padre (un fratello di Patrizia D’Addario è deceduto) e fece maturare in me il desiderio di conoscerli, di non perderli mai più di vista. Anche quando vivevamo a Napoli. 
A Napoli? 
Io sono cresciuto a Napoli, dal 1978 al 1990, anno in cui insieme a mia madre e mio padre legittimo siamo ritornati a vivere a Bari. Adesso vivo a Noicattaro con loro, dopo una parentesi matrimoniale dalla quale ho avuto due bambine che hanno 11 anni e mezzo e 10 anni. Ora sono separato. Faccio il bracciante agricolo precario. Vado in campagna quando ce n’è la possibilità. Magari ci fosse sempre il lavoro. 
Non possiamo negare che sua sorella Patrizia è stata piuttosto chiacchierata, in questi ultimi 70 giorni. Racconta di essere entrata nel letto del premier con un registratore addosso. Come giudica il suo comportamento? 
Non spetta a me giudicare Patrizia. Rispetto la sua vita e le sue scelte. Non posso intervenire nella vita di una donna di 42 anni, e perciò responsabile delle sue decisioni. Il mio affetto, sincero, prescinde dalla vita che Patrizia conduce, sia sul versante pubblico sia su quello privato. Per me lei è una sorella che per le vicissitudini dell’esistenza non ho potuto mai incontrare né abbracciare. Un momento che mi è stato negato, chissà, forse dal destino, per trentacinque lunghi anni. Ma adesso spero che sia la volta buona. Confido che lo sia, anche grazie alla “Gazzetta del Mezzogiorno”. Vorrei che anche le mie due bambine conoscano la loro zia e la cuginetta (la D’Addario è madre di una bambina). 
Sua sorella sulle prime pagine dei giornali di mezzo mondo che effetto le fa?
Patrizia è indubbiamente una bella donna. 
Signor Franco, ci tolga un’ultima curiosità: lei per quale parte politica vota? 
Alle ultime elezioni, per Berlusconi. Ma questa è una scelta mia personale: Patrizia non c’entra.
di CARLO STRAGAPEDE
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