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«interesse storico»

«Gazzetta», l'archivio e il marchio diventano beni vincolati dalla Soprintendenza

L’avvio del procedimento è una notizia importantissima non solo per il quotidiano ma è fondamentale per tutto il Mezzogiorno

L’archivio e il marchio «Gazzetta» hanno il vincolo della Soprintendenza

L’archivio della Gazzetta del Mezzogiorno da ieri ha un vincolo di «interesse storico» posto dalla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Puglia. L’avvio del procedimento, secondo le norme che disciplinano il Codice dei beni culturali e del paesaggio, è una notizia importantissima non solo per il quotidiano ma è fondamentale per tutto il Mezzogiorno.

Che fascino quei fogli ingialliti, quella carta fragile che si ha quasi timore di scorrere, o quei titoli cubitali che rappresentano pagine di storia. Un giornale è un prodotto che non scade mai: provare a sfogliare le prime, primissime pagine del Corriere delle Puglie, anno 1887, è un’emozione viva. Anno 1929, ecco la nuova testata La Gazzetta del Mezzogiorno, pronta a raccontare il dopoguerra, il fascismo, poi la rinascita, le trasformazioni del Sud e del mondo. Da ieri tutto questo patrimonio archivistico ha un vincolo di «interesse storico» posto dalla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Puglia.

L’avvio del procedimento, secondo le norme che disciplinano il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, è una notizia importantissima non solo per il quotidiano che state leggendo e per il suo «capitale umano», ma è fondamentale per tutto il Mezzogiorno, perché - come è scritto nel provvedimento - riguarda «130 anni di storia della Puglia e della Basilicata, nonché la identificazione simbolica dei due territori regionali con la voce stessa del quotidiano». E riguarda, attenzione, anche il marchio Gazzetta, specificando che questo è «marchio di provenienza, in quanto testimonianza storica della cultura e della identità dei territori pugliese e lucano». E ancora: l’ «archivio è una fonte indispensabile per qualsiasi possibile studio sulla stampa e il giornalismo dalla seconda metà dell’Ottocento a oggi», scrive la Soprintendenza.

Pensate che è la seconda volta in Italia che un marchio d’impresa viene posto in questo modo, dopo il marchio ricevuto dal Salone del Libro di Torino. Un brand storico che impedisce di separare la testata dal suo archivio, sia cartaceo che digitale, ma anche dal materiale bibliografico presente nella redazione centrale e nelle redazioni distaccate, insieme a tutto quello che fa parte del web e del cloud. Lo spiega la soprintendente prof. Annalisa Rossi, appena insediata in Puglia e Basilicata dal suo incarico in Piemonte, ma immediatamente pronta a intervenire nel caso Gazzetta: «È un intervento per costruire - dichiara - per essere al fianco della comunità. Perdere questi 130 anni di testimonianza sarebbe una bestemmia e il provvedimento in atto rende inscindibile il valore simbolico della testata e di tutte le sue parti. Io credo che la voce narrante di un territorio non possa essere spenta, il marchio è storia e diventa brand». I tempi di conclusione dell’iter saranno anche rapidissimi, chiarisce la soprintendente - che è pugliese, nata a Turi - e procederemo velocemente. Nel provvedimento ufficiale si fa proprio riferimento al «carattere di estrema urgenza per via della procedura di fallimento in atto, richiesta, a quanto si apprende dalla stampa, dalla Procura della Repubblica di Bari e in considerazione che la data della prima udienza, finalizzata alla rinuncia al concordato in bianco, pare fissata per il 25 maggio 2020».

La cultura quotidiana come un pezzo di storia, la voce dei lettori e del loro territorio che viene tutelata da un vincolo: questo atto di protezione della storia della Gazzetta sembra l’esatto contrario di tutte le operazioni volte a cancellarla. E la preziosa raccolta di giornali, immagini, titoli e testimonianze sta attendendo la rinascita.

Le collezioni sono state per decenni e decenni nello storico Archivio del palazzo barese di via Scipione l’Africano, insieme ai grandi cassetti colmi di foto in bianco e nero e a colori pedissequamente selezionate dall’allora responsabile Nicola Mascellaro. Il palazzo oggi sembra lo scheletro di se stesso, vuoto dopo il trasferimento della redazione centrale in piazza Moro, anche se ogni notte la Gazzetta continua ad essere stampata lì dentro con il lavoro dei poligrafici addetti alla rotativa. Da un anno tutte queste edizioni storiche «dormono» nel deposito di «Organizzazione Aprile», nel Parco commerciale di Bitonto: riordinate e rilegate da tempo, inventariate per anni e mesi – sottolinea Terry Aprile – contengono tutti i numeri pubblicati ogni giorno, senza interruzione, dall’inizio della storia del giornale. Ecco i titoli dell’edizione albanese, Gazeta Squiptare, sin dal 1930; ecco quelli della Gazzetta del lunedì nata nello stesso anno; ecco le paginate della Gazzetta del Mezzogiorno sulla fine della seconda guerra, sul delitto Kennedy, sullo sbarco sulla Luna. Le cronache culturali erano davvero a pagina 3 (di qui il nome «Terza Pagina»), cosa che non accade più da decenni in nessun giornale e… questo la dice lunga sui tempi che viviamo.

Ma l’universo di notizie è una trama che, sfogliando le pagine ingiallite dal tempo, non ti lascia più: voci dei contadini affamati, voci dei partigiani, voci di un Sud che finalmente andava in prima pagina. Una storia che vorremmo – vogliamo con tutte le nostre forze - continuare a raccontare.

LOSACCO (PD): DAL MIBACT GESTO CONCRETO PER PROTEGGERLA - «Ringrazio personalmente la soprintendente Annalisa Rossi e l’intera struttura del Mibact per la solerzia con cui è stato avviato il procedimento per il vincolo storico sull'archivio e sulla testata della Gazzetta del Mezzogiorno.» Lo scrive in una nota il deputato barese Alberto Losacco (Pd) sottolineando che la tutela giunge in un momento difficile per la testata e i suoi giornalisti, da poco costituiti in cooperativa per il suo rilancio.

«Quest’iniziativa - aggiunge - assume un significato particolare nella attuale fase del giornale, un primo gesto concreto delle istituzioni per difendere la testata e preservarne valore e opportunità future. Come ricorda il Comitato di Redazione, il tempo delle parole è scaduto, ora servono i fatti». Il deputato conclude auspicando che il riconoscimento del Mibact contribuisca «a superare questo drammatico momento. La Gazzetta merita un futuro all’altezza della sua storia».

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