Mercoledì 17 Agosto 2022 | 06:00

In Puglia e Basilicata

Lecce, bimbo di 3 anni seviziato: «Mi dava le botte»

Lecce, bimbo di 3 anni seviziato: «Mi dava le botte»
di MIMMO MAZZA
I medici hanno rilevato segni di cinghiate sulle natiche e sui fianchi del bambino; ecchimosi sul volto e lividi sul collo che potrebbero essere compatibili con tentativi di strangolamento; ustioni di primo grado sul piede sinistro. Davanti alla dottoressa del pronto soccorso e allo zio - che l'ha trovato in quello stato (nell'abitazione di sua sorella, nel Nord Salento) e l'ha portato nell'ospedale «Giannuzzi» di Manduria (Taranto) - il bambino ha incolpato delle ferite il convivente di sua madre (un salentino). «Mi dà le botte», ha detto tremando e singhiozzando
• La procura indaga sul responsabile dei maltrattamenti, il tribunale dei minori dovrà agire riguardo all’affidamento del minore e all’eventuale revoca della patria potestà

15 Agosto 2009

TARANTO - «Aiuto, mi danno le botte». È stato lui, quel bambino che sognava di trascorrere l’estate a mare, tra un tuffo e un castello di sabbia, a spiegare, a raccontare chi aveva fatto del suo corpicino, un campo di battaglia. Ora che quasi tutti i tasselli stanno andando al loro posto, è possibile, con il rispetto per la piccola e innocente vittima di tanta crudeltà, ricostruire con esattezza la vicenda che sta riempendo giornali e notiziari televisivi. È l’8 agosto, esattamente una settimana fa, quando la nonna del piccolo, chiama il figlio. «Corri, vieni a prendere nostro nipote perché sta molto male e ha ferite su tutto il corpo». Lo zio, un giovane di Sava, ovviamente non si fa pregare: si mette al volante della sua auto e raggiunge in poco tempo l’abitazione sul litorale di Galatina dove sua sorella soggiorna con il suo convivente. 

È proprio la giovane mamma ad affidare il piccolo, nato il 14 luglio di 3 anni fa nell’ospedale di Galatina, al fratello: «Tienilo tu - gli dice - perché io non sono in grado di accudirlo». Nell’abitazione estiva lo zio si imbatte anche nel convivente di sua sorella, un 30enne della zona che alla sua vista si dà immediatamente alla fuga, evidentemente temendo conseguenze. 

Lo zio prende il bambino, lo porta a Sava e lo fa visitare alla guardia medica. La dottoressa di turno rimane impressionata, tanto da consigliare un ulteriore consulto al pronto soccorso del vicino ospedale «Giannuzzi » di Manduria. Il bimbo di 3 anni viene visto dai medici del «Giannuzzi » il pomeriggio di domenica 9 agosto. La diagnosi è tutto sommato rassicurante: 10 giorni di prognosi salvo complicazioni e nessuna necessità di procedere al ricovero. Ma il referto è allarmante. Al malcapitato vengono riscontrate escoriazioni ed ecchimosi multiple e diffuse - pur se in via di guarigione - al volto, al collo, ad un orecchio, agli arti, al gluteo e al bacino. La dottoressa del pronto soccorso riscontra anche una ustione di secondo grado al dito di un piede. 

La visita in ospedale dura quasi un’ora, il tempo necessario per curare il bambino, indicare il tipo di trattamento e farsi indicare, con tutto il tatto necessario, cosa era successo, chi era stato a fargli così male: «È stato lui», rispondere il piccolo, riferendosi senza esitazioni, senza indugi, al compagno della madre. «Mi dà le botte», aggiunge, tremando e singhiozzando.
di MIMMO MAZZA
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