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In Puglia e Basilicata

Foggia, ci sono almeno due cadaveri nella grotta della "lupara bianca"

Foggia, ci sono almeno due cadaveri nella grotta della "lupara bianca"
Le operazioni di recupero dei resti umani e delle carcasse delle auto - rinvenuti nella grava di «Zazzano» a pochi chilometri da San Marco in Lamis, la mattina del 4 agosto da un gruppo di speleologi impegnati nelle operazioni di bonifica della grotta - proseguono ed andranno avanti ancora per qualche tempo. I resti umani e le carcasse verranno estratti nei prossimi giorni

13 Agosto 2009

SAN MARCO IN LAMIS - Ossa appartenenti ad almeno due cadaveri, con l’epoca del decesso che viene fatta risalire dagli anni Settanta in poi: al momento impossibile non solo stabilire chi siano le vittime della lupara bianca, ma anche il sesso. La grotta dell’orrore si tiene quindi ancora racchiuso dentro di sè il suo segreto e ci vorranno mesi per svelarlo, sempre che ci si riesca. 

Le operazioni di recupero dei resti umani e delle carcasse delle auto - rinvenuti nella grava di «Zazzano» a pochi chilometri da San Marco in Lamis, la mattina del 4 agosto da un gruppo di speleologi impegnati nelle operazioni di bonifica della grotta - proseguono ed andranno avanti ancora per qualche tempo. I resti umani e le carcasse verranno estratti nei prossimi giorni, facendo grande attenzione alla rimozione delle ossa. 

Il primo passo delle operazioni di recupero, coordinate dal pm foggiano Teresa Venezia e affidate ai carabinieri, ha visto la discesa nella grava profonda 107 metri di un gruppo di speleologici e un medico legale che ha ispezionato la «tomba», scattato fotografie, eseguito i rilievi, analizzato sul posto le ossa. L’aver rinvenuto più di due femori oltre ad un’anca ed altre ossa significa che i cadaveri sono almeno due. 

Da un primo esame dei resti umani, per quanto approssimativo, l’epoca del decesso non è anteriore agli anni Settanta. La zona (la grava si apre in vari cunicoli) viene passata al setaccio dal medico legale in cerca di altri resti umani, oggetti o documenti che possano aiutare i carabinieri nell’identificazione. 

Tra l’altro bisogna anche considerare - rimarcano gli investigatori, le indagini sono coordinate dal maggiore Roc- co Italiano comandante del reparto operativo di Foggia - che le ossa sono rimaste per decenni sotto terra ad una temperatura rigida che ha rallentato i procedimenti di disfacimento: dovranno quindi essere riportate alla luce con tutte le cautele del caso. 

Le ossa saranno ricomposte, ci saranno gli esami autoptici sia per circoscrivere l’e poca del decesso sia per accertare le cause (se sarà possibile, visto che già in passato di fronte ad un cadavere in avanzato stato di decomposizione non fu possibile stabilire se si trattasse di morte violenta o per cause naturali). Poi si estrarrà il «dna» da confrontare con quello di familiari delle persone scomparse nel periodo al quale verranno fatti risalire i decessi. 

Dopo aver recuperato tutte le ossa custodite nella grava, saranno riportate alla luce anche le carcasse delle auto, una mezza dozzina. Sono state scattate fotografie dei motori, si pensa che possano essere vecchi modelli «Fiat» o «Alfa Romeo», ma al momento anche questo accertamento richiederà tempo. Peraltro non è detto che risalire al proprietario delle auto possa facilitare l’identificazione dei cadaveri. Infatti - stando a quanto accertato dagli investigatori - non c’è la certezza che i resti umani fossero all’interno di un’auto: secondo alcuni speleologi che li avevano rinvenuti la mattina del 4 agosto, i resti umani erano nella carcassa di una vecchia utilitaria; secondo altri, sono spuntati invece quando sono cominciate le operazioni di rimozione dell’auto. Il che significa che le macchine potrebbero essere state rottamate nel corso degli anni nella grava, e che non c’è alcuna attinenza con le lupare bianche. 

Proprio la rimozione delle carcasse aveva fatto scoprire i resti umani. La mattina del 4 agosto un gruppo di speleologi era sceso nella grava di «Zazzano» nell’ambito del piano di bonifica delle grotte che prevede la rimozione di tutti i rifiuti scaricati nella grava, a cominciare dalle carcasse di auto. Quella mattina era stata fittata anche una gru per trainare su le auto: nel momento in cui gli speleologi si erano accorti della presenza di resti umani, tutto era stata sospeso ed era scattato l’allarme ai carabinieri.
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