Venerdì 19 Agosto 2022 | 10:46

In Puglia e Basilicata

Un tarantino era pronto a guidare il blitz per liberare il Buccaneer

Un tarantino era pronto a guidare il blitz per liberare il Buccaneer
di MARISTELLA MASSARI 
Il blitz con cui le Forze speciali italiane erano pronte a liberare gli ostaggi del Buccaneer, era pianificato in ogni dettaglio. Al vertice dell’organizzazione dell’intervento militare c’era un tarantino. Tutte le informazioni raccolte durante le missioni di ricognizione degli uomini delle Forze speciali imbarcati sulla nave anfibia San Giorgio, «parcheggiata» dalla fine di aprile di fronte al rimorchiatore, finivano nelle mani di Donato Marzano, contrammiraglio della Marina Militare
• Imbarcano acqua, 9 turisti pugliesi salvati al largo del Montenegro

13 Agosto 2009

TARANTO - Il blitz con cui le Forze speciali italiane erano pronte a liberare gli ostaggi del Buccaneer, era pianificato in ogni dettaglio. Al vertice dell’organizzazione dell’intervento militare c’era un tarantino. Tutte le informazioni raccolte durante le missioni di ricognizione degli uomini delle Forze speciali imbarcati sulla nave anfibia San Giorgio, «parcheggiata» dalla fine di aprile di fronte al rimorchiatore, finivano nelle mani di Donato Marzano, contrammiraglio della Marina Militare al vertice del Cofs, comando interforze per le operazioni delle Forze speciali. 

A bordo dell’unità, partita da Taranto subito dopo il sequestro, c’era il fior fiore delle Forze speciali italiane. Non solo il Goi, il Gruppo operativo incursori della Marina, specializzato proprio nella liberazione di ostaggi su navi, ma anche uomini del nono Reggimento d’Assalto paracadutisti «Col Moschin » dell’Esercito, quelli del 17mo Stormo dell’Aeronautica e i carabinieri del Gis, il Gruppo d’intervento speciale. 

Il «Cofs», attualmente al comando del contrammiraglio Marzano, ex comandante dei Comsubin della Marina, è una struttura nata alla fine del 2004, posta alle dirette dipendenze del capo di Stato maggiore della Difesa. Permette di condurre operazioni speciali da parte dei «commandos» di tutte le forze armate. Il grosso del lavoro nelle acque «calde» di fronte al Puntland è stato realizzato dagli incursori della Marina. 

Nessuno conosce la loro identità, né quanti siano. Sono stati loro a memorizzare la zona tra Las Khoreh e Ga'An, una minuscola baia a due passi da Boosaaso. Quella piccola insenatura in cui i pirati avevano spostato ed ormeggiato il rimorchiatore con gli ostaggi dopo il sequestro di aprile, era diventata familiare agli incursori di Marina quasi come la base del Varignano, alle porte di La Spezia. L’hanno studiata e ne conoscevano alla perfezione ogni scoglio, ogni anfratto, qualunque cespuglio. 

Oltre le linee nemiche ci sono stati centinaia di volte in poche settimane. Di notte, protetti dal buio, gli «uomini rana» della Marina, specialisti capaci di mimetizzarsi e agire con alta precisione anche nell’ombra, hanno scattato foto dettagliate della situazione, tracciato mappe dei luoghi e appuntato sulle carte le vie di fuga da quel covo di spietati fuorilegge. Immagini che mai, nessun satellite, nemmeno il più sofisticato, avrebbe potuto procurare. 

Il loro lavoro è stato prezioso per gli uomini dell’«intelligence». Grazie alle loro incursioni si è scoperto, ad esempio, che nessuno entrava, o usciva dalla nave. Gli ostaggi non sono mai comparsi in coperta sul ponte del rimorchiatore. Venivano spostati a gruppi, rimanendo sempre al chiuso dello scafo. Al ritorno da ogni missione, tutto il materiale raccolto, comprese le informazioni della «ricognizione tattica ravvicinata», le pericolose incursioni sotto il naso dei pirati senza che questi si siano mai accorti di essere spiati, finiva nelle mani del contrammiraglio Donato Marzano. È stato lui ad aver coordinato le operazioni sul campo e ad aver seguìto per quattro mesi la sorte degli ostaggi. 

Marzano è un grande esperto della questione pirateria. Nel 2002 era stato tra i primi comandanti di Marina ad incrociare i barchini veloci dei bucanieri nelle acque dell’Oceano Indiano. La sua esperienza è stata fondamentale nella vicenda del Buccaneer. «La strada del blitz - riferisce una fonte qualificata -, è sempre stata l’ultima opzione, pianificata solo perché in questi casi non si può mai escludere niente a priori. Ma le Forze speciali erano pronte ad ogni evenienza».
di MARISTELLA MASSARI
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725