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In Puglia e Basilicata

Forum della famiglia a Vendola «La pillola abortiva è rischiosa»

Forum della famiglia a Vendola «La pillola abortiva è rischiosa»
Per le associazioni delle famiglie pugliesi, «i rischi per la salute della donna legati alla liberalizzazione della pillola abortiva, la RU 486, che introduce l’aborto farmacologico come alternativa all’aborto chirurgico, sono avvalorati dalla letteratura internazionale in materia, che registra almeno 29 decessi correlati all’utilizzo della pillola abortiva nel ventennio dicembre 1988 – febbraio 2009»

12 Agosto 2009

BARI - Il Comitato regionale pugliese del «Forum Famiglia», ha inviato una lettera aperta al presidente della regione Puglia, Nichi Vendola, e all’assessore regionale alla Sanità, Tommaso Fiore, in merito alla recente decisione dell’AIFA di autorizzare la commercializzazione della RU 486 che «interpella non solo gli operatori sanitari, chiamati a dispensarla, ma prima ancora i politici e la società civile, in merito alla compatibilità dell’introduzione in commercio di tale farmaco con la disciplina, tuttora vigente, della L. 194/78». 

Per le associazioni delle famiglie pugliesi, «i rischi per la salute della donna legati alla liberalizzazione della pillola abortiva, che introduce l’aborto farmacologico come alternativa all’aborto chirurgico, rischi rappresentati dalla stessa Exelgyn, casa produttrice del mifepristone, sono avvalorati dalla letteratura internazionale in materia, che registra almeno 29 decessi correlati all’utilizzo della pillola abortiva nel ventennio dicembre 1988 – febbraio 2009». 
Per il Forum si impone pertanto l’apprestamento di un efficace sistema di sorveglianza sul verificarsi di effetti avversi, secondari alla somministrazione del farmaco, in donne che ne abbiano fatto uso. 

L’introduzione della RU 486 riporta alla ribalta la questione, tuttora irrisolta, della prevenzione postconcezionale dell’IVG: se infatti l’applicazione della misure dissuasive previste dalla 194 si è rivelata gravemente carente, a causa del travisamento del ruolo dei Consultori Familiari e del mancato coinvolgimento della rete associativa offerta dalla società civile per sostenere le donne gravide in difficoltà, quale opportunità reale di prevenzione dell’aborto sarà assicurata alla donna che fa uso della RU? 

L'AIFA ha stabilito che la somministrazione del farmaco debba avvenire entro il 49° giorno di amenorrea; venendo datata la gravidanza a partire dal primo giorno dell’ultima mestruazione, in caso di cicli regolari la donna acquisisce consapevolezza dello stato di gravidanza non prima del 30° giorno dall’ultima mestruazione; il che significa che nel breve spazio di 19 giorni ella deve decidere se portare a termine o interrompere la gravidanza e rivolgersi alla struttura pubblica che, in base alla L. 194/78 (artt. 2/5) dovrebbe attivare le misure dissuasive dell’interruzione volontaria della gravidanza e gli interventi atti a sostenere la scelta della maternità». 
«L'iter della 194 prevede inoltre il rilascio alla donna di un certificato attestante l’avvenuta richiesta di IVG; solo dopo sette giorni la donna sarà abilitata a rivolgersi al presidio sanitario per ottenere l'interruzione della gravidanza. Tali modalità, che garantiscono ponderazione e riflessione sulla drammatica scelta dell’aborto, ma anche il rispetto della tutela sociale della maternità, solennemente proclamato dall’art. 1 della L. 194, sono inconciliabili con le peculiarità e la tempistica dell’aborto farmacologico. «Non è, perciò, peregrino il rischio che l’IVG si realizzi di fatto senza le garanzie della 194, accentuando la solitudine della donna, protagonista suo malgrado di una scelta, integralmente privatizzata, che pure segnerà l’intero corso della sua esistenza. Salve le indicazioni che verranno dall’emananda delibera dell’AIFA, è quindi indispensabile predisporre delle analitiche linee guida, al fine di disciplinare il percorso preliminare all’interruzione volontaria della gravidanza, sia essa farmacologica o chirurgica». 

Il «Forum» chiede inoltre l'attivazione di un tavolo di concertazione sulla riforma della fisionomia del Consultorio familiare in Puglia, accompagnata da un efficace sistema di monitoraggio sul territorio regionale delle cause che inducono la donna a chiedere l’IVG, nonostante la sua decisiva rilevanza per orientare le politiche di prevenzione dell’IVG e di tutela della maternità.
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