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L'ambiente domestico

Addio micro-abitazioni, ascensori e open space: ecco la casa post Covid

condimini

Nell’immediato futuro è previsto un incremento del 10 per cento del valore delle abitazioni con  terrazze/giardino

27 Aprile 2020

Gaetano Campione

Una volta c’erano le pattine. Chi aveva il parquet in casa, obbligava amici e parenti a calzarle prima di entrare per evitare raschi e segni. Si trovavano sul pianerottolo ed erano un accessorio obbligatorio per il visitatore di turno.

Oggi, mascherine, guanti e igienizzante potrebbero diventare i nuovi compagni della vita quotidiana di ciascuno di noi. Abitudini che influenzeranno e condizioneranno inevitabilmente anche le scelte residenziali del domani.

Perché la quarantena obbligatoria, legata all’emergenza coronavirus, ci ha fatto capire come per resistere all’isolamento serva una sfida globale, che abbracci la sostenibilità, gli stili di vita, le abitudini e gli spazi. Se nel 2050 le città ospiteranno il 70 per cento della popolazione, negli ultimi 300 anni si sono verificate 10 pandemie influenzali umane. Insomma, le malattie infettive sono il killer preferito del genere umano e il distanziamento sociale rischia di trasformarsi, ciclicamente, in un compagno inaspettato, col quale però convivere: se non saremo vigili le future epidemie contro cui lottare abbonderanno.

In questi giorni ci siamo accorti dell’importanza dell’ambiente domestico, dopo averlo vissuto per anni come un albergo, riducendolo all’essenziale, perché la vita era fuori, per strade e piazze, svuotandolo di servizi. L’effetto movida ha condizionato il rapporto con l’abitazione, salvo poi di botto riscoprire le scale (almeno fino ai piani praticabili) utili anche per l’esercizio fisico, i giardini condominiali, il balcone terrazzato, le stanze ben delimitate per poter applicare la didattica online e lo smart working, elementi - questi ultimi - che mal si conciliano con le moderne zone living, tipo open space. L’Osservatorio del Politecnico di Milano a ottobre ha censito 570mila smart worker, passati a 8 milioni di home worker solo nel primo periodo di quarantena. Privacy e sicurezza hanno riportato in auge il ruolo dei confini domestici. Il lockdown potrebbe portare anche al declino dell’ascensore? Gli endocrinologi e gli esperti di malattie metaboliche lo sperano.

Comunque, è cambiata la percezione e la gestione degli ambienti. La moda delle mini case, scelta quasi obbligata visti i cambiamenti sociali, tra single, natalità zero, popolazione sempre più anziana, rischia di essere cancellata dalla richiesta di spazio e di comfort venuti prepotentemente alla ribalta. Un problema serio soprattutto per il Mezzogiorno dove un’analisi statistica dell’Istat spiega che quattro minori su dieci vivono in condizioni di sovraffollamento abitativo (un disagio acuito da altri fattori strutturali, dalla mancanza di un bagno/doccia con acqua corrente alla scarsa luminosità) e la percentuale di famiglie senza computer supera il 41 per cento. Ancora dati. Un terzo delle case italiane non ha un terrazzo né un balcone, il 60 per cento ha un solo bagno, solo l’8 per cento del patrimonio abitativo è stato costruito in questo secolo. A livello di dimensioni in media una casa è di 68 mq in città e di 92 mq nel resto del Paese.

Studi recenti hanno evidenziato i riflessi negativi sull’umore tra chi non dispone di luce e spazio in quantità (il 14 per cento dichiara di accusare forte stress senza queste facilitazioni; pessimismo cronico per il 29 per cento di quanti hanno una cucina piccola e poco attrezzata) e di servizi per mantenere i collegamenti col resto della comunità (vede nero il 30 per cento tra chi non ha una connessione internet o un abbonamento in streaming).

Quando la casa viene vissuta giorno dopo giorno, senza interruzione di continuità, adattando e condividendo lo spazio domestico a diverse funzioni, emergono difetti che prima si ignoravano, dalla rumorosità dei vicini, alla mancanza di luce naturale, ad un numero di stanze proporzionato al numero di familiari. E aumentano le esigenze. Se non puoi correre, uscire, nuotare, hai bisogno di un workout casalingo. Ad esempio, utilizzando i mobili disponibili, trasformando la stanza in una palestra senza attrezzi. Oppure, visto che la tecnologia rende sempre più facile essere connessi con il resto del mondo anche senza uscire di casa, ecco il fitness domestico, in grado di assicurare una maggior fluidità nell’organizzazione del tempo, grazie a macchinari poco ingombranti, dai prezzi accessibili, sentendosi parte di un gruppo come in palestra. Essenziale ripensare il sistema di circolazione dell’aria interna agli ambienti, renderlo blindato all’eventuale aggressione dei virus.

Ecco, poi, gli spazi modulari, separati da porte scorrevoli, pronti a trasformare un ambiente da sala da pranzo familiare a luogo di istruzione a distanza, l’intervento sugli arredi, flessibili e mobili, dalla sedia ergonomica alla giusta illuminazione. Senza dimenticare piccole oasi verdi con piante grasse o da interno che possono stimolare la creatività e favorire la concentrazione. Magari dotando tutte le abitazioni - lo ha ricordato recentemente l’architetto Massimiliano Fuksas - di un kit con le poche cose indispensabili per il pronto soccorso, dal termometro al saturimetro, a un attacco per erogatore di ossigeno, una telecamera, uno smartphone o un computer di collegarsi con una struttura sanitaria territoriale.

Gli esperti del mercato immobiliare ipotizzano nell’immediato futuro un incremento del valore delle abitazioni con terrazze/giardino (+10 per cento), luminosità (+9 per cento) e balcone abitabile (+8 per cento). Per il doppio bagno si parla invece del 5 per cento in più. Infine anche la predisposizione alle reti wi-fi potrà avere un valore più alto del 3 per cento. Trend in discesa invece per case piccole (-10 per cento), senza terrazza/balconi (-8 per cento), scarsamente luminose (-7 per cento). Penalizzazioni anche per chi ha vicini rumorosi (-6 per cento) e impianti obsoleti (-3 per cento. Le abitudini e le esigenze delle persone cambiano. E se gli spazi fisici rappresentano l’espressione della gente, è facile ipotizzare una svolta epocale. Non subito, perché la casa non potrà mai sostituire completamento un ufficio e, nonostante il lavoro da remoto sarà inevitabilmente sempre più diffuso, progettare l’architettura delle abitazioni in funzione dell’home working significherebbe snaturare la funzione principale del focolare domestico, concepito con altri presupposti. La rivoluzione progettuale non riguarderà solo gli interni, ma anche gli esterni, le facciate degli edifici, le cosiddette valvole di decompressione tra dentro e fuori. Si potranno ripensare le città, così come è già avvenuto in passato? La sfida di urbanisti, architetti e designer è partita in punta di piedi. Negli Stati Uniti gli ambienti condivisi sono una realtà da tempo. Spazi condominiali per socializzare, incontrarsi, accogliere forme innovative di spettacolo (in questi giorni c’è chi ha proiettato film sulle facciata di un palazzo per condividerlo), percorsi pedonali interni, spazi verdi intermedi. Una cosa è certa: difficilmente la città perderà la sua capacità attrattiva. L’importante sarà trasformare una crisi in una opportunità, ricostruendo quell’equilibrio compromesso tra le esigenze dell’uomo e quelle dell’ambiente che ci circonda.

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