Giovedì 11 Agosto 2022 | 10:40

In Puglia e Basilicata

Offerte «pagane» a Maschito per S. Elia stop alle messe

Offerte «pagane» a Maschito per S. Elia stop alle messe
di ELIANA CLINGO
Il vescovo chiede di non appendere i soldi delle offerte sulla statua di S. Elia che sfila in processione. Il Comitato feste, alla vigilia accetta, ma al momento della sfilata lascia che un gruppo di cittadini attacchi i nastri sui quali apporre le banconote. Risultato: il vescovo, mons. Gianfranco Todisco e i sacerdoti abbandonano il corteo e aspettano il Santo in chiesa, ma il giorno successivo dalla Curia parte l'ordine di sospendere tutte le celebrazioni nel paese lucano
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11 Agosto 2009

di ELIANA CLINGO

MASCHITO - Il comitato feste non interviene quando un gruppo di cittadini insiste per far appendere i soldi delle offerte sulla statua di Sant’Elia. Il vescovo abbandona la processione e sospende tutte le celebrazioni in paese. Parte da lontano la «questione maschitana», esplosa domenica scorsa in occasione della festa patronale. Già da alcuni anni si parlava dell’ade guamento alle nuove norme per eliminare alcune procedure durante le processioni locali. Ma con l’al - ternarsi di diversi parroci più o meno tolleranti, a Maschito nulla cambiava ed i cortei si sono sempre svolti nel modo consueto. 

Tutto fino all’ultima visita pastorale avvenuta nello scorso mese di settembre quando il vescovo mons. Gianfranco Todisco, in uno degli incontri con la cittadinanza, i comitati di tutte le feste locali e le autorità, ha ribadito la necessità di procedere ad attuare i cambianti previsti. Qualche malumore circolava e negli incontri avvenuti nei mesi successivi si stabiliva che in modo graduale tutte in tutte le processioni, non solo quella patronale, si dovessero innanzitutto eliminare i nastri su cui si raccolgono le offerte dei devoti e passare il prossimo anno a sopprimere anche l’altra «stonatura» della raccolta di denaro attraverso la «licita», asta organizzata per il trasporto del santo (anche se non solo chi partecipa all’asta, può portare la sacra immagine). 

Ovviamente così come i fatti di domenica raccontano, non tutta la comunità albanofona ha accettato di buon grado le novità diocesane. Dopo la santa messa, si è svolta nel più tradizionale dei modi la licita alla presenza di Sua Eccellenza Todisco, che così come convenuto con il comitato festa non ha detto nulla su questo modo di «mettere in vendita il santo». Ma all’avvio della statua alcuni maschitani non ci stanno e appongono i nastri a cui appendere le offerte sotto gli occhi attoniti di padre Gianfranco. 

All’indomani dell’atto a Maschito si alza il muro del silenzio, il comitato festa non ha nulla da dire perché in realtà dicono «non è successo nulla». Quindi il giorno dopo l’«affaire» che ha portato Sua Eccellenza ad abbandonare la processione, a Maschito sembra che sia tutto passato. Che quanto avvenuto domenica, sia solo da dimenticare ed aspettare cosa accadrà domani, quali nuove notizie giungeranno in termini di conse guenze. Se ad essere recuperate saranno le tradizioni tanto care agli anziani e a chi vede nel dono apposto sulla statua come forma alta di devozione e di sacrificio, o se verrà accettato da tutti il messaggio chiaro di raccogliere le offerte per i festeggiamenti civili al di fuori dei riti sacri. 

Appare anche chiaro che il silenzio sceso nella comunità può essere di doppia lettura. O per rimanere in tema di citazioni ecclesiastiche, c’è chi se ne lava le mani e si aspetta che altri facciano il primo passo, dicendo non sono stato io. O semplicemente considerando che tutto è andato come doveva andare, con la semplice eccezione dell’assenza e dell’abbandono della processione da parte del vescovo e dei parroci, non ci sono ulteriori commenti da fare. Il comportamento di una parte della società civile è chiaro le tradizioni non si toccano. Bisognerà solo chiedersi perché l’altra parte della comunità non può dire cosa pensa e perché non vengono accettate anche le altre posizioni, di chi sostiene le tesi del vescovo e della chiesa?
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