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In Puglia e Basilicata

Ha 15 anni il rapinatore  più temibile di Puglia

Ha 15 anni il rapinatore  più temibile di Puglia
di GIANPAOLO BALSAMO
Probabilmente è il rapinatore seriale più prolifico della Puglia e non solo: pur giovanissimo è stato in grado di compiere, con una freddezza ed una determinazione impressionanti, ben 17 rapine in banche ed uffici postali nel giro di appena 3 mesi (da fine aprile a metà luglio 2008), «...con una cadenza di 1 rapina ogni 5 giorni...», come ha scritto il gip del Tribunale dei Minorenni di Bari nell’ordinanza di custodia cautelare
• Dai dialoghi intercettati i litigi per dividere il bottino

11 Agosto 2009

di GIANPAOLO BALSAMO

BARLETTA - In tre mesi era riuscito a mettere a segno ben 17 colpi in banche ed uffici postali del Nord Barese. Uno specialista? No, è un «minore terribile» quello che mancava all’appello dopo il blitz compiuto dai carabinieri della Compagnia di Barletta nella notte tra giovedì e venerdì scorsi. Ha appena 15 anni il giovane che faceva parte, insieme ad altre 14 persone, della banda sgominata durante l’operazione denominata «Banche e meloni», condotta dai carabinieri della compagnia di Barletta in collaborazione con i colleghi del comando provinciale di Bari. 

Il giovane barlettano, come detto, era sfuggito alla cattura solo perchè si trovava con la famiglia al nord Italia, da alcuni parenti. I carabinieri barlettani sono comunque riusciti a rintracciarlo, convincendolo a costituirsi. Impressionante la freddezza e la determinazione del ragazzino per portare a segno i colpi. Tante le rapine di cui il minore sarebbe stato l’a u t o re materiale: da fine aprile a metà luglio 2008, infatti, sarebbe entrato in azione ben 17 volte (una volta a Barletta, tre a Molfetta, quattro a Bisceglie ed una volta ad Andria, Modugno, Manfredonia, Bitonto, Palo del Colle, Corato, Triggiano, Canosa e Margherita di savoia) «con una cadenza di una rapina ogni cinque giorni», come scrive il gip del Tribunale dei minorenni di Bari nell'ordinanza di custodia cautelare che lo ha incastrato. Studente in un istituto tecnico di Barletta, il baby rapinatore aveva per gli investigatori una doppia vita: un ragazzino come tanti altri con amici ed amiche che nulla sospettavano ma, anche, un implacabile rapinatore pronto a «colpire» quando si presentava l’occasione e quando la banda decideva di portare a segno l’ennesima rapina. Il primo colpo del giovanissimo rapinatore, portato a segno nell’aprile 2008 alla filiale delle poste di via Canne, a Barletta, è stato l'inizio di una serie interminabile di rapine compiute su tutto il territorio pugliese. Agiva sempre con un clichè prestabilito: armato di taglierino e talvolta addirittura a volto scoperto. 

Gli obiettivi erano fissati soprattutto fuori dalla Città della Disfida, dove il riconoscimento del giovane sarebbe stato impossibile. E proprio grazie alla diffusione delle immagini delle telecamere a circuito chiuso delle banche che, giorno dopo giorno giungevano da ogni comando dell’Arma della provincia di Bari, è stato possibile agli investigatori del Nucleo operativo dei carabinieri di Barletta (ai comandi del capitano Marco Vatore e del tenente Claudio De Leporini) , dare un nome al ragazzo. L'identificazione è stata particolarmente difficile: incensurato, il minorenne era anche privo di carta d'identità e quindi nemmeno tramite gli uffici dell'anagrafe era stato possibile risalire alla sua identità. La svolta alle indagini è avvenuta quando, presso alcuni distributori di benzina e di sigarette di Barletta, sono state spese banconote macchiate dal liquido rosso della «mazzetta civetta« esplosa dopo una rapina a Gioia del Colle. Il lavoro degli inquirenti, poi, coordinati dal pubblico ministero Marcello Barbanente della Repubblica presso il Tribunale dei Minorenni di Bari, è stato quello di scavare tra le conoscenze e le frequentazioni del giovane. 

Il ragazzo, secondo quanto ricostruito dalle indagini dei militari, sarebbe stato portato sui luoghi dei colpi e poi, a rapina effettuata, riportato a Barletta dove, come detto, conduceva una vita normale. Secondo quanto accertato dai militari, il minore era il «braccio operativo » della banda mentre la «mente», coloro che effettuavano il sopralluogo il giorno prima del «colpo», erano Luigi Lombardi, 30 anni, detto «Gino Melone», ritenuto a capo dell’org anizzazione e Cosimo Damiano Lasala di 24, anche loro finiti in manette. Mistero invece sulla fine fatta dal cospicuo bottino raccolto dal giovane: circa 100mila euro, secondo gli investigatori, sulla cui spendita il ragazzo non ha fornito una versione convincente. Agli investigatori avrebbe infatti dichiarato di aver acquistato un motorino e di aver speso gran parte del denaro alla macchinette mangiasoldi. Ulteriori indagini sono state avviate dai militari per verificare la verididicità delle sue dichiarazioni.
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