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In Puglia e Basilicata

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Gabbie salariali Confindustria Puglia: il premier fermi Bossi

Gabbie salariali Confindustria Puglia: il premier fermi Bossi
di ONOFRIO PAGONE
L'ingegner Nicola De Bartolomeo, presidente di Confindustria Puglia: «A noi servono infrastrutture, pubblica amministrazione efficiente e meno tasse, questa delle gabbie salariali è una pagliacciata. Vorrei che emergesse la dignità di noi meridionali: non è possibile che la Lega condizioni così tanto il governo lanciando una proposta che ci fa tornare indietro di decine di anni»
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12 Agosto 2009

BARI - «Basta, adesso basta: Berlusconi faccia tacere la Lega! Fatemelo dire, perché quando ci vuole, ci vuole: anche l’alleato più autorevole in certi momenti va zittito, pur di ricreare armonia. Invece qui si stanno creando solo divisioni». L’ingegner Nicola De Bartolomeo, presidente di Confindustria Puglia, è normalmente persona mansueta e sorridente: la «pagliacciata» - così la chiama lui - delle gabbie salariali, gli ha però fatto perdere la pazienza. «Sono contrariato, sono pessimista su questa storia - dice - perché stiamo vivendo un momento di fibrillazioni terribili, perché ogni giorno si fa a gara a chi la spara più grossa e voi giornalisti gli andate pure dietro». 
Presidente, noi giornalisti semplicemente alimentiamo il dibattito: è il nostro mestiere. 
«Ah sì? E allora, se uno oggi si alza e dice che dobbiamo eliminare le farfalle, voi che fate? E’ ovvio che su tutto si anima il dibattito, ma io mi chiedo: serve? Anche il mondo dell’informazione abbia il coraggio di sostenere l’inopportunità di un certo dibattito perché divide e fa perdere tempo. Mi dica: cosa c’è di positivo in questa pagliacciata? Sta creando una spaccatura nella maggioranza, i lavoratori sono risentiti, le imprese sono disorientate. A che serve?». 
Appunto: a che serve? 
«A niente serve. Questo è un argomento da chiudere subito, e mi meraviglia che il presidente del Consiglio invece di svincolarsi dalla Lega, ha dato motivo di ulteriore discussione. Ma è ancora in tempo per dire basta: ne ha l’autorevolezza».
Insomma, anche la classe politica ed imprenditoriale del Mezzogiorno ha abboccato inutilmente alla provocazione leghista? 
«Ma certo: io perciò non voglio parlare di gabbie salariali. Vorrei che emergesse la dignità di noi meridionali: non è possibile che la Lega condizioni così tanto il governo lanciando una proposta che ci fa tornare indietro di decine di anni».
Visto che ci siamo, presidente, entriamo nel merito del problema: Palazzo Chigi studia incentivi per i contratti decentrati, territoriali o aziendali. Che ne pensa? 
«Ecco, vede: a conferma del fatto che è inutile parlare di gabbie, le dico che esiste già nel mio settore, quello delle costruzioni, la contrattazione su due livelli, nazionale e poi territoriale, perché ci sono alcune voci della busta paga come la mensa o i trasporti stabilite a livello territoriale». 
Ritiene dunque che questo modello di contrattazione possa essere esteso anche agli altri settori? Anche nel Mezzogiorno? 
«Ma certo. Già si discute di eliminare il secondo livello per passare ai contratti aziendali. Le realtà locali sono molto differenziate, ed a ciò si risponde con i contratti territoriali. Al Nord si è già verificato che questo non basta per coprire il costo della vita, e quindi nelle aziende più grandi si sta procedendo alla contrattazione aziendale collegata alla produttività: la percentuale in più in busta paga riconosciuta dalla singola azienda di per sé copre il maggiore costo della vita. Altro che gabbie! Non può essere la Lega a creare le condizioni per aprire tavoli di contrattazione: si sappia che su questa materia ci sono i sindacati da una parte e le imprese dall’altra, e poi c’è il governo che ratifica i contratti, non il contrario. Non può essere il governo a stabilire i contratti solo perché un bel giorno d’agosto si alza uno della Lega e lancia questa idea.» 
Cosa serve, allora, al Mezzogiorno? 
«Serve un bel piano per le infrastrutture, e serve una pubblica amministrazione più efficiente: da questi due elementi scaturiscono i costi aggiuntivi che abbiamo al Sud. E invece ci vengono a dire che bisogna togliere dalla busta paga dei lavoratori: assurdo! Questo significa “sfottere” la gente, me lo lasci dire».
Lei è favorevole alla contrattazione aziendale anche al Sud. Ma così facendo non si creerebbero disparità sul territorio? 
«Infatti: la contrattazione aziendale va bene per le grandi aziende, ovunque esse siano. Per le piccole e medie imprese è necessario il livello territoriale». 
Lo studio tecnico di Palazzo Chigi guarda con attenzione al settore del turismo, che investe il Mezzogiorno. 
«Bhé, il turismo però è un settore diverso dagli altri, ci sono molti stagionali. La differenziazione va fatta tra settori e luoghi, perciò la contrattazione territoriale o aziendale va fatta a seconda dei casi. Non possiamo generalizzare: al Nord la contrattazione aziendale riguarda prevalentemente il settore metalmeccanico, perché si tratta di grandi aziende». 
Altro elemento di discussione è l’alleggerimento fiscale. A questo lei è favorevole, vero? 
«Per forza. Questo sì è compito del governo, anche se in questa materia interviene molto l’Ue a condizionare le scelte. Il governo in un momento di difficoltà economica deve fare i conti con le risorse disponibili, e quindi pensa poco ad alleggerire il carico fiscale, ma il governo deve essere equo: per esempio, non mi è sembrato giusto l’uso fatto dei fondi Fas già destinati al Mezzogiorno. E vogliamo parlare dell’alta velocità sulla tratta ferroviaria Bari-Napoli? Perché non è stata fatta? Perché entra sempre nei programmi e poi non si fa?». 
Perché? Ce lo spieghi... 
«Si continua a considerare il Mezzogiorno come area di serie B, area da aiutare, e noi su questo non ci stiamo. Il Mezzogiorno ha i suoi problemi, ha problemi diversi da affrontare, esattamente come il Nord». 
La Puglia fa caso a sé? 
«In Puglia viviamo una stagione di grande impegno, abbiamo imboccato lo sviluppo, stiamo avanti sull’energia alternativa. La Puglia è nel Mezzogiorno, ma ha tutti i numeri per dire la sua e vuole il riconoscimento della sua dignità. Le riforme devono andare in tal senso, soprattutto per le infrastrutture e la pubblica amministrazione». 
La colpa dei ritardi è solo del governo centrale? 
«Soprattutto, ma non solo: è di tanti soggetti. Il guaio è che invece di concentrarci sulle cose che servono, perdiamo il tempo e le energie a star dietro alle gabbie o alle agenzie e agli altri carrozzoni che si vogliono creare adesso generando altri sprechi. In questa maniera si crea confusione e basta. Al Mezzogiorno serve l’efficienza dello Stato e della sua amministrazione, non la caccia alle farfalle».
ONOFRIO PAGONE
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