Sabato 13 Agosto 2022 | 12:02

In Puglia e Basilicata

"Pacchetto sicurezza", a Bari ora le badanti hanno paura

"Pacchetto sicurezza", a Bari ora le badanti hanno paura
di LIVIO COSTARELLA 
Le mauriziane sono state quasi tutte regolarizzate. Polacche e bulgare ne sanno poco delle pene relative al reato di clandestinità (un’ammenda dai 5mila ai 10mila euro, con espulsione immediata), anche perché i loro paesi fanno ormai parte della Comunità Europea. Le georgiane sono invece quelle che rischiano

10 Agosto 2009

BARI - I giardini di Piazza Umberto, a Bari, erano più tranquilli del solito, ieri, in una domenica pomeriggio di metà agosto. Gli ultimi effetti di un sonnacchioso maestrale o la conseguenza dell’entrata in vigore del «pacchetto sicurezza », in merito al reato di clandestinità? In quei luoghi, infatti, si riuniscono spesso badanti extracomunitarie in diversi gruppuscoli, a volte anche molto numerosi. Ieri, invece, se ne contavano non più di venti, comunque intente al solito fitto e discreto chiacchiericcio. Ma quante di loro sono al corrente dell’art. 21 del decreto legge che introduce il reato di «ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato»? 

Le più tranquille sembrano le mauriziane. Ce ne sono cinque in prossimità del parco giochi: controllano i figlioletti. «Sentiamo ogni giorno parlare dei clandestini e dei problemi a cui vanno incontro – spiega Asvinn, 32 anni – ma appena siamo arrivate in Italia abbiamo regolarizzato subito la nostra posizione. Ci troviamo bene qui a Bari e ci resteremo ancora, per adesso». 

Passeggiando nel variopinto «melting pot» di Piazza Umberto non mancano le badanti dell’Est, forse la comunità estera più numerosa tra quelle che lavorano a Bari. Polacche e bulgare ne sanno poco delle pene relative al reato di clandestinità (un’ammenda dai 5mila ai 10mila euro, con espulsione immediata), anche perché i loro paesi fanno ormai parte della Comunità Europea. Le georgiane sono invece quelle che rischiano: ne abbiamo incontrate quattro sedute nei pressi della fontana di Piazza Umberto, tutte over 40 e con occhi azzurrissimi. Denotano uno sguardo stanco e preoccupato. 

«Sappiamo del decreto – dice subito Irina – e al momento non abbiamo ancora il permesso di soggiorno, ma i nostri datori di lavoro si stanno dando subito da fare per mettere tutto a posto e regolarizzarci. Dal mese di settembre sarà tutto ok, ci hanno promesso». Di lasciare l’Italia non ne vogliono neanche sentir parlare, per ora. 

«Intendiamo continuare il nostro lavoro qui e stiamo sempre attente che tutto sia in regola – dice Ekaterina -, piuttosto vorremmo che le persone per cui lavoriamo ci pagassero anche i contributi. In troppi casi siamo sfruttate». Già, ma come mai Piazza Umberto è più deserta del solito? A questa domanda si stringono nelle spalle e non sanno dare una risposta precisa. Irina spiega che due colleghe con cui divide l’appartamento sono tornate in patria dalla famiglia per due settimane. «Io invece vado avanti con Skype, come molte altre», confessa.
di LIVIO COSTARELLA
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