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«Con l’intelligenza artificiale c’è il rischio Grande fratello»

Prof. Andrea Pin

“Grande fratello Covid2021”? Una pandemia da non addebitare a perfidia di virus ma a cattiveria umana. I dati personali più che sensibili, raccolti per combattere la malattia, potrebbero essere sfruttati da malfattori per gli scopi più vari e “lingua ferisce più… del virus”. Senza contare che possono esserci falle nel sistema, come ha rivelato il recente «caso Inps».
Domande legittime proposte da Polizia, medici, infermieri (dove sei stato? con chi? che rapporto? per quanto tempo? convivenze? malattie? terapie? droga? da dove vieni? dove vai?), regolarmente verbalizzate, potranno essere “rubate” e l’Intelligenza artificiale (AI) può facilitare anche questo.

Pone il problema un recente lavoro, pubblicato su «Italian health policy brief» che ha fatto il giro del mondo scientifico e sociale, scritto dal prof. Andrea Pin, docente di Diritto comparato, università di Padova, coordinatore del primo corso di laurea in Diritto e Tecnologia, docente e collaboratore di Emory University Law School, Atlanta; College of Law & Business, Tel Aviv; Trinity College Law School, Dublino; Notre Dame Law School, Indiana e di riviste giuridiche nel mondo.
Si paventa una “catena di Sant’Antonio” che non finisce solo su quella cartella clinica o di polizia ma entra in un circuito, sia pur protetto, di Ai applicata. Molte App, d’altra parte, che fanno capo a medici, ospedali, aziende, hanno dati personali da cui può derivare un controllo sociale e civile dei singoli. Recentemente, un ministro – dice il prof. Pin – ha proposto un’App unica. Utile, forse, ma sicuramente sospetta di generare controllo sociale e sanitario di gran fetta della popolazione.

Che succede nel mondo?
«Nel mondo, privacy e dati son tutelati in modo differente (da Israele che utilizza metodica della lotta al terrorismo alla stretta ma variegata garanzia occidentale)».

L’Ai può dare garanzie?
«Le risposte sanitarie di Cina e Corea del Sud poggiano, in gran parte, sul ruolo centrale dell’Ai che ha consentito - e consente - il controllo millimetrico e personale delle popolazioni delle aree coinvolte (tra queste “traffici” internazionali altolocati che emergeranno nel postCovid). Le potenzialità e compatibilità dell’Ai, specie nei contesti sociali avanzati e democratici, è argomento su cui sarà necessario interrogarsi in fase postpandemica, offrendo risposte per migliorare l’efficienza dei sistemi sanitari».

In che modo?
«Se l’uomo ha avuto la meglio nel valutare la pericolosità dei fenomeni polmonari comparsi in Cina, è la macchina ad averlo allertato per prima. Questo mette in luce le grandi potenzialità dell’Ai nel mondo sanitario in caso di pandemie, finora solo parzialmente comprese e marginalmente sfruttate».

A costo zero?
«La potenzialità nasconde insidie e ostacoli da affrontare e risolvere. Tra gli aspetti più delicati coinvolgenti sostituibilità o integrabilità dell’azione umana con l’Ai, ci sono: trattamento dei dati, proprietà delle tecnologie, gestione di dato personale e conseguenze giuridiche. Sviluppi e potenzialità dell’Ai non sono controllabili se non a posteriori e con fatica. Vero campo di contesa è quello dei dati, la cui raccolta è pertanto sottoposta a forti limitazioni. Il perno attorno al quale ruotano modello americano ed europeo – sia pur con prospettive diverse – pone al centro la necessità, per le aziende che usano i dati, di ottenere il consenso di chi li conferisce e di mantenerne il segreto».

Ma, in Cina… 

«È assicurato il controllo del territorio con sistema fortemente automatizzato e sanziona singoli e loro comportamenti. Non è trasferibile in Europa che esige severe restrizioni all’acquisizione di dati biometrici pur con eccezioni per ricerca scientifica, tutela della salute, volendo intervento umano se ne derivino effetti giuridici per le persone. In tali scenari, salute, Ai, diritto ed etica devono incrociarsi».

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