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Nichi Vendola: interviene il Csm? Non mi spavento

Nichi Vendola: interviene il Csm? Non mi spavento
All'indomani della lettera del Presidente della Regione Puglia al procuratore antimafia di Bari, Desirè Digeronimo, che sta conducendo un'inchiesta che coinvolge l'attività della Giunta e dopo l'intervento del vice presidente del Csm Nicola Mancino (che ha chiesto alla Prima commissione del Csm di valutare l'eventuale apertura di una pratica a tutela del pm di Bari), Vendola ringrazia Mancino e, in un'intervista a un quotidiano, apre un nuovo fronte: «Sento un antico odore che è quello della presenza dei servizi deviati». La reazione del Pdl: sei stanco, dimettiti e riposa
• Il testo integrale della lettera di Vendola alla Digeronimo
• Di Cagno (ex-Csm): Vendola ha qualche ragione nel merito
• Sul giornale in edicola, lettera aperta di Quagliariello (Pdl): Vendola paga la sua stessa cultura

10 Agosto 2009

BARI - Chissà se il governatore della Puglia aveva previsto appieno tutte le conseguenze politiche della sua lettera-appello al pm dell'antimafia barese, Desirè Digeronimo, che indaga su una presunta "cupola" che dalla Sanità pugliese avrebbe spillato affari e voti. Nel suo scritto - reso pubblico tre giorni fa - Nichi Vendola sottolinea al pm alcune riflessioni sul prezzo che lui (che non è neppure indagato) sta pagando a causa di questa inchiesta e rileva alcune "anomalie" sia relativamente all'indagine (ritiene debba essere affidata ad inquirenti della giustizia ordinaria e non alla Dda), sia relativamente all'opportunità che se ne occupi un magistrato che, a detta di Vendola, ha legami personali che potrebbero "intralciarne" la serenità di giudizio. 

Due giorni fa, dopo una richiesta in tal senso da parte del presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, è intervenuto il vice presidente del Csm Nicola Mancino che ha chiesto alla Prima commissione del Csm di valutare l'eventuale apertura di una pratica a tutela del pm di Bari, giacché Vendola l'avrebbe accusata di volerlo danneggiare con una gestione «strumentale» dell’inchiesta che sta conducendo sull'attività della Giunta. «Invito la Prima commissione consiliare del Csm – ha scritto Mancino al presidente della commissione – a valutare se la lettera inviata dal presidente della Regione Puglia, on Nichi Vendola, alla dottoressa Desirè Digeronimo, pm presso il tribunale di Bari, concretizzi la sussistenza dei presupposti previsti dalla recente novella regolamentare per l’apertura di una pratica a tutela e, dunque, in caso positivo, se nel merito il contesto epistolare richiamato interferisca nel libero autonomo e indipendente esercizio dell’attività inquirente del predetto magistrato». Il presidente della Prima commissione del Csm prenderà in esame la vicenda nella prima settimana di settembre, alla ripresa dell’attività dopo la pausa estiva.

Ieri, Vendola replica (sempre a mezzo stampa) dicendosi «felice» che Nicola Mancino abbia investito della questione il Csm: così – ha dichiarato in un'intervista su Repubblica – «potrà valutare questa vicenda con serenità». Il presidente della Regione Puglia però non fa retromarcia rispetto ai contenuti espressi: nella lettera «ricusatoria» – spiega – «ho affidato alla buona coscienza del pubblico ministero, una persona che ho stimato, una riconsiderazione autocritica dei suoi comportamenti», perciò «rimetto tutto alla buona coscienza del magistrato». 

E, anzi, nelle sue dichiarazioni apre un nuovo fronte: «Sento un antico odore che è quello della presenza dei servizi deviati, indirizzati o mirati. Il teorema è che tutti siamo uguali. Ma mi dispiace: io non sarò mai uguale a loro». Replica anche a chi (dal Pdl e dall'Idv) ha tacciato il suo gesto di pressioni simil-berlusconiane sulle "toghe". «Un conto – obietta Vendola – è la delegittimazione di un potere autonomo e tutelato dalla Costituzione, come fa Berlusconi. Un altro è compiere un atto morale e non formale, come ho fatto io, riguardo una specifica situazione. Questo si chiama diritto di critica». Quanto alla destra che lo accusa di messaggi intimidatori, «il centrodestra – reagisce Vendola – non dovrebbe avere il coraggio di parlare. Io non ho nemmeno un avviso di garanzia. Per il mio predecessore, il ministro Raffaele Fitto, è stato invece firmato un ordine di custodia cautelare, che il Parlamento ha rigettato. E’ plurindagato in procedimenti scandalosissimi, per reati gravissimi. Lui però – insiste il governatore pugliese – non ha avuto la mia fortuna mediatica, quando sono stato letteralmente massacrato meritando i titoli di testa del Tg1. Oggi non c'è più bisogno di un killer per ammazzare una persona per bene come me. Basta che un’abilissima manina, che lavora per scrivere veline o inviare suggerimenti ai recapiti più vari, da destra a sinistra, costruisca una campagna di falsità». 

Immediata la reazione di Maurizio Gasparri: «Vendola si è offeso quando ho ipotizzato la sua interdizione. Ma ora offre argomenti clamorosi a questa eventualità. Afferma, in preda al panico mentre tutta la sinistra lo molla, che contro di lui agiscono gli immancabili servizi deviati. Aspettiamo la chiamata in causa della P2 e della Nato. Vendola ormai non è più nella condizione morale di governare la Regione. Si dimetta e chieda scusa per quanto ha fatto». «Tedesco, scodellato al Senato per evitare guai giudiziari, è il vessillo del degrado morale della sinistra. Siamo pronti a parlarne a Palazzo Madama quando si vorrà affrontare la vera questione morale che travolge la sinistra. Nel frattempo – conclude – ci auguriamo che Vendola la smetta di fare la figura del vile che farnetica». 

Sempre a proposito dei «servizi deviati», il presidente del gruppo consiliare di An-Pdl alla Regione Puglia, Roberto Ruocco, in una nota scrive: «Dopo la lettera di Vendola (al pm Digeronimo, ndr), temevamo che la vicenda giudiziaria che ha investito il suo governo stesse precipitando verso la tragedia di un uomo disperato. Dopo la sua odierna intervista in cui il Nostro scomoda perfino i "servizi deviati" come artefici delle sue disavventure, ci domandiamo invece se non ci si stia alacremente incamminando verso la farsa». Per Ruocco la Regione Puglia «è ormai in balia di un ossesso sempre più annebbiato e delirante, che abbisogna urgentemente di un lungo riposo in una ridente località di collina, se non in una accogliente struttura per stressati». Le dimissioni del presidente, conclude Ruocco, «non sono più soltanto un atto dovuto verso i pugliesi. Sono anche una pietosa necessità per la salvaguardia di quel che resta del povero Nichi Vendola». 

E c'è anche da segnalare l'appello di esponenti del Pd regionale al Pd nazionale. In una lettera aperta inviata ai segretari nazionale e regionale del partito, Dario Franceschini e Michele Emiliano, alcuni esponenti del Partito Democratico presenti nelle istituzioni giudicano «totalmente insufficiente, inadeguato e non più tollerabile» che il Pd affronti «in modo autocratico» le questioni legate alle inchieste giudiziarie sulla sanità pugliese e chiedono che «vengano attivati gli organi di democrazia interna» perchè il partito possa «discutere liberamente» di questi problemi. Primo firmatario della lettera è il vice sindaco di San Donaci (Brindisi), Antonella Vincenti, la quale sottolinea che su Facebook e con altri strumenti telematici è in corso una raccolta di firme per aderire al testo della lettera. I firmatari chiedono anche di discutere nelle sedi opportune dello stato della sanità in Puglia. Infine si chiede che, al di là dei giudizi personali, nel Pd «emerga una chiara e netta posizione» rispetto al lavoro della magistratura. «In un Paese nel quale la cultura berlusconiana vede l’attività giudiziaria come persecuzione – ci si chiede nella lettera – quale differenza separa il nostro partito da questa cultura nel momento in cui si attribuiscono alla magistratura barese intenti diversi dalla ricerca della verità?».
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