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In Puglia e Basilicata

«Io, povero boss molfettese ora cerco solo un lavoro»

«Io, povero boss molfettese ora cerco solo un lavoro»
di LUCREZIA D’AMBROSIO
Eccolo Gino De Bari, 52 anni, alla fine degli Anni ‘90 ai vertici dell’organizzazione, dedita al narcotraffico, decapitata con l’operazione Reset, oggi alla disperata ricerca di una vita nuova, tra definitivi di pena da scontare e qualche sbandata per motivi di fame. «Mi piacerebbe aprire un chioschetto per la vendita di bibite e panini. Ma sono disposto a fare qualsiasi cosa anche il parcheggiatore. Io non mi vergogno. Vanno bene anche i lavori più umili»

07 Agosto 2009

di LUCREZIA D’AMBROSIO 

MOLFETTA - «La verità è che in tasca non ho un centesimo. Non ho nemmeno i soldi per pagarmi il biglietto dell’a u t o bu s per andare da mio nipote, che è ricoverato al Papa Giovanni XXIII»: eccolo Gino De Bari, alla fine degli Anni ‘90 ai vertici dell’organizzazione, dedita al narcotraffico, decapitata con l’operazione Reset, oggi alla disperata ricerca di una vita nuova, tra definitivi di pena da scontare e qualche sbandata per motivi di fame. 

«Qui la gente continua a non fidarsi di me – dice - ad avere paura perché mi considera un boss ma non sa in che condizioni mi trovo. Sono povero. Non ho un lavoro. Nessuno, nemmeno le istituzioni sono disposte a darmi una mano, a spendere una parola per me. Se anche volessi andare lontano per lavorare dove nessuno conosce il mio passato non potrei farlo, non posso farlo. Sono un sorvegliato speciale e devo stare a casa la notte». 

A ragion del vero Gino De Bari, cinquantadue anni, per una manciata di mesi ha lavorato nell’azienda comunale che si occupa di nettezza urbana grazie al progetto del Ministero e di Italia Lavoro. 
«Provate a chiedere ai responsabili dell’azienda – dice orgoglioso - nessuno si è mai lamentato per il mio modo di lavorare. Non ho mai creato problemi. Ho sempre rispettato tutti. Percepivo meno di settecento euro al mese ma ero soddisfatto. Potevo rispettare le scadenze delle bollette. Ora non c’è più nemmeno quello e io continuo a pagare per il mio passato. Anche i miei figli e i miei fratelli risentono di questa situazione. Spesso mi dicono che nessuno li vuole e che sono costretti a lavorare fuori perché sono miei parenti. Per me questa è un’umiliazione. Ma che devo fare?». 

Il sogno di quello che un tempo tutti consideravano un boss? «Mi piacerebbe aprire un chioschetto per la vendita di bibite e panini. Ma sono disposto a fare qualsiasi cosa anche il parcheggiatore. Io non mi vergogno. Vanno bene anche i lavori più umili purchè, ogni mese, io abbia una paga. Da quando sono uscito di galera con l’indulto non ho più voluto saperne di droga e di spaccio e l’ho pure dimostrato in questi anni. Se dovessi ricominciare con lo spaccio, e per me non sarebbe difficile rimettere in piedi l’attività, farei soldi a palate ma non voglio tornare a fare quello che facevo prima. Io non sono un tossico, ho sempre rispettato i pagamenti, in certi giri sono ancora qualcuno e i grossi fornitori mi darebbero subito fiducia. Ma io ho deciso di cambiare vita». 

Ai tempi del narcotraffico Gino de Bari era uno dei capi della holding che gestiva lo spaccio di sostanze stupefacenti a Molfetta. Droga di ottima qualità a fronte di prezzi competitivi portavano a Molfetta clienti che venivano apposta anche da fuori regione. Quale fine abbiano fatto poi i soldi guadagnati con quei traffici non è mai stato chiarito. «Noi non abbiamo niente, abbiamo pagato gli avvocati – taglio corto de Bari poi ricomincia - ad altri ex detenuti è stata data una possibilità. Molti adesso fanno una vita diversa e sono contento per loro ma perché a me viene negata ogni possibilità. A cinquantadue anni ho bisogno di qualcuno disposto a darmi fiducia, a mettermi alla prova. Sono padre e nonno, specie per i miei nipotini voglio pensare ad un futuro diverso. Voglio che crescano in una casa dove c’è sempre da mangiare, dove ci sono i soldi per pagare le bollette e non c’è il rischio di restare senza acqua e senza riscaldamento, e dove questi soldi arrivano con un lavoro onesto».
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