Giovedì 18 Agosto 2022 | 21:50

In Puglia e Basilicata

Amati: il Ministero mandi gli ispettori alla Procura di Bari

Amati: il Ministero mandi gli ispettori alla Procura di Bari
L'assessore-avvocato regionale Fabiano Amati contesta la competenza della Procura antimafia di Bari ad investigare sulla Sanità pugliese: «Non c’è mafia. E allora perché indaga il pm antimafia Digeronimo?». «Questa, per motivi tecnici, è un’inchiesta che non esiste. Senza l’ipotesi dell’associazione mafiosa, non esiste alcuna possibilità di indagare»
• Controlli dei Nas sugli standard delle cliniche accreditate
• Inchiesta su sanatoria farmacie: ecco le 14 che ottennero la sede
• Federfarma: «Vogliamo chiarezza e concorsi regolari»

07 Agosto 2009

di MASSIMILIANO SCAGLIARINI 

Fabiano Amati attacca per difendere. Ha scelto il suo studio da avvocato per sollevare quella che lui chiama «un’eccezione tecnica» sull’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Bari. Lui, diventato assessore regionale in quota Pd proprio grazie al terremoto mediatico-giudiziario ed al rimpasto che ne è conseguito, chiede «un’ispezione del Ministero » negli uffici giudiziari baresi: il pm Desiree Digeronimo, è l’accusa di Amati, sta contestando l’associazione mafiosa al solo scopo di non cedere il fascicolo alla procura ordinaria. 
«A leggere i giornali - dice - mi sembra di essere in una comitiva di trafficanti mafiosi. Il lavoro dei pm somiglia a una messa cantata, con somministrazione costante di informazioni ai giornali: a questo punto credo sia giusto dire che per me questa indagine è assolutamente inconsistente». 

Ecco, immagini il vespaio che scatenerà adesso. «So bene che le mie parole potranno alimentare polemiche. Ma su questa inchiesta intendo svolgere una eccezione tecnica, e solo su quella accetterò il contraddittorio». 

Prego. «Siamo di fronte a un’indagine con queste caratteristiche. Primo, è incredibile: non nel senso che non è credibile. È proprio incredibile e basta. Secondo: è molto frenetica, molto compulsiva, reca in sé il sospetto che sia un diversivo. Terzo: è costosissima, perché non vi sono elementi sintomatici di un fatto-reato sul quale si indaga, né sospetti, per cui si acquisisce la documentazione quasi come se fosse un controllo di legalità sull’at - tività amministrativa, in violazione della costituzione. E per farlo ci si dota di costosissimi consulenti. L’indagine ha una natura assolutamente ricognitiva. E soprattutto è aggrappata come un uncino all’ipotesi dell’associazione mafiosa. Sia chiaro: senza l’ipotesi dell’associazione mafiosa, dove i reati contro la pubblica amministrazione sono reati-fine, non esisterebbe per la Direzione distrettuale antimafia alcuna possibilità di indagare». 

Sta dicendo che la dottoressa Digeronimo non ha titolo a indagare? «Su questo punto voglio essere il più chiaro possibile: siccome il magistrato fa parte della Direzione distrettuale antimafia, o aggrappa il tutto all’associazione mafiosa, oppure quella indagine non la può conservare». 

Dunque? «Dunque chiedo: dov’è in tutto questo l’associazione mafiosa? Vanno a prendere le carte relative al procedimento legislativo che cambia il dato demografico sull’apertura delle nuove farmacie. Benissimo: e la mafia dov’è?» 

Nelle carte, a quanto pare, ci sono le dichiarazioni di un pentito che ha parlato di rapporti tra politica e la mafia. «Insisto. Sfido chiunque a dire che con i reati di cui si parla siamo di fronte alla mafia. E faccio la domanda tecnica: di fronte a che indagine siamo?». 

Domanda alla quale lei ha già risposto, quando dice che quest’indagine le sembra un diversivo. «Ritengo fondato il sospetto che questa indagine abbia funzione diversiva. E cioè che serva a bilanciare il clamore di altre indagini. E questo pone in discussione - come dire - la storica affidabilità degli uffici del pubblico ministero barese. Ho letto che su questo filone ci si sta impegnando alacremente, anche nel periodo feriale, per “sintonizzare” le indagini all’arrivo del nuovo procuratore della Repubblica. Mi spiegate che cosa significa quel “sintonizzare”? Significa per caso: prima che arrivi il nuovo procuratore e metta ordine in questo splafonamento di competenze, noi vediamo di fare quel che possiamo?». 

Questa è una contestazione pesante. «Attenzione. Non sto contestando il lavoro dei pm. Sto difendendo lo Stato di diritto. E poiché non ho mai messo becco sulle ispezioni ordinate alla Procura della Repubblica per altre vicende, mi chiedo: rispetto a una eclatante violazione in linea tecnica come quella cui siamo di fronte, perché non si dispone adesso una ispezione in procura?» 

Non le sfuggirà che questa è la reazione tipica del centrodestra. Aveva ragione Fitto, allora... «Il centrodestra utilizza sempre lo stesso schema: le toghe rosse, la giustizia a orologeria, l’ispirazione degli uomini politici del centrosinistra sull’attività delle procure per contiguità culturale. Io non sto dicendo che magistrati di destra, o ispirati dalla destra, hanno deciso di andare a guardare con intento persecutorio le attività del centrosinistra. Io sto dicendo un’altra cosa: sto dicendo che si sta svolgendo un’indagine violando disposizioni dell’ordinamento, che appartengono all’organizzazione giudiziaria. Ed è quantomento discutibile che ciò avvenga con una somministrazione quotidiana di notizie alla stampa. È incredibile: invece di rinforzare il recinto della segretezza, si rinforza l’equità nella trasmissione delle informazioni a tutte le testate. Con una progressione quantitativa visibile». 

La sua non sembra solo una reazione politica. «No. In questo momento anche mia madre può sospettare che io faccia parte di una congregazione di mafiosi. Allora, delle due l’una. O entrando in giunta ho accettato di far parte di una associazione a delinquere di stampo mafioso, oppure - come ritengo - il pm si sta sbagliando e io mi trovo al posto giusto». 

Secondo lei qualcuno all’interno della giunta regionale pugliese teme le conseguenze politiche di questa inchiesta? «Ho visto proprio oggi (alla Gazzetta - ndr) una intervista al mio collega Fiore, che ha rappresentato perfettamente il punto di vista di tutti: siamo straniti, perché in generale non si riconosce in nessuna delle ipotesi avanzate dalla procura. Ma siamo sereni: nonostante tutto abbiamo prodotto una pluralità di atti amministrativi importanti, in linea con il programma elettorale». 

Vi sentite sotto la tutela della magistratura? «Assolutamente no. Temo però questa equazione: ad ogni acquisizione di atti consegue un’ipotesi di reato. Ed è insopportabile per persone come il presidente Vendola, sulla cui onesta nessuno può eccepire alcunché, l’idea che guidi una combriccola di trafficanti». 

A settembre la giunta incrocerà l’indagine penale quando sarete chiamati a decidere sul destino di Lea Cosentino. State costruendo il licenziamento della manager dell’Asl barese proprio sulla base delle intercettazioni pubblicate sui giornali. Non c’è in questo una contraddizione rispetto alle sue argomentazioni? «Un assessore regionale o il direttore generale di una Asl non vincono un concorso. Sono al servizio di un programma di mandato. Ognuno di noi, se è lambito dal sospetto, per facilitare il lavoro degli altri deve agevolare il ripristino dell’immagine, tant’è che il presidente Vendola chiede e ottiene diverse, dolorosissime rinunce. Eccepire sull’indagine non significa non correre ai ripari sul piano dell’immagine politica. La moglie di Cesare deve essere e deve apparire illibata. Noi, diversamente dal centrodestra, quanto c’è il rischio che non si appaia illibati, reagiamo così. È un modo per preservare le istituzioni, affinché non cali il giudizio negativo dei cittadini». 

Ciò non toglie, tornando ai fatti di questi giorni, che lei stia attaccando pesantemente i pm. «Così come in un condominio non ci sono condomini tutti buoni e in politica non tutti quanti hanno una invidiabile dirittura morale, questo vale anche per gli uffici dei pm. Per questo non mi sta bene quanto sta accadendo. E per questo credo che anche il centrosinistra debba dire che non gli sta bene, senza avere paura. Questa, per motivi tecnici, è un’indagine che allo stato non esiste».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725