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«La vecchia discarica di Corigliano sia posta sotto sequestro»

«La vecchia discarica di Corigliano sia posta sotto sequestro»
Tutto parte dal ritrovamento di rifiuti e percolato, il pericolosissimo liquido che è frutto delle discariche, avvenuto pochi giorni fa durante i lavori per la costruzione del nuovo impianto di trattamento rifiuti della Cogeam, attiguo alla discarica utilizzata dalla Monteco negli anni Novanta. Una scoperta tanto più allarmante se si tiene conto che dalla falda che si trova nel sottosuolo di Corigliano d’Otranto l'Acquedotto Pugliese estrae l'acqua che sgorga dalla gran parte dei rubinetti del Salento
• «Gli impianti sono a posto ma attenzione ai vecchi siti»
• «Basta con i cattivi odori si chiuda il biostabilizzatore di Poggiardo»

06 Agosto 2009

di DANILO LUPO 

«Gabellone metta sotto sequestro la vecchia discarica di Corigliano, prima che qualcuno inquini anche le prove delle responsabilità». Da Maglie Antonio Fitto chiede di vederci chiaro sulle responsabilità dirette per la presenza di percolato nella vecchia discarica di contrada Scomunica e su quelle indirette di omessa vigilanza. Ma il primo cittadino di Maglie, da mesi impegnato in una polemica con il collega di Melpignano Sergio Blasi, sferza anche l'avversario politico (pur senza nominarlo mai direttamente): «Nella nostra zona - dice - tantissimi sindaci hanno dimostrato di essere ambientalisti; se lo sono veramente, devono far sentire la loro voce su questa vicenda gravissima, indipendentemente da chi sta dietro ai dati inquinanti». 

Tutto parte dal ritrovamento di rifiuti e percolato, il pericolosissimo liquido che è frutto delle discariche, avvenuto pochi giorni fa durante i lavori per la costruzione del nuovo impianto di trattamento rifiuti della Cogeam, attiguo alla discarica utilizzata dalla Monteco negli anni Novanta. Una scoperta tanto più allarmante se si tiene conto che dalla falda che si trova nel sottosuolo di Corigliano d’Otranto l'Acquedotto Pugliese estrae l'acqua che sgorga dalla gran parte dei rubinetti del Salento e sulla quale ha dato l’allarme Ada Fiore, sindaco della cittadina grìca. 

Una sorpresa? «Veramente - fa notare Antonio Fitto - bastava leggere una dichiarazione fatta qualche anno fa dall’allora capogruppo provinciale di opposizione, Raffaele Baldassarre. Il punto è che tutti conoscevano i rischi, ma dopo la chiusura, negli ultimi dieci anni, la Provincia, che doveva controllare e gestire la fase di post-gestione e messa in sicurezza, dov'era?». 

Ora che l'amministrazione provinciale ha cambiato indirizzo, Fitto chiama in causa il presidente Antonio Gabellone. «Io non farò cose eclatanti - spiega - scriverò una lettera al presidente della Provincia perché intervenga in maniera forte e decisa, prima di tutto individuando le responsabilità e bloccando la situazione». Il rischio vero, in questa fase, sarebbe quello di un'alterazione dello stato dei luoghi: questa almeno il timore di Fitto che chiede al neo presidente l'atto più forte possibile. «Dovrebbe sequestrare l'area, non dando la possibilità a chicchessia di sanare e di inquinare le prove della responsabilità ». Il problema della vecchia discarica e della potenziale contaminazione della falda (evitata, a quanto risulta, solo da una fortunata conformazione geologica del sottosuolo ricco di argilla, che avrebbe tenuto i veleni lontano dall'acqua) si tira però dietro l'altra grande questione ambientale dell'area di Maglie, la Copersalento. 

E su questa vicenda le vecchie ruggini saltano fuori e non mancano le allusioni a possibili indagini. «Mi aspetto che ci sia una forte presa di posizione da parte dei sindaci del territorio - dice Fitto - che si sono mostrati tanto ambientalisti, a meno che l'ambiente e la salute dei cittadini non siano stati cavalcati con scopi strumentali: in questo caso è bene che quei sindaci non parlino né di questa vicenda né di altre». Da tempo il sindaco di Maglie ripete che sulla Copersalento si è messa in atto una speculazione politica che, paradossalmente, avrebbe agevolato l'azienda. «La Provincia, l'Arpa e la Asl hanno creato di fatto una situazione di favore per la Copersalento - ribadisce - ecco perché ho chiesto a questi enti di effettuare un'indagine interna per individuare i responsabili. E se non sarà interna, quest'indagine, probabilmente ci sarà qualcuno che lo farà dall'esterno e i responsabili usciranno fuori». In attesa delle indagini esterne, sul territorio di Corigliano proseguono i rilievi e le analisi, per certificare la causa della presenza di percolato. A frenarli, almeno per ora, un nuovo scoglio burocratico: l'Arpa non può ancora campionare i «pozzi spia» vicino la vecchia discarica, che si trovano in terreni privati. Una situazione della quale è stata informata nella tarda mattinata di ieri anche la struttura commissariale, che potrebbe a breve intervenire con un atto per sbloccare la situazione.
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