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In Puglia e Basilicata

Fiore: sconcertato dal Pm Digeronimo

Fiore: sconcertato dal Pm Digeronimo
Perplessità dopo l’acquisizione di atti relativi alla sua consulenza per la Regione prima della nomina ad assessore. Sul centro unico di prenotazione: «Tra fine agosto e inizio settembre lo vareremo. Ci sono tante altre cose che cercherò di fare nei prossimi mesi, se ce li ho...»
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06 Agosto 2009

di STEFANO BOCCARDI 

«Sinceramente, sono sconcertato. Le dico la verità (....) Per cui diciamo che la mia personale opinione, la mia personale sensazione, come assessore alla Sanità, non è la stessa che, evidentemente, almeno a giudicare dagli atti che fa, ha la dottoressa Digeronimo. Però, detto questo, ognuno fa il suo mestiere. Lei fa il suo. Io il mio». Per un quarto d’ora, con calma, il prof. Tommaso Fiore risponde a tutte le domande, spiegando anche nei dettagli la sua posizione di consulente della Regione per conto dell’Università. E poi della sua condizione attuale di assessore regionale. Ma quando, alla fine dell’intervista, gli si chiede di commentare le ultime acquisizioni di atti da parte della Procura, quando gli si chiede se vi possa essere una effettiva relazione tra l’inchiesta della magistratura e la volontà di togliere dalla scena politica il sindaco di Bari, Michele Emiliano, e il presidente della giunta regionale pugliese, Nichi Vendola, a quel punto, Tommaso Fiore, seppur solo per un attimo, sbotta. E allora, quel «sono sconcertato» mette a nudo lo stato d’animo di chi solo poche ore prima aveva appreso che i carabinieri questa volta si stavano occupando proprio di lui. 

Assessore, lei ha annunciato che presto sarà finalmente messo in piena efficienza il sistema dei cosiddetti Cup. Sarà davvero la volta buona? «Guardi, il problema del sistema prenotativo è un vecchio progetto. Il provvedimento è pronto. L’altro ieri non ho fatto in tempo a portalo in giunta, ma già venerdì (domani per chi legge - ndr) o al massimo tra fine agosto ed inizio settembre lo approveremo di sicuro perché sono convinto che i sistemi prenotativi siano l’unico rimedio alle lunghe liste d’attesa». 

A proposito di liste d’attesa, il gruppo coordinato dal prof. Aristide Carella lamenta di non esser stato ascoltato adeguatamente né dall’assessorato né dal presidente Vendola. «Guardi, il problema delle liste d’attesa è molto delicato. Le modalità con cui sono state affrontate nella prima fase hanno finito per creare problemi di bilancio. E non è un caso che circa un anno fa si decise di reimpostare il problema. Si tenne una riunione alla quale partecipò anche il prof. Carella e si decise di migliorare i sistemi prenotativi». 

Con quali risultati? In fondo la questione è ancora tutta da risolvere. O no? «Bè, no. Si può dire che è stato risolto in parte o a macchia di leopardo, ma va ricordato che noi avevamo una serie di sistemi prenotativi separati l’uno dall’altro. Sistemi che abbiamo progressivamente unificato». 

Ma com’è possibile che non si riesca a unificare i sistemi, in modo che la rete delle prenotazioni e delle conoscenze sia una e solo una? «Non è poi così facile come lei crede perché noi abbiamo ereditato un sistema fortemente frammentato di Cup aziendali fino al 2007. Dal 2007, con l’unificazione delle Asl, le stesse Asl hanno portato un fortissimo ritardo nell’unificazione dei sistemi prenotativi. E soprattutto sui territori più grandi che in teoria avrebbero dovuto risolvere il problema non dico al 100 per cento, ma almeno all’80 per cento». 

Quindi in fondo ha ragione il prof. Carella quando dice che, a suo avviso, i direttori generali non hanno fatto bene il loro lavoro. «Guardi, le posso solo dire che le unificazioni sono tutt’altro che operazioni semplici. Per fare un esempio, l’unificazione delle Asl di Bologna è durata tre anni. Quindi non è uno scandalo che sia durato tanto anche il processo pugliese. Certamente si poteva accelerare. Su questo non ho dubbi. Quanto ai direttori generali, però, ne abbiamo cambiati tanti...». 

E che significa? «Significa, ad esempio, che in questi ultimi cinque mesi c’è stato un lavoro massacrante. Ho fatto quel che ho potuto. Poi è chiaro che ci sono tantissme altre cose che non sono riuscito a fare, per carità. E spero di poterle fare nei prossimi mesi. Se ce li ho. Perché, ovviamente, se non ce li ho...».
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