Martedì 07 Aprile 2020 | 06:21

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La determina 230 che a luglio scorso ha modificato ex post i criteri di concessione dei contributi del Psr della Puglia potrebbe essere illegittima, perché ha comportato la riammissione in graduatoria di imprese che erano state escluse. Per questo il Programma di sviluppo rurale è finito nel mirino della Procura, che ha aperto un fascicolo con l’ipotesi di abuso d’ufficio.
Il 19 dicembre la questione fu sollevata in Consiglio regionale dall’ex assessore all’Agricoltura, Leo Di Gioia: «Si è deciso di togliere tutte le regole, riammettendo aziende escluse da due anni e finanziando quelle che avevano già ricevuto l’esclusione per motivi oggettivi del bando, in spregio oltre che al Codice degli appalti, a ogni regola di buona e sana amministrazione della cosa pubblica». Parole pesantissime che il presidente del Consiglio regionale, Mario Loizzo, ha consegnato alla Procura trasmettendo sia il video della seduta che la trascrizione dell’intervento.

E così, nei giorni scorsi, la Finanza si è presentata nella sede dell’assessorato all’Agricoltura dove ha acquisito copia del provvedimento (firmato dall’allora Autorità di gestione del Psr) e di altra documentazione, tra cui appunto le graduatorie delle misure interessate e l’elenco delle imprese dapprima escluse e poi ammesse. L’obiettivo sembrerebbe, appunto, verificare se la decisione della Regione sia o meno illegittima, soprattutto perché - a quanto sembra - potrebbe essere stata assunta a seguito di una lettera presentata alla Regione da alcuni tecnici interessati a quegli stessi progetti prima esclusi e poi ammessi.
Che la determina 230 abbia comportato la riammissione a finanziamento di progetti già dichiarati decaduti è una circostanza pacifica, confermata dallo stesso assessorato nel corso dell’audizione di inizio febbraio in Consiglio regionale: si tratta di 137 imprese che erano state escluse per mancanza di requisiti (dal Durc alla dichiarazione di bancabilità, fino alle autorizzazioni paesaggistiche) e che sono tornate in pista grazie alla decisione di posticipare la verifica di quegli stessi requisiti a un momento successivo rispetto al decreto di concessione dei contributi.

Il Psr 2014-2020 vale 1,616 miliardi di euro, di cui circa un terzo è concentrato nelle misure di investimento (i contributi diretti agli agricoltori) su cui si registrano i maggiori ritardi. Le previsioni del bando (e in particolare un parametro di valutazione dell’investimento proposto) sono state infatti impugnate davanti ai tribunali amministrativi, innescando una serie di «stop and go» non ancora superati. Fatto sta che a fine 2019 la Puglia non ha centrato gli obiettivi di spesa, e ora rischia di perdere 86 milioni di fondi europei (è stata chiesta una deroga per causa di forza maggiore). Anche l’Olaf, l’ufficio antifrodi di Bruxelles, nelle scorse settimane ha chiesto alla Regione l’elenco dei beneficiari delle misure finite in contestazione.

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