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In Puglia e Basilicata

Bari, il nuovo procuratore «In battaglia contro gli illeciti»

Bari, il nuovo procuratore «In battaglia contro gli illeciti»
Antonio Laudati presenta le sue strategie in un dibattito a tre con Piero Grasso, procuratore nazionale antimafia, Stefano Dambruoso, responsabile del coordinamento dell'attività internazionale del ministero di Grazia e giustizia. «L’informazione serve a battere i boss». Arriverà a Bari a settembre
• Chi è Antonio Laudati, prossimo capo della procura barese

03 Agosto 2009

La Mafia è oramai una multinazionale economica. In Italia il crimine organizzato fattura 170 miliardi di euro, un Impero sotterraneo che fa del business la linfa vitale. Quindi, per tagliare la testa della Piovra del malaffare, bisogna reciderne i tentacoli finanziari. Piero Grasso, procuratore nazionale antimafia, Stefano Dambruoso, responsabile del coordinamento dell'attività internazionale del ministero di Grazia e giustizia e Antonio Laudati, direttore della giustizia penale del ministero e dal primo settembre a capo della Procura di Bari, concordano sulla strategia da adottare nella lotta a Cosa Nostra spa: l'arma vincente è l'aggressione dei patrimoni illeciti. 

Il confronto a tre, moderato da Giovanni Pepi, direttore del Giornale di Sicilia, si è svolto nell'ambito della manifestazione “Cortina incontra”. Piero Grasso ha ricordato come da numerose intercettazioni emerga un particolare da tenere sempre presente: i boss non hanno tanto paura del carcere, quanto della confisca dei soldi. Allora, diventano pericolosi. Disposti a tutto pur di difendere il business. Per Stefano Dambruoso, in nome del Dio danaro, mafia internazionale e terrorismo di matrice islamica hanno dimostrato di poter raggiungere intese. Specialmente nella gestione del traffico di essere umani. 

Antonio Laudati, invece, ha sottolineato la nuova strategia della criminalità organizzata che non ragiona più in termini di territorio, ma di mercato. E il mercato non può che essere globale, senza frontiere. Il controllo capillare del territorio rappresenta ancora oggi per la Mafia Spa un punto di forza. La confidenza fatta da Tommaso Buscetta al giudice Giovanni Falcone non ha perso d'attualità: “Non esiste un filo d'erba senza che Cosa Nostra lo controlli”. E se i picciotti d'Oltreoceano, quelli a stelle e a strisce, attraversano un momento di oggettiva difficoltà proprio per il mancato controllo capillare del territorio, per Piero Grasso, la Mafia del Belpaese è ancora pericolosa. 

Precisa e attuale l'analisi di Laudati: “Il mercato del crimine organizzato non fa differenza tra Nord e Sud. Non solo: “Più la società civile sarà informata, più la Piovra del malaffare sarà costretta all'angolo. Perché l'informazione è una delle armi più efficaci di una democrazia. Infine, la trasparenza. Stefano Dambruoso ne ha evidenziato il ruolo cruciale. “Trasparenza in tutto, nei mercati, nella politica e nella magistratura. Oggi si sta arrivando ad un nuovo approccio prima legislativo e poi investigativo nella lotta alla criminalità organizzata. Che va migliorata anche adeguandosi agli standard europei”. 
Se l'inchiesta Pizza Connection ci ricorda le connessioni tra la politica e la mafia, i pizzini – anche i più recenti sequestrati – continuano a parlare di una politica contaminata e troppo disponibile nei confronti dei boss. [g. camp.]
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