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In Puglia e Basilicata

«Pronti a giurare  sul rigore morale  del professor Ciappetta»

«Pronti a giurare  sul rigore morale  del professor Ciappetta»
I medici del reparto di Neurochirurgia del Policlinico di Bari si schierano a favore del primario. L’anestesista Lauta: sono tutte menzogne, o io sono un imbecille. Il chirurgo Margari: interventi in piena coscienza. Secondo la ricostruzione del magistrao Giuseppe Scelsi invece Ciappetta avrebbe impiantato protesi senza che ve ne fosse reale bisogno
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02 Agosto 2009

di STEFANO BOCCARDI 

BARI - «Guardi, delle due l’una. O quelle che sono state scaricate addosso al prof. Pasqualino Ciappetta sono tutte menzogne - e io sono certo che sono tutte menzogne - o io per primo sono un autentico imbecille. E le dico di più. Sono pronto a dimettermi anche domani mattina se la magistratura riuscirà a dimostrare che solo una delle accuse che vengono mosse nei confronti del direttore della Neurochirurgia del Policlinico ha un minimo fondamento. Io voglio continuare ad avere fiducia nella magistratura. E sono certo che presto si farà piena luce. Ma in questi giorni ho letto troppe sciocchezze. Troppe accuse infamanti. E sento il dovere morale di non tacere. Sento il dovere etico di dire soprattutto ai pazienti che devono stare tranquilli. Perché dal 2005, da quando il prof. Ciappetta dirige la Neurochirurgia del Policlinico, non c’è stata una sola protesi vertebrale che sia stata impiantata illegittimamente». 

Se non proprio la testa, è pronto a giocarsi quanto ha di più caro il dott. Enrico Lauta, 48 anni, medico anestesista, da 15 anni in servizio nelle sale operatorie della Neurochirurgia del Policlinico di Bari. «Io, e con me quasi tutti i medici del reparto e gli infermieri - dice alla Gazzetta il dott. Lauta - sono pronto a testimoniare in tutte le sedi sulla correttezza professionale e sul rigore morale del prof. Ciappetta». 

Dichiarazioni, quelle del dott. Lauta, che fanno letteralmente a pugni con l’impianto accusatorio allestito dalla Guardia di Finanza e dal sostituto procuratore della Repubblica, dott. Pino Scelsi. Un impianto dal quale traspare che il prof. Ciappetta è soprattutto un pessimo medico e per di più corrotto. Un chirurgo che, in cambio di regalie e benefit di varia natura, elargiti dal Gruppo Tarantini, sarebbe arrivato al punto di aprire la schiena di decine di pazienti per impiantar loro senza motivo delle protesi vertebrali. Accuse pesantissime, che il dott. Lauta, ma anche quasi tutti gli altri anestesisti e chirurghi del reparto - e con loro pure gli infermieri - rigettano con sdegno. Dichiarandosi tutti pronti a mettersi in fila davanti all’uf ficio del dott. Scelsi per testimoniare l’innocenza del prof. Ciappetta. Per testimoniare, ad esempio, che «le protesi del Gruppo Tarantini, per esplicita disposizione del primario, non vengono più utilizzate a Neurochirurgia da mesi, da ben nove mesi». Per testimoniare, ancora, che «non c’è nessun caso microscopi». Per testimoniare che «il professore non si è mai avvalso né dell’auto né dell’autista dei Taranatini». 

Per testimoniare, insomma, che «chi accusa il prof. Ciappetta non è credibile». Accuse che vengono smontate anche dal prof. Antonio Margari, direttore dell’unità operativa di Chirurgia generale del Policlinico. Il quale dal gennaio del 2008 collabora con il prof. Ciappetta per le cosiddette stabilizzazioni anteriori (interventi assai complessi, che consistono, comunque, nell’impianto di una protesi). 
«Finora - dice alla Gazzetta il prof. Margari - abbiamo operato dieci pazienti. Tutti senza il benché minimo problema post operatorio. Tutti operati in piena coscienza. Tutti assolutamente bisognevoli di intervento». «E invece - aggiunge - leggo di supertestimoni che giurerebbero sull’inopportunità di alcuni interventi. Leggo di rischi di infezione. Leggo di protesi impiantate a vanvera. Tutto falso. Semmai, posso testimoniare il contrario. Posso testimoniare che in tanti casi il prof. Ciappetta è stato decisivo nella determinazione comune di non procedere all’intervento. Posso testimoniare che in un caso questa decisione è stata presa persino nei confronti di un paziente già addormentato. Il quale, insieme, mentre eravamo in sala operatoria, abbiamo deciso di sottoporre a tac e risonanza magnetica. E alla fine, proprio su indicazione del prof. Ciappetta, abbiamo deciso di non proseguire nell’intervento».
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