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In Puglia e Basilicata

Vendola: la Puglia trattata da ancella da questo governo

Vendola: la Puglia trattata da ancella da questo governo
di BEPI MARTELLOTTA
Il presidente della regione Puglia in un'intervista dice «no» ad un partito per il Sud. Per i vertici del partito la questione meridionale è nazionale e pertanto ritengono «inadeguata» ogni risposta localista. Sullo sblocco dei fondi Cipe rinviato a settembre: «Siamo in pole position per cantierizzare opere da 3,1 miliardi e che rappresentano ossigeno per la nostra Regione. Mi auguro che l’impegno venga mantenuto»

02 Agosto 2009

di BEPI MARTELLOTTA 

«Polemiche a parte, resta un nodo da sciogliere: la Puglia è trattata come un ancella da questo governo, perché questo governo continua a concepire il Sud come una palla al piede». Nichi Vendola alza il tiro dopo le trattative bollenti sullo sblocco dei fondi Fas, sblocco che è stato anticipato per la Sicilia mentre per la Puglia è stato rinviato a settembre. 

Che idea si è fatto di questo rinvio? Le bastano le rassicurazioni del premier e del ministro Scajola? 
Il giudizio lo daremo quando approveranno il Par Puglia: sino ad oggi il giudizio può essere solo politico e l’ap - provazione dei fondi destinati alla Sicilia appare più un modo per rimettere a posto le fibrillazioni interne al centrodestra e quella specie di secessione del Pdl siciliano. Purtroppo possiamo solo attendere e sperare che ci sia una ripresa di rapporti tra governo centrale e regioni: oggi sono nel punto più basso e più critico della storia nazionale. 

Il governo dice che i progetti della Puglia non erano pronti. 
Penso che siano stati usati argomenti pretestuosi per non includere nella riunione Cipe di fine luglio il Par Puglia. L’accordo di marzo tra governo e regioni determinò una sorta di automatismo tra presentazione dell’istruzione del Par e il suo varo. I discorsi di dettaglio che fa il ministero dello Sviluppo, per ora, ci consentono di credere al fatto che il Par pugliese sarà il primo del prossimo Cipe. Siamo in pole position per cantierizzare opere da 3,1 miliardi, opere che rappresentano ossigeno per la Puglia. Mi auguro che l’impegno venga mantenuto. 

Più in generale sul Sud si stanno scatenando polemiche, dentro e fuori il governo. Che ne pensa? 
Sono stato il primo in Italia a denunciare un Sud alla deriva, spogliato nei decenni dei trasferimenti ordinari e toccato nelle risorse addizionali, che sono diventate purtroppo le uniche. Questo governo è nato su una spinta ideologica legata alla questione settentrionale, che ha fatto proseliti anche nel centrosinistra. Il Sud viene visto come palla al piede, e l’alfiere e paladino - con la costruzione di campagne politiche - ne è il ministro Tremonti. La questione settentrionale, frutto del rancore sociale dei ceti rampanti che hanno visto piombare una crisi importante sulle loro spalle e hanno reagito col turbo-capitalismo in chiave padana - schiantatosi contro il muro della recessione - predomina. La Lega è diventata il nuovo partito della spesa, che drena risorse crescenti per il Nord e governa con una politica economica che sterilizza i fondi per il Sud. Sanità e scuola pubblica, finanziati dal prelievo sulle rendite dei ceti possidenti come accade in Usa, vengono ignorate. Si chiede, piuttosto, nuova contribuzione alle aree più depresse. Ora, finalmente, queste contraddizioni si sono aperte. 

Meglio «Io Sud» della Poli Bortone o il partito del Sud prospettato da Micciché? 
Ci sono in campo nuove istanze politiche e sociali: il Sud ha rotto il muro del silenzio dopo 30 anni di afasia. Oggi, grazie all’antimeridionalismo di Berlusconi, riprende la parola. Guardo con interesse a tutto ciò che si è messo in movimento nel Sud, è il segno di uno scongelamento: la parola del Sud era ibernata. Non abbiamo, però, bisogno del partito del Sud, che può essere la realizzazione del notabilato localistico o della ramificazione clientelare. Penso, invece, che ci siano tanti Sud e che quelli buoni sono assediati da quelli cattivi. Il sudismo è ideologia speculare del leghismo e non aiuta il Sud. Ci vuole un meridionalismo nuovo, che alzi la bandiera dell’autoriforma. Dobbiamo rimettere a fuoco la macchina pubblica, con trasparenza di atti e moralizzazione della vita pubblica. La politica deve tornare a recuperare una funzione e il Sud deve scegliere le virtù civiche contro l’ignavia, la questione morale contro il fatalismo dei meccanismi corruttivi. Deve ribellarsi a ciò che di patologico vive nelle proprie viscere. 

La questione morale, però, è da affrontare innanzitutto in Puglia. 
Sì, ma non nella forma di polemiche degli uni contro gli altri, non con discorsi scanditi dal sensazionalismo delle inchieste. Penso sia necessaria una rifondazione dell’ethos pubblico e della politica. Il Sud può diventare vettore di una nuova unità del Paese se è in grado di accettare questa sfida. Abbiamo bisogno di un meridionalismo nuovo e la Puglia, a questa sfida, non intende sottrarsi.
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