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Fratelli d'Italia con Giorgia Meloni


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Noi Moderati / Lupi – Toti – Brugnaro – UDC

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Pd Puglia, 4 candidati per una "poltrona"

Pd Puglia, 4 candidati per una "poltrona"
di BEPI MARTELLOTTA 
Si candida da solo, senza apparentamenti con correnti o mozioni, il segretario regionale uscente e sindaco di Bari, Michele Emiliano. Sostenuto dalla mozione Bersani, si candida anche il salentino Sergio Blasi, sindaco del Comune di Melpignano (vicesegretario regionale sarebbe Gilda Binetti). Per la mozione Franceschini il candidato è l'assessore regionale alla Trasparenza, Guglielmo Minervini. Infine, per la mozione Marino il candidato è l'avvocato Enrico Fusco, presidente provinciale di Arcigay. Ha ritirato la sua candidatura Francesco Boccia
• Guglielmo Minervini: in campo per evitare che ci sia un risiko sui nomi

01 Agosto 2009

BARI - «Si può discutere sulla direzione da dare alla barca ma praticare fori nello scafo è proibito». E l’affondo più pesante che ieri Massimo D’Alema, intervenuto a Bari all’assemblea degli aderenti alla mozione Bersani, ha lanciato nei confronti del segretario regionale Michele Emiliano, ma non è stato l’unico. Il sindaco di Bari, infatti, è arrivato nel congresso dello Sheraton quando ormai lo strappo era maturato: la mozione Bersani candiderà alle primarie per la scelta del nuovo segretario regionale Sergio Blasi, sindaco di Melpignano e uomo molto vicino al governatore Nichi Vendola. Una scelta mirata sia in direzione del presidente della Regione, alleato prezioso per D’Alema e col quale «si discuterà della competizione alle regionali del 2010» sia in direzione del sindaco di Bari, che aveva sfidato la mozione proponendosi come candidato unitario di tutte le mozioni in nome del rinnovamento. Il rinnovamento, scandisce il presidente della Fondazione Italiani- europei, ci sarà eccome, con un volto nuovo come quello di Blasi, cui - questo l’accordo raggiunto con gli uomini di Letta - sarà affiancata come vicesegretario regionale Gilda Binetti. 

Il momento più pesante per il segretario-sindaco, però, è stato quando ha preso la parola il candidato, accettando la sfida propostagli e annunciando: «mi dimetterò da sindaco a settembre, onde affrontare a tempo pieno i nuovi impegni nel partito». Un applauso lungo un minuto, arrivato dall’af follata sala, ha di fatto «congedato» Emiliano, additato dai dalemiani proprio per il suo doppio incarico e per questo respinto come candidato della mozione Bersani. «Abbiamo bisogno di fare un congresso - ha detto D’Alema - che non determini lacerazioni o scavalcamenti strumentali. La vita dei partiti è sempre più difficile in tempi di anti-politica, sono esposti a “Opa” ostili ed è per questo - altro affondo a Emiliano - che per poter dirigere un partito bisogna innanzitutto volergli bene». 

D’Alema elogia le parole di Enzo Lavarra, l’ex eurodeputato che ha condotto i negoziati tra D’Alema e Emiliano e che era pure indicato come candidato della mozione. A lui, quasi certamente, andrà la presidenza del partito pugliese in caso di vittoria dei dalemiani. Un congresso lungo, dice D’Alema, che «rischia di indebolirci» e che rende necessario «definire il perimetro entro il quale si svolge il confronto, un confronto che non deve mettere in discussione la nostra connotazione. Non è vero che vogliamo abolire le primarie, ma le dobbiamo fare come in America, con elenchi pubblici. Non può votare chi passa» dalle urne, dice D’Alema, sottolineando che la sua idea «non è un ritorno indietro, ma è un nuovo modo di organizzare una seria formazione democratica. Senza regole non solo falliscono i mercati finanziari ma anche la democrazia ». 

Un partito forte, strutturato sul territorio, che venga costruito dalla base, nei circoli e che si sottragga - altra critica velata a Emiliano - al «plebiscitarismo, alla deriva del leaderismo: ci vogliono persone che si sottopongono al controllo sociale», che passino dalle sezioni a discutere col partito le proprie decisioni. «Abbiamo deciso di avanzare la proposta di Blasi ed è una decisione che io ritengo importante: una persona che a nostro parere rappresenta un segnale forte di rinnovamento, di apertura alla società civile, al mondo giovanile. È una scelta - sottolinea D’Alema - che conferma la nostra vocazione alla innovazione ». 

Quindi l’invito al sindaco di Bari a fare marcia indietro sulla sua candidatura, invito non raccolto da Emiliano, che sarà in campo senza dichiarare appartenenza ad una mozione insieme a Blasi (Bersani), Guglielmo Minervini (Franceschini) e Enrico Fusco (Marino). 

«Sono dispiaciuto delle incomprensioni con Emiliano - dice D’Alema - ma sui principi e sulla politica, sono inflessibile. L’incompatibilità del doppio incarico l’abbiamo stabilita in tutta Italia, abbiamo scelto persone che siano a tempo pieno per il Pd. Michele, piuttosto, non è solo una personalità del Pd, ma dell’intero Mezzogiorno». La candidatura alla nuova responsabilità nel partito viene, insomma, rilanciata: «spero Michele voglia essere patrimonio di tutti, al di fuori del confronto congressuale». Michele raccoglie l’invito, ma non recede di un passo. La sfida continua. 

Franceschini a bari con emilianoEMILIANO: SONO IL SOLO SENZA "PADRINI" FONDERO' UNA CORRENTE E RILANCERO' L'AUTONOMIA DELLA PUGLIA
BARI - Esce dall’assemblea col volto ostentatamente sereno, ma la tensione è palpabile. Michele Emiliano non cede di un passo dalla candidatura, resta in campo nonostante il progetto unitario sul suo nome sia fallito e conferma: «ho raccolto le firme». Anzi, fa capire, comunque vada lancerò una mia corrente del Pd che andrà a coprire il vuoto sul Sud. Una sorta di opposizione interna al partito «vecchio modello» rilanciato, secondo lui, da D’Alema. «La mia candidatura ha prodotto un buon effetto: sono certo che se non mi fossi candidato la mozione Bersani - dice con aria beffarda - non avrebbe lanciato un uomo nuovo come Blasi. Importante anche la discesa in campo di Minervini: sono entrambi amministratori apprezzati e molto vicini ai giovani». Ma? «Ma tutti col doppio incarico» rimarca il sindaco- segretario rintuzzando l’al - tolà di D’Alema: Blasi, infatti, annuncia le dimissioni da sindaco «ma è consigliere provinciale», così come Minervini «è assessore regionale ». 

Apprezzato il discorso del nuovo candidato, meno quelli «sui massimi sistemi di D’Alema e Lavarra », il segretario regionale uscente - consumata l’ultima rottura - si tira tutti i sassolini dalla scarpa. «Sono contento perché Vendola ha dalla sua parte tutti i 4 candidati alla segreteria. Ma visto che mi sto candidando in solitudine - dice - intendo dar vita ad una mia componente. Perché un dato è certo: la mia è l’unica componente autoctona del Pd, l’unica a dar vita ad un’esperienza politica federale all’interno del partito, integrata nella dialettica delle mozioni nazionali ma che salvaguarda l’au - tonomia pugliese». Quindi l’af fondo su D’Alema: «ognuno di noi quattro è espressione di una cultura politica, ma la mia è l’unica candidatura che non ha “comandanti”. Il “capocorrente di Bersani è D’alema, che non vive in Puglia, così come nell’area Franceschini non c’è un referente pugliese. Il mio, dunque, è un invito a tutti i pugliesi a considerare come “loro” corrente quello che io sto costruendo, ri-candidandomi alla guida del Pd». 

Emiliano non intende sfilarsi dalla corsa congressuale, ma anche dal ruolo «che ricoprirò sino al 25 ottobre» di segretario uscente. «Va fatta una verifica con Vendola sull’attuazione del programma regionale - dice - e sul nuovo programma dei prossimi 5 anni», puntando alla trasparenza. «La campagna elettorale delle regionali va seguita e impostata e i candidati dovranno farla insieme a me: già da subito vorrei organizzare con Vendola il dialogo» onde evitare di arrivare « a novembre ancora impreparati sulle regionali ». Non solo, Emiliano non si sottrae al ruolo di responsabile Sud del Pd consegnatogli da D’Alema, anzi. «Sono pronto ad essere il rappresentante del Sud, ma D’Alema non mi chieda distinzioni tra le mozioni. Raccolgo la missione, per me significa che sin da domani mi sento autorizzato a parlare a nome del Partito democratico del Sud». Ecco il «nuovo» partito che Emiliano immagina, federale e autonomo, non schierato se non dalla parte di quel Mezzogiorno che «sinora non ha saputo parlare». U n’idea che - dice - mi convince molto di più di quella prospettata da D’Alema. «Il progetto di partito che lui presenta già esisteva e non ha funzionato - attacca Emiliano - non si può concludere che il 50% degli italiani votano a Berlusconi perché sono “antipolitici”, è come il negoziante che si incavola perché i clienti non comprano la sua merce». Va cercato il nuovo, «ma con spirito di libertà e con forme organizzative nuove. Il mio modello di Pd è all’americana, non un partito militarizzato come vuole D’Alema, né basato sul controllo delle tessere». I tempi sono mutati, conclude il sindaco, e «la vita politica non la si fa nelle sezioni di partito. D’Alema guardi cos’è Emi-lab, altro che plebiscitarismo! ». 
di BEPI MARTELLOTTA
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