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In Puglia e Basilicata

Energie rinnovabili «Il Salento è stato svenduto»

Energie rinnovabili «Il Salento è stato svenduto»
di FLAVIA SERRAVEZZA 
«I mega impianti energetici rubano paesaggio, storia e salute». Sessanta associazioni protestano, il documento firmato anche da un centinaio di cittadini. La richiesta di moratoria approderà presto sul tavolo del governatore Nichi Vendola. L’obiettivo è quello di ottenere il blocco delle autorizzazioni relative ai progetti di mega impianti energetici previsti nel Salento, e la conseguente revisione del Pear 
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31 Luglio 2009

di FLAVIA SERRAVEZZA

«Il Salento si “svende” al miglior offerente in nome delle energie rinnovabili». Il vento della protesta contro gli insediamenti indiscriminati di impianti energetici non si placherà fino a quando la Regione non fermerà gli iter autorizzativi in corso per la realizzazione della miriade di progetti di centrali a biomasse, impianti di mega eolico e mega fotovoltaico che si preparano ad invadere il territorio. Lo hanno ribadito ieri mattina gli oltre 60 movimenti, comitati e associazioni salentine riuniti a Palazzo Adorno per presentare il testo di una moratoria contro l’energia selvaggia, già sottoscritto, prima del voto alle ultime elezioni amministrative, dalla vice presidente della Regione Puglia Loredana Capone e dal presidente della Provincia di Lecce Antonio Gabellone. 

La richiesta di moratoria approderà presto sul tavolo del governatore Nichi Vendola, ma anche su quello del Prefetto di Lecce e della Giunta provinciale. L’obiettivo, come si diceva, è quello di ottenere il blocco delle autorizzazioni relative ai progetti di mega impianti energetici previsti nel Salento, e la conseguente revisione del Pear (Piano energetico regionale) «per una più corretta e rigorosa pianificazione degli interventi, con l’azz eramento totale degli impianti a combustione». Tra i firmatari della richiesta, oltre alle 60 associazioni ambientaliste che di recente hanno costituito l’“Unione per l’Ambiente e la Salute del Grande Salento”, figurano anche un centinaio di singoli cittadini. 

Un piatto di lenticchie sul tavolo della conferenza stampa stava a rappresentare, come ha spiegato Oreste Caroppo del movimento “La Rinascita del Salento”, «quel pugno di lenticchie in cambio del quale le amministrazioni pubbliche stanno svendendo il territorio per consentire l’installazione di mega impianti energetici che rubano al Salento paesaggio, storia e salute e introducono in aree turistiche, naturali e rurali, un’anacronistica e dissonante vocazione industriale». «Sono ormai le stesse aziende che propongono, chiavi in mano, la realizzazione di questi mega impianti energetici ai Comuni; quest’ultimi sono allettati dalle royalties e pur di procurarsi nuove entrate per sanare gli asfittici bilanci comunali sono disposti a sacrificare una parte del proprio territorio», ha aggiunto Giovanni Seclì, del Forum Ambiente e Salute. Così la corsa all’energia da fonti rinnovabili si sta trasformando in un businnes dove quello che conta è assicurarsi nuovi finanziamenti. Ne è convinto Marcello Seclì, presidente della sezione Sud Salento di Italia Nostra, che ha focalizzato il suo intervento sull’immoralità di autorizzare campi di pannelli fotovoltaici o solari nei campi agricoli salentini o su suoli palustri ricchi di biodiversità o rocciosi (e quindi importanti per l’attività di pastorizia). 

«Ora ci preoccupano non tanto i progetti per l’installazione di parchi che superano un megawatt e che occupano estensioni enormi - ha spiegato Seclì - piuttosto quelli di ridotte dimensioni per i quali è facile aggirare le norme di Via». «Quello che ci allarma - ha aggiunto - è il vorticoso giro d’affari che si apre a favore di società che, nella pratica, sono sempre le stesse: i terreni verranno acquisiti, desertificati e sottratti all’economia locale in quanto creeranno profitti solo per pochi, nemmeno per i Comuni che per potenze così basse non percepiscono royalty. L’impatto di questi impianti sarà devastante e così il Salento corre il rischio della desertificazione».
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