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In Puglia e Basilicata

E a Bari, un teatro (funzionante) ridiventa un capannone

E a Bari, un teatro (funzionante) ridiventa un capannone
Sfratto per finita locazione: questa la motivazione. E così, il teatro Abeliano, dopo 32 anni, è costretto a lasciare la sua sede storica. «Speravamo in una ulteriore proroga - dice Vito Signorile - ma non c’è stato nulla da fare. Abbiamo vissuto momenti molto difficili e, per fortuna, il sindaco, la Provincia e altri teatri ci hanno dimostrato solidarietà». Per salvare la stagione, una parte degli spettacoli sarà ospitata da teatro Piccinni, nuovo teatro Forma, teatro dell'Anonima Gr e auditorium del polivalente di Japigia

30 Luglio 2009

BARI - Le signore della pulizia spazzano in silenzio, alcuni operai portano via gli ultimi arredi del teatro Abeliano. Quella che era la sede adesso è irriconoscibile. Resta una sorta di scheletro, fatto di muri, nere capriate, un buco dal diametro di alcuni metri nel centro del palcoscenico. Insomma, il teatro Abeliano, dopo 32 anni, non c’è più nella sua sede storica. 

E stamattina, alle 10.30, davanti all’ingresso, il presidente del teatro Abeliano, Vito Signorile, consegnerà le chiavi ai proprietari. Contestualmente, saranno restituite alla cooperativa Gruppo Abeliano le 18 mensilità anticipate più una quota relativa alle migliorìe che sono state apportate ai locali di quello che un tempo era un capannone, un deposito di frutta. Il tutto per un totale di 70mila euro. 

Vito Signorile, raggiunto in provincia di Brindisi, a Mesagne, dove sta girando un film con Sergio Rubini, spiega: «Abbiamo portato via l’attrezzatura teatrale, abbiamo smontato i pannelli resistenti al fuoco - spiega Signorile - le porte tagliafuoco, le strumentazioni della cabina di regia e tutto il palcoscenico». 

Sfratto per finita locazione: questa la motivazione. Già due anni fa fu notificato lo sfratto e dal magistrato il teatro Abeliano ottenne una proroga per restare, in quella sede, per un altro anno. «Speravamo in una ulteriore proroga - dice Vito Signorile - ma non c’è stato nulla da fare. Abbiamo vissuto momenti molto difficili e, per fortuna, il sindaco, la Provincia e altri teatri ci hanno dimostrato solidarietà». Al teatro Piccinni, infatti, sarà ospitata una parte importante della stagione, la «Actor» e altre rappresentazioni si terranno nel nuovo teatro Forma, in quello dell’Anonima Gr e nell’auditorium del polivalente di Japigia. Insomma, tutta la programmazione è salva. 

Ma già si dovrebbe pensare al dopo, fra un anno. «Partirà, come le istituzioni hanno annunciato - spiega Signorile - una sottoscrizione volontaria, che potrebbe mettere insieme pubblico e privato, per realizzare un nuovo teatro. Abbiamo chiesto di individuare un suolo pubblico per la nuova sede - dice Signorile -, possibilmente a Poggiofranco. Sa, la gran parte dei nostri mille abbonati vive fra Carrassi e Poggiofranco e trovare una sede da quelle parti è per noi importante e strategico. Domani (oggi per chi legge, ndr) restituiamo le chiavi al proprietario: la scadenza prevista era per il 31 luglio, con una penale prevista per ogni giorno di ritardo di ben 1.500 euro. Anticipiamo di un giorno e chiudiamo questa situazione che non è certo piacevole». 

I vari pannelli ignifughi, i sipari e le poltrone autoestinguenti, saranno in gran parte adattati al nuovo teatro. La speranza è che gli enti locali diano una mano, che l’eventuale raccolta di fondi si faccia presto e vada a buon fine. Altrimenti un buon esperimento culturale rischia davvero di morire. Resta da vedere quale sarà il futuro della ormai ex sede del teatro. La destinazione urbanistica prevedeva l’abbattimento di quel capannone per realizzare un’area a verde. Ma 32 anni fa fu sottoscritto un atto di sottomissione con il Comune, tuttora valido, che prevedeva la trasformazione del capannone in teatro. Qualora l’ente locale avesse deciso di realizzare il verde, avrebbe potuto far abbattere il teatro senza che proprietari né gestore potessero opporsi.
MANLIO TRIGGIANI
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