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In Puglia e Basilicata

I medici fuggono  da ospedali tarantini

I medici fuggono  da ospedali tarantini
Da Manduria a Taranto imedici fuggono dagli ospedali. Lo denuncia Colasanto, direttore generale Asl. «Prendono possesso degli incarichi con i concorsi, poi chiedono la mobilità per andar via»
• «Non sono i medici ad abbandonare, ma le strutture che respingono»
• A Manduria quell'ospedale riscoperto sotto le elezioni

29 Luglio 2009

di MARIA ROSARIA GIGANTE 

La fuga dei medici specialisti. Sempre più numerosi chiedono di andar via dalle strutture ospedaliere. «La realtà è che oggi non c’è grande attrattività né per i pazienti, né per i medici». A lanciare l’allarme è il direttore generale dell’Asl di Taranto, Domenico Colasanto, dopo il caso esploso all’ospedale di Manduria dove i posti letto di Ortopedia sono passati da 20 a 8, con le conseguenti dimissioni del primario Vincenzo Petrocelli. Intanto, in merito all’invito rivolto alle Asl dall’assessore regionale alla Sanità, Tommaso Fiore, a finanziare posti da ricercatore all’Università in modo da controbilanciare almeno nell’area sanitaria i tagli alle Università pugliesi, Colasanto dice: «Siamo pronti a farlo. C’è solo da verificare il percorso sul piano giuridico». 

Dottor Colasanto, perché ha ridimensionato Ortopedia a Manduria? «Smentisco categoricamente. Non c’è alcun ridimensionamento per Manduria. Questa è solo una speculazione politica. Lo dimostra il fatto che stiamo facendo i lavori per l’ammodernamento del reparto e stiamo potenziando la strumentazione, per cui, tenendo conto del ridotto organico a soli due medici, abbiamo provvisoriamente ridotto da una ventina a otto i posti letto. La questione è in altri termini». 

In che senso? «C’è una difficoltà da parte dei medici ad accettare Manduria. Inoltre, c’è contestualmente nell’intera provincia una notevole richiesta di mobilità dei dirigenti medici di primo livello, compresa la realtà di Manduria. Richieste alle quali violando la legge sto opponendomi, nel senso che mi riservo di dare assenso quando avremo trovato le sostituzioni. Naturalmente questo mi sta comportando una serie di azioni legali perché queste richieste vanno soddisfatte entro 60 giorni. Ma cosa posso fare?» 

Perché tutto questo? «Questa provincia produce pochi iscritti alle facoltà di Medicina. Chi studia fuori, preferisce non tornare. Chi ci arriva per concorso, prima accetta il contratto a tempo indeterminato, viene qui, acquisisce il titolo e dopo un certo periodo di tempo chiede la mobilità. Da qualche tempo abbiamo inserito nei contratti - saranno già sette-otto i casi - la clausola che non si può lasciare prima dei cinque anni». 

Che cosa è accaduto esattamente all’Ortopedia di Manduria? «Eravamo rimasti con soli due medici. Avevamo già fatto un avviso pubblico per cercare ortopedici, offerto contratti, bandito il corcorso, ma niente. Ad un certo punto, abbiamo trovato tre ortopedici, ma mi hanno detto o andiamo al SS. Annunziata, o a Manduria niente da fare, grazie. Stavamo affrontando il problema già da 6-7 mesi col dottor Petrocelli. Gli avevo dato mandato di stipulare contratti in urgenza, ma non ha trovato nessuno. Ho, quindi, sollecitato un protocollo di intesa con l’Ortopedia di Grottaglie in modo da scambiarsi le sedute operatorie, ma la cosa ha funzionato solo per un mese. Due mesi fa ho messo in guardia dal rischio di dover chiudere per carenza di medici. Tre giorni fa, ho ricevuto una lettera riservata dal dottor Petrocelli nella quale mi annunciava la sua intenzione di mollare. L’ho convocato, ma mi hanno detto che era in ferie. Il giorno successivo, la lettera di dimissioni era stata protocollata all’Ufficio del personale. Ne ho preso atto. Ora spero di trovare un ortopedico con il concorso subito bandito». 

Ma perché tutti questi no a Manduria? «Non lo so neanche io. E’ un problema che sto vivendo con una sofferenza personale. Forse perché è un ospedale vecchio, per la carenza storica di dotazione tecnologica, per la difficile viabilità. Mi chiedo perché non ci abbiano pensato prima a costruire un nuovo ospedale». 

E perché tutti questi no a Taranto? «Sarà anche per la carente strumentazione. Diciamocelo francamente, uno fa una tesi sperimentale su cose avanzatissime, poi arriva qui e non trova neanche la Tac. Per questo sto insistendo e continuerò ad insistere sul rinnovo del parco tecnologico. E’ fondamentale ammodernare e creare nuovi ospedali. Quando avremo il San Raffaele, oggi ipotesi sempre meglio strutturata, è difficile che se ne vorranno andare». 

Dopo i tagli, l’Asl aiuterà l’Università a migliorare la formazione? «Sì. Verificherò con la Provincia la strada da loro sperimentata di finanziare borse di studio. Proveremo a far specializzare qui gli studenti con la speranza che rimangano».

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