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In Puglia e Basilicata

Sanità, il Pd pugliese chiede un'Authority nazionale dei manager

Sanità, il Pd pugliese chiede un'Authority nazionale dei manager
Il PD dice «basta alla discrezionalità nella nomina dei vertici delle Asl. In futuro le scelte dovranno guardare alla capacità, al merito, alla professionalità, all’esperienza dei candidati. Un’Authority nazionale dei manager è la ricetta contro le patologie del sistema sanitario illustrata dal gruppo PD in Consiglio regionale. Il capogruppo Antonio Maniglio: prima tappa, la modificare in Puglia del decreto legislativo 502/1992 che regola la nomina dei manager; poi una legge nazionale

28 Luglio 2009

BARI - Il PD dice «basta alla discrezionalità nella nomina dei vertici delle Asl. In futuro le scelte dovranno guardare alla capacità, al merito, alla professionalità, all’esperienza dei candidati. Un’Authority nazionale dei manager è la ricetta contro le patologie del sistema sanitario illustrata dal gruppo PD in Consiglio regionale. Una proposta di legge regionale e una statale le medicine, gli strumenti insomma, per una svolta di autonomia nella sanità. 

Una strategia in due mosse, ha spiegato il capogruppo Antonio Maniglio. La prima tappa punta a modificare in Puglia il decreto legislativo 502/1992 che regola la nomina dei manager. La pdl è stata appena depositata per l’avvio dell’iter consiliare. La seconda passerà da contatti che saranno avviati fin da settembre coi colleghi di altri Consigli regionali, per arrivare ad una proposta di legge d’iniziativa di almeno cinque regioni, come prevede la Costituzione, per la creazione di un’agenzia cui affidare la tenuta di un albo nazionale dei dirigenti della sanità. 

«Una sorta di Authority svincolata dal controllo politico, che raccoglierà le professionalità più forti, nella massima autonomia dal potere politico. Penso a magistrati in quiescenza della Corte dei Conti o dei Tar – ha spiegato il capogruppo – e credo si debba passare necessariamente dall’extraregionalità: la scelta dovrà ricadere su non residenti nelle regioni in cui saranno chiamati ad operare». Quasi in contemporanea, anche il centrodestra ha convocato i giornalisti sulla sanità. «Siamo contenti di averli costretti a pensare, anche se credo ci vorranno propinare la solita minestra riscaldata». Intanto, ha ricordato Maniglio «eravamo e restiamo la terzultima regione nel riparto del fondo sanitario. Da presidente Fitto si era impegnato, ma da ministro se n'è dimenticato. Quanto al disavanzo tanto cavalcato dal Polo, quello di fine legislatura sarà abbastanza più basso di quello registrato nella sanità del Polo, nel 2005». 

«Faremo i conti degli emendamenti dell’opposizione che hanno contribuito a far lievitare la spesa sanitaria in maniera massiva», ha osservato Giuseppe Romano, nell’illustrare i contenuti della proposta di legge. «Bisogna lavorare perchè il sistema venga messo in condizione di produrre buona sanità, ridurre gli sprechi e le mobilità anche extranazionali, affrancarlo dall’ingerenza politica, privilegiare competenza, capacità, professionalità, neutralità e merito». Non solo direttori generali, anche quelli di distretto, gli amministrativi, i primari delle divisioni ospedaliere, «tutto il management, nei confronti del quale – ha insistito Sandro Frisullo – va attuata una netta distinzione tra la politica e la gestione». Alla prima la responsabilità delle scelte, su una rosa di nomi, alla seconda quella dei risultati, ma in piena autonomia dal livello politico.

«Un atto monocratico del presidente della regione (ora è una delibera di Giunta) attraverso un percorso democratico», è il procedimento indicato da Pino Romano. Nel caso dei direttori generali, la nomina è preceduta dal parere della conferenza permanente per la programmazione socio sanitaria, da quello della conferenza dei sindaci per le asl e del rettore per il Policlinico. I consiglieri regionali avrebbero successivamente trenta giorni per pareri motivati. Agli altri vertici si accede per concorso, al pari dei primari, con nomina fiduciaria ma nel rispetto di una terna e con parere motivato del dg. 

«Crediamo nella formazione per far crescere una classe dirigente della sanità. La logica è di allargare le maglie, l’esatto contrario del commissariamento ed anche di quanto teorizza Forza Italia in Consiglio regionale». «La qualità della prestazione è sempre legata alla formazione» ha rilevato Pina Marmo: «la politica deve capire i punti di debolezza di un sistema e cercare di intervenire su quelli». 

E' su questi temi «che ci si dovrà misurare in questo ultimo scorcio di mandato e nel successivo», ancora secondo Frisullo: «mai sottrarsi ad una discussione sulla quantità e qualità della spesa, che non sempre corrisponde a requisiti di efficacia». Sono argomenti sui quali ha sempre puntato il Pd, «riformista e democratico – ha sottolineato Dino Marino – e sui quali, in questo stesso giorno, il centrodestra ed anche il governo regionale intendono ragionare. Siamo contenti dell’attenzione della Giunta, ma sarebbe più utile una sinergia stretta con Vendola e l’assessore Fiore. Un distacco dell’esecutivo dal Consiglio non aiuta nella costruzione di un percorso che risulterà decisivo. Il nodo è sempre quello: separare la politica dalla gestione».
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