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In Puglia e Basilicata

Segreteria Pd in Puglia Emiliano corre (quasi) solo

Segreteria Pd in Puglia Emiliano corre (quasi) solo
di BEPI MARTELLOTTA 
Appena riconfermato alla guida della città di Bari, si prospetta un Michele Emiliano bis anche per la segreteria del Partito Democratico in Puglia. Infatti, dopo l'"adieu" di Decaro e mentre sembra perdere colpi la spinta propulsiva dei dalemiani che sostengono l'ex eurodeputato Enzo Lavarra, Piero Fassino, chiamato dai pugliesi pro-Franceschini ad illustrare la mozione, lancia dallo Sheraton di Bari la candidatura unitaria di Emiliano, dicendosi pronto a ritirare i nomi sul tappeto dei franceschiniani per la guida regionale (l'assessore Gugliemo Minervini) 
• Ignazio Marino a Bari: sul doppio incarico deve decidere Emiliano

28 Luglio 2009

BARI - Si chiude nuovamente coi reciproci dissensi l’intensa trattativa condotta da Michele Emiliano e Massimo D’Alema sulla candidatura a segretario regionale per la mozione Bersani. E, nella guerra dei tatticismi, s’infilano i pugliesi della mozione Franceschini, offrendo al segretario uscente l’assist già lanciato dalla terza mozione (Marino) della sua candidatura unitaria per il Pd pugliese. È questo l’esito dell’ultima due giorni che vede il Pd ancora sull’ottovolante per le scelte dei candidati segretari. 

In Salento, domenica, Emiliano ha illustrato la situazione a D’Alema dopo l’uscita di scena del candidato Decaro. Nessun nome alternativo, se non quello lanciato dagli stessi dalemiani: l’ex eurodeputato Enzo Lavarra. Emiliano - riferiscono i dalemiani - incassa e promette di mantenere l’impegno a non ricandidarsi, rimanendo però defilato perché non intenzionato a impegnarsi in una campagna elettorale per un candidato nel quale non crede. Ieri, quindi, il nuovo tourbillon. Piero Fassino, chiamato dai pugliesi pro-Franceschini ad illustrare la mozione, lancia dallo Sheraton di Bari la candidatura unitaria di Emiliano, dicendosi pronto a ritirare i nomi sul tappeto dei franceschiniani per la guida regionale (l’assessore Gugliemo Minervini). «Se ci sarà la candidatura di Emiliano, siamo pronti a sostenerla. Sarebbe una buona cosa che consentirebbe di proseguire un’esperienza di direzione politica del Pd che ha dato al nostro partito respiro, apertura alla società, innovazione e autorevolezza». 

Se, però, non vi fossero le condizioni «non mancano - ha aggiunto - tra gli aderenti e i sostenitori della mozione Franceschini donne e uomini autorevoli e forti». Netto, poi, il dietro-front anche sulla questione del doppio incarico del sindaco-segretario, pure sollevata in passato. «È un problema da valutare - dice Fassino - sul piano dell’opportunità politica e dell’utilità». Insomma, la realpolitik prevalga sul resto. 

Emiliano, a poche ore dalla fatidica cena con D’Alema e dopo aver raccolto l’appello di Ignazio Marino, incassa subito il sì di Franceschini, onde spostare sui dalemiani l’onere di non voler tenere unito il partito in Puglia. E rilancia la sua, per certi versi attesa, ricandidatura: «La mia disponibilità è totale, avevo già auspicato nelle settimane scorse di individuare una candidatura che evitasse di trasformare il congresso in una conta e accompagnare il partito alla sfida delle regionali». 

Quanto alla terzietà da lui perseguita (sinora non si è mai esposto con nettezza sulle mozioni in campo), «è naturale» e giustificata proprio dall’obiettivo unitario. Certo, sottolinea il leader pugliese del Pd, «so che ogni volta che semini vento raccogli tempesta e se si scateneranno conflitti, quest’opzione potrebbe non essere praticabile». Ma - e qui scatta la sfida a D’Alema, nel tentativo di isolare i suoi - «se Bersani mi chiede di essere il suo candidato e me lo chiedono anche Marino e Franceschini, non vedo la ragione per cui io non dovrei accettare la candidatura». 

Insomma, Michele il gladiatore è di nuovo in campo e - superato lo sconforto per l’addio di Decaro che lo aveva indotto al «mollo tutti» - è pronto a lanciare l’ultima sfida alle urne delle primarie, trampolino per il tuffo alle regionali 2010. «Se la mozione Bersani dovesse convincersi, non verremmo meno. La nostra - dice Giovanni Procacci - non è schermaglia tattica, ma ferma convinzione». «È D’Alema che solo ora si accorge del doppio incarico - attacca Gero Grassi - ed è la sua mozione ad aver evitato il confronto, se non a 4 occhi in Salento». Quanto all’unità, «non può esserci una soluzione a Bari e una a Roma». 

Ma non tutti sono sulla stessa linea. Se, infatti, il candidato in pectore Minervini è pronto a chinare la testa di fronte alle «convenienze politiche» indicate da Fassino - e dunque a fare un passo indietro - Fabiano Amati, l’altro assessore regionale indicato in pista dai franceschiniani, è a dir poco indispettito: dopo aver guerreggiato nel partito pugliese sul doppio incarico, avendo contro i dalemiani, oggi se li ritrova contro per gli stessi motivi. «Prevale la linea dell’opportunismo e la cosa più irritante per me è ascoltare oggi la predica da parte di chi, in tanti mesi, ha legittimato il doppio incarico. Questa non è politica, mi sembra di stare in tv a “Chi vuole essere milionario”».
BEPI MARTELLOTTA
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