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In Puglia e Basilicata

I «bulli» pugliesi faranno volontariato

I «bulli» pugliesi faranno volontariato
È l’obiettivo del progetto della Regione Puglia, che sarà realizzato in via sperimentale a partire dal prossimo mese di settembre in cinque istituti secondari di secondo grado delle province pugliesi. Il progetto nasce dalla collaborazione con l’Ufficio scolastico, il Laboratorio rieducativo giovani e società e l'Osservatorio sul volontariato regionali
• Gentile: inutile creare allarmismi
• Vendola: in Puglia adottiamo i ragazzi violenti

27 Luglio 2009

BARI - Rieducare gli studenti pugliesi che compiono atti di bullismo, attraverso il loro coinvolgimento in attività di volontariato, in alternativa all’applicazione delle comuni sanzioni disciplinari quali, ad esempio, la sospensione dall’attività scolastica: è l’obiettivo del progetto della Regione Puglia, che sarà realizzato in via sperimentale a partire dal prossimo mese di settembre in cinque istituti secondari di secondo grado delle province pugliesi. Il progetto, che nasce dalla collaborazione con l’Ufficio scolastico, il Laboratorio rieducativo giovani e società e l'Osservatorio sul volontariato regionali, è stato presentato oggi, tra gli altri, dal presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, e dell’assessore regionale alla Solidarietà, Elena Gentile. La durata dell’attività di volontariato, è stato spiegato, verrà stabilita in proporzione ai giorni di sospensione, secondo una tabella prestabilita: a un giorno di sospensione corrisponde un mese di volontariato; a tre giorni, due mesi di volontariato e a 15 giorni di sospensione sei mesi di attività nel sociale.

Lo studente, inoltre, dovra' sottoscrivere un 'patto etico' con l’associazione alla quale viene assegnato, che verrà scelta in base alle caratteristiche comportamentali del ragazzo che, a sua volta, si impegna a svolgere le attività previste e ad appuntare le sensazioni e gli episodi più significativi della nuova esperienza su un 'diario personale di bordò. 
Per Vendola, «l'allontanamento dell’alunno da scuola produce l’effetto contrario a quello del recupero dello studente, e denota un atteggiamento irresponsabile delle istituzioni». 
«E' un percorso – ha spiegato Gentile – che non intende criminalizare i ragazzi che hanno questi atteggiamenti violenti, ma che dà una lettura altra dei meccanismi di recupero: è una risposta costruita sui valori alti della solidarietà e si sostituisce al modello repressivo che non produce risultati».

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