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In Puglia e Basilicata

«Non credete a Patrizia lo dico per Berlusconi»

«Non credete a Patrizia lo dico per Berlusconi»
di ONOFRIO PAGONE
Parla la moglie dell’ex amante della D’Addario: «Quella è una ricattatrice». Dina Murgolo, sposata con Giuseppe Barba, accusa: «Sta usando con il premier la stessa tattica usata con mio marito». Dito puntato sulla escort barese: «E’ circondata di uomini perché si dona a tutti e facilmente riceve favori in cambio...»

23 Luglio 2009

di ONOFRIO PAGONE

BARI - «Non credete a Patrizia D’Addario! Diffidate di questa donna: lo dico per mio marito, ma anche per Berlusconi». Bernardina Murgolo, detta Dina, è una donna energica, sanguigna: ha tollerato che suo marito per cinque anni fosse il compagno della D’Addario, e adesso che lui è tornato a casa, Dina ha una sola ambizione. «Voglio liberarmi di questa donna, definitivamente. Per questo - dice - ho fiducia nella magistratura». 

Perché lei raccomanda di non credere alla D’Addario? 
«Perché questa donna sta usando con Berlusconi la stessa tattica usata con mio marito: ricatta col registratore. Dice di registrare e filmare sempre tutto perché ha sempre paura, soprattutto di mio marito, ma in realtà lei ha cominciato a usare il registratore e la telecamera sin da quando stava col suo compagno, quello da cui ha avuto la figlia». 

Quindi lei adesso a cosa punta? 
«Voglio mettere in guardia circa la credibilità di questa donna. Lo dico per Berlusconi, perché ci tengo al presidente: tutta l’Italia sappia che questa donna è stata capace di distruggere mio marito come uomo e come imprenditore. E’ una donna vorace, ha preteso gioielli, viaggi, appartamenti. Lui per lei ha mollato i suoi cantieri, ha lasciato le figlie, e lei ha tentato di non farci avere i soldi che lui ci passava. Quando poi ha capito che quest’uomo lo aveva perso, allora ha usato la tattica delle foto e delle registrazioni per i suoi ricatti». 

Scusi, ma suo marito, Giuseppe Barba, ha patteggiato una condanna sulla base di una denuncia della D’Addario: dov’é il ricatto? 
«La D’Addario gli disse che solo così lei avrebbe accettato di togliersi di mezzo e di farlo tornare a casa. E mio marito aveva la necessità di uscire dal carcere per salvare la sua azienda: si occupava di scavi edili. All’epoca era socio di Sebastiano D’Ammacco, l’amico di Marisa Scopece, quella ragazza conosciuta come prostituta nel Nordbarese, intima della D’Addario, che fu trovata carbonizzata nelle campagne di Barletta. Bèh, il socio stava vendendo i macchinari di movimento terra approfittando della carcerazione di mio marito...». 

La D’Addario ha ripetutamente denunciato suo marito per sfruttamento della prostituzione e minacce e lesioni. 
«Sì, e anche mio marito l’ha denunciata più volte. Io pure ho presentato una trentina di denunce contro di lei in quattro anni, dal 2003: lei non può nemmeno immaginare le ingiurie, le minacce, le ritorsioni che abbiamo dovuto subire. Ci ha provocato vari incidenti stradali, a me e alle mie figlie: è tutto agli atti, la Procura lo sa». 

Dunque, secondo lei questa è tutta una messinscena? 
«Sin da ragazza, la D’Addario aveva un obiettivo solo: finire sui giornali. Questo era il suo scopo. Nel 2004 realizzò quel calendario: lo presentò in grande stile, poi fece una grande festa a spese di mio marito. Poi da lui si è fatta accompagnare negli studi di Canale5, a “Uomini e Donne”, ma fu subito bocciata dal tronista, Fabio: per ammaliarlo fece in trasmissione dei giochi di prestigio, da una candela fece uscire un fiore. Così, tentò...». 

Ma ora ci sono le registrazioni: si sentono le voci. Tutto falso? 
«Non è detto che le registrazioni siano credibili. La D’Addario è circondata di uomini, perché si dona a tutti e facilmente riceve favori in cambio. Lei è capacissima di tutto: le voci si possono alterare, non credetele!» 

Lei andrebbe a testimoniare in favore di Berlusconi? 
«Lo farei volentieri, per Berlusconi e anche per altri: solo io posso capire cosa è capace di fare questa donna... Eravamo una famiglia modello, stimata e conosciuta. Ora siamo danneggiati moralmente ed economicamente...». 

In realtà, signora, lei ne esce vincitrice da questa storia: suo marito è tornato a casa! 
«Sono sposata da venticinque anni, ma per me sono venti perché per cinque anni Giuseppe è stato con lei. Ora è tornato indietro e io l’ho perdonato, perché lui mi ha sempre detto la verità. Ma dentro rimane tanta rabbia, per tutto quello che abbiamo perso...». 

E’ già stata chiamata da Berlusconi, dai suoi legali? 
«No, non mi ha chiamato nessuno. Magari lo facesse: Berlusconi è una persona che stimo». 

Suo marito ha mai avuto a che fare con la droga? 
«No, assolutamente. Ma credo che questo sia uno dei motivi per cui ha deciso di tornare alla sua famiglia. Mio marito è tornato da me perché si è reso conto di aver preso una sbandata per un démone: lei ha fatto in modo di screditarlo pure sul lavoro, per tenerlo vincolato a sé». 

Il grande obiettivo della D’Addario è sempre stato quello di realizzare una villa a Carbonara, tanto da chiedere anche a Berlusconi di intervenire per sbloccare la lottizzazione. A suo marito, che lavora nel settore edile, ha chiesto interventi in tal senso? 
«Lei non voleva costruire una villetta, ma dei residence. Mio marito in verità aveva avviato i lavori, aveva fatto lo scavo ma io l’ho diffidato. Lei voleva una “spinta” perché quel terreno sembra che non sia edificabile: sperava in un aiuto da parte di mio marito perché di amicizie ne ha... Ma io sono riuscita a bloccare tutto». 

Suo marito ha contatti con Gianpaolo Tarantini, finora unico indagato nell’inchiesta che riguarda anche la D’Addario? «No, i Tarantini non li conosciamo. La D’Addario arriva a loro attraverso altri giri». 

E’ un mese che si parla di questa storia: perché ha accettato di parlare solo ora? «Perché per noi adesso è saltato un vulcano, perché sui giornali è stato fatto di nuovo il nome di mio marito ed anche il mio. Perciò mi sono detta: questa qui, o la fermo io, o non la ferma nessuno ».
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