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Fse, c'era un accordo illecito per la manutenzione dei treni

Il Riesame conferma i domiciliari all'imprenditore Beltramelli: «Ma nessuna truffa per i tre treni Stadler mai usati da Fiorillo»

Fse, c'era un accordo illecito per la manutenzione dei treni

C’era un accordo illecito dietro la decisione che portò Luigi Fiorillo ad assegnare alla Filben di Carlo Beltramelli la manutenzione dei 27 treni polacchi acquistati da Ferrovie Sud-Est. Ne consegue, per i giudici del Riesame di Bari, che l’imprenditore bolognese meritasse gli arresti domiciliari scattati nel gennaio 2018 con l’accusa di concorso nella bancarotta di Fse insieme all’ex amministratore unico e ad altre 9 persone.

Ed è per questo che, la prossima settimana, l’indagine sul «crac» da 230 milioni a carico di Beltramelli tornerà davanti alla Cassazione, che già nell’ottobre 2018 aveva annullato con rinvio le misure cautelari. Con il processo già in corso (il Tribunale ha nel frattempo sostituito i domiciliari con l’interdizione), Beltramelli ha però di nuovo impugnato la decisione.

Stavolta i giudici di appello (presidente Romanazzi, relatore Montemurro) gli avevano dato parzialmente ragione, escludendo i gravi indizi di colpevolezza per la vicenda dei tre treni Stadler di seconda mano che l’imprenditore ha venduto a Sud-Est per 5,6 milioni. Treni mai utilizzati e oggi mandati alla rottamazione: secondo l’accusa (il pool guidato dal procuratore aggiunto Roberto Rossi) «non erano conformi» alle normative tecniche. Ma secondo il Riesame non è così: se è vero che ci sono elementi «di forte sospetto» sull’operazione, non è possibile affermare né l’«inidoneità» né l’antieconomicità dell’acquisto. I tre Stadler effettivamente non erano a norma, ma si trattava di questioni che potevano essere sistemate e che comunque dovevano essere contestate al momento dell’acquisto. In quanto al prezzo della vendita, avvenuta senza gara pubblica con un utile per Beltramelli pari a 1,69 milioni, «non è noto - scrivono i giudici - se risulti essere del tutto sproporzionato al loro effettivo valore di mercato».

Ben diverso il discorso relativo alla manutenzione degli Atr polacchi, quelli da cui sono cominciate tutte le indagini su Fse. Per confermare l’esistenza dell’accordo illecito, che quindi consente di ritenere Beltramelli corresponsabile del «crac» di Sud-Est, i giudici valorizzano infatti una mail del 30 aprile 2008 in cui l’allora responsabile tecnico di Fse, Nicola Alfonso, indica al fabbricante dei treni il nome della società che avrebbe dovuto occuparsi delle revisioni cicliche. Una circostanza che «stranisce», secondo il Riesame, e che si somma con «l’incongruità della tempistica degli accordi»: Fse stipulò un contratto per la manutenzione ordinaria (a 58,5 euro l’ora) con la società di Beltramelli il 2 gennaio 2009, cioè 10 giorni prima che Pesa incaricasse la stessa società di Beltramelli di occuparsi dei tagliandi (a 45 euro l’ora) legittimandone il ruolo di «officina autorizzata» in esclusiva per l’Italia. «Esisteva - è detto nel provvedimento - un accordo fra Fiorillo e Beltramelli in forza del quale il servizio di manutenzione» dovesse essere affidato all’imprenditore bolognese, circostanza che «comportò un sovraccosto per Fse» quantificato in 3,5 milioni sui 13,3 complessivamente spesi tra il 2009 e il 2015.

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