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In Puglia e Basilicata

Arpa Basilicata senza certificato le analisi rischiano di essere nulle

Arpa Basilicata senza certificato le analisi rischiano di essere nulle
di MASSIMO BRANCATI
Verifiche sull’inquinamento, qualità degli alimenti e dell’acqua, rilevamenti sull’elettrosmog. Documenti che rischiano di rivelarsi «carta straccia». L’Arpab (azienda regionale per la protezione dell’ambiente), insomma, starebbe facendo analisi che non servono a nulla. Il motivo? Non ha la necessaria certificazione sulle proprie competenze, atto che dà valore inoppugnabile alle stesse analisi: in pratica oggi, stando così le cose, chi contesta i dati dell’Arpab vincerebbe in giudizio in modo automatico

22 Luglio 2009

di MASSIMO BRANCATI 

POTENZA - Verifiche sull’inquinamento, qualità degli alimenti e dell’acqua, rilevamenti sull’elettrosmog. Documenti che rischiano di rivelarsi «carta straccia». L’Arpab (azienda regionale per la protezione dell’ambiente), insomma, starebbe facendo analisi che non servono a nulla. Il motivo? Non ha la necessaria certificazione sulle proprie competenze, atto che dà valore inoppugnabile alle stesse analisi: in pratica oggi, stando così le cose, chi contesta i dati dell’Arpab vincerebbe in giudizio in modo automatico.

In termine tecnico si chiama «accreditamento». L’azienda ne è sprovvista. Eppure è un obbligo di legge per le prove analitiche in campo sanitario (alimenti, acque minerali e potabili), mentre diventa volontario (anche se vivamente consigliato) su matrici ambientali (rifiuti, fanghi, suolo, acque di scarico e superficiali). La norma sull’accreditamento specifica i requisiti generali per la competenza dei laboratori ad eseguire prove e tarature delle apparecchiature, incluso il campionamento. In sostanza, con questa certificazione si dimostra che vengono attuati sistemi di qualità e che la struttura produce risultati validi sotto tutti i punti di vista. L’accreditamento, dunque, è relativo alla competenza tecnica nell’esecuzione di prove analitiche chimiche, chimico-fisiche, biologiche, microbiologiche e fisiche su matrici ambientali e alimentari eseguite. 

L’Arpab, lo ricordiamo, esegue analisi per conto delle Aziende Sanitarie Locali di tutta la Basilicata che hanno per obbligo di legge (decreto legislativo n. 31/2001) compiti in materia sanitaria, come le acque destinate al consumo umano e che volontariamente hanno scelto affidare all’Arpab le analisi su tutti i prodotti alimentari e sulle acque potabili. 

A questo punto sorge spontanea una domanda: i manager sanitari sono a conoscenza della mancanza di accreditamento? Il direttore generale dell’Arpab, Vincenzo Sigillito, all’esordio del suo insediamento, nel corso di una riunione con tutto il personale, aveva assicurato che il suo primo obiettivo sarebbe stato proprio quello di conseguire l’accreditamento e la certificazione delle analisi. Nella stessa assemblea il coordinatore di Potenza era stato incaricato pubblicamente da Sigillito di assolvere a tale incarico. 
Ad oggi, a pochi mesi dalla scadenza del mandato del direttore generale, l’accreditamento resta un mistero. Così come sono un mistero i dati sull’inquinamento dell’aria a Potenza: fino a qualche anno fa le centraline sistemate a viale Firenze e viale dell’Unicef registravano livelli oltre i limiti consentiti di polveri sottili, frutto del traffico automobilistico. Le vetture, da quelle parti, non sono diminuite (anzi), ma da un paio d’anni l’inquinamento, secondo gli strumenti dell’Arpab, è diminuito. Miracolo o manipolazione?
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