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In Puglia e Basilicata

Diossina all'Ilva di Taranto al via nuovi controlli

Diossina all'Ilva di Taranto al via nuovi controlli
di FULVIO COLUCCI
Arpa ottimista: «Pronti a far rispettare la legge». Al lavoro anche l’istituto nazionale Ispra. Le analisi a Roma e a Bari. Le indagini hanno valore scientifico ma se ci fossero sforamenti sarebbero ripetute con valore legale. Nel 2010 limiti più restrittivi alle emissioni gli organismi nazionale e regionale valuteranno in egual modo i dati in prospettiva?

22 Luglio 2009

di FULVIO COLUCCI 

TARANTO - Giorgio Assennato, direttore dell’Arpa, è ottimista: «Non credo saranno superati i nuovi limiti di legge sulla diossina stabiliti dalla Regione Puglia, ma siamo pronti a intervenire». Da ieri mattina alle 11 i tecnici dell’Arpa (Agenzia regionale per l’ambiente), insieme a quelli dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), sono alle prese con i rilevamenti del tasso di diossina presente nei fumi dei camini Ilva (a partire dall’E 312, il più alto con i suoi 212 metri). Le analisi partono mentre da un mese è in funzione l’impianto che utilizza l’Urea, sostanza chimica composta dalla sintesi di biossido di carbonio e ammoniaca. Il prodotto garantisce all’azienda siderurgica una sostanziale riduzione del tasso di diossina, mantenendolo ai livelli previsti dalla legge regionale (la soglia massima è 2,5 nanogrammi per metro cubo d’aria). 

«Effettueremo nuovi campionamenti domani (oggi, ndr) e andremo avanti per una decina di giorni» spiega Assennato. «I dati raccolti saranno poi vagliati con la massima attenzione a Taranto e a Roma». La «doppia chiave» di lettura dei numeri induce a qualche riflessione. La collaborazione tra Arpa e Ispra è fuori discussione, ma si sa che gli organi politici di riferimento dei due enti tecnici, la Regione per l’Arpa e il ministero dell’Ambiente per l’Ispra, non la pensano allo stesso modo sul prossimo passaggio: il raggiungimento, da parte dell’Ilva, del limite di 0,4 nanogrammi di diossina per metro cubo d’aria entro il 31 dicembre 2010. 

Il ministro Stefania Prestigiacomo, proprio durante l’inaugurazione dell’impianto Urea, disse che a quel limite «non ci si può impiccare»; il presidente della Regione Vendola replicò: «La legge va rispettata». Cosa succederebbe se le valutazioni «politiche» di Arpa e Ispra divergessero in prospettiva 2010? Chi dovrebbe «cedere»? Il direttore dell’Arpa Giorgio Assennato taglia corto: «Sul prossimo obiettivo della legge regionale faremo una ricognizione degli impianti Ilva a partire dal prossimo settembre». Partita rinv iata. Rimane sul tavolo il problema del valore dei controlli appena avviati. Anche su questo Assennato non attizza polemiche: «I dati hanno valore scientifico e ritengo siano compatibili con i limiti previsti dalla legge regionale. Io sono ottimista. Non assisteremo a sforamenti nelle emissioni di diossina. Se proprio dovessimo rilevare qualche problema siamo pronti nel giro di pochi giorni a ripetere i controlli utilizzando i criteri necessari a dar valore normativo alle misurazioni. Se registrassimo ancora valori eccessivi interverremmo così come previsto dalla legge». 

La prassi sembra ancora macchinosa. Assennato sbandiera un cauto ottimismo anche sul fronte del personale. Nei mesi scorsi fu impegnato in prima persona nella polemica sull’esiguità delle risorse umane e finanziarie a disposizione dell’Agenzia regionale. «Il personale continua ad essere sottodimensionato rispetto alle esigenze, ma le assicurazioni forniteci dalla Regione Puglia sul potenziamento dell’Arpa a Taranto alimentano le speranze».
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