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In Puglia e Basilicata

Bari, il teatro Albeliano trasloca al Piccinni

Bari, il teatro Albeliano trasloca al Piccinni
di MARIA GRAZIA RONGO
Una soluzione temporanea, quella offerta dall’amministrazione comunale, che però ne sottintende un’altra di più ampio respiro. Ieri mattina, in una conferenza stampa affollatissima (vuoi perché è stata la prima pubblica della nuova era Emiliano, vuoi perché l’argomento è di estremo interesse per la città, vista la «paradossale situazione in cui versano i teatri baresi», come ha commentato il sindaco), Emiliano ha detto che «il Comune ha individuato un suolo pubblico da destinare alla nuova sede dell’Abeliano».

22 Luglio 2009

di MARIA GRAZIA RONGO 

BARI - Il teatro Abeliano vivrà. A salvarlo da morte sicura l’intervento del sindaco Michele Emiliano che ha annunciato di voler portare la prossima stagione dell’Abeliano al teatro Piccinni. Una promessa d’aiuto che Emiliano fece già un anno fa a Vito Signorile, direttore artistico e anima del teatro, e che oggi è riuscito a mantenere. Una soluzione temporanea, quella offerta dall’amministrazione comunale, che però ne sottintende un’altra di più ampio respiro. Ieri mattina, in una conferenza stampa affollatissima (vuoi perché è stata la prima pubblica della nuova era Emiliano, vuoi perché l’argomento è di estremo interesse per la città, vista la «paradossale situazione in cui versano i teatri baresi», come ha commentato il sindaco), Emiliano ha detto che «il Comune ha individuato un suolo pubblico da destinare alla nuova sede dell’Abeliano». 

Il nuovo teatro vedrà la luce nel quartiere Poggiofranco, in via Gandhi, a pochi passi dal parco intitolato a don Tonino Bello. I tempi di realizzazione non si conoscono ancora ma si sa che, per la nuova costruzione, la compagnia comincerà con un mutuo di 50mila euro (gli stessi che Signorile pagava per l’affitto dei locali), ma ogni cittadino potrà dare il proprio contributo. Intanto la famiglia Mazzitelli ha messo a disposizione dell’Abeliano il Teatro Forma. Enti pubblici e imprese private quindi a sostegno di una compagnia teatrale che vive in città da trentadue anni. Emiliano però ha ammesso «di non aver ancora compreso come mai i proprietari dei locali in cui operava l’Abeliano abbiano deciso di destinarli ad altro, dimostrando in questo di non tenere in considerazione i luoghi della città». 

E ancora: «Stiamo parlando di un’impresa tra le più antiche della nostra città, che ha consentito di scavare nelle radici più intime di Bari e provincia». Un piccolo piano di resistenza, quello previsto da Emiliano, che ha tenuto a precisare: «Mi comporterei nella stessa identica maniera per qualsiasi altra compagnia teatrale si venisse a trovare nella stessa situazione». La programmazione del Piccinni è stata rivista proprio per consentire all’Abealiano di partire con la nuova stagione, a novembre, perché, ha sottolineato il sindaco, «da quando faccio il Presidente della Fondazione Petruzzelli e teatri di Bari, faccio anche l’impresario e so quant'è importante la programmazione della stagione teatrale». 

Un grande abbraccio ha suggellato l’accordo tra Emiliano e Signorile. Il direttore era commosso a tal punto da non riuscire a portare a termine la lettura di un documento di ringraziamenti a quanti «hanno dimostrato il loro amore verso l’Abeliano». A cominciare da Emiliano e dagli assessori uscenti Ludovico Abbatticchio, Gianni Giannini e Nicola Laforgia. E poi il presidente della Provincia, Francesco Schittulli, che ha messo a disposizione l’auditorium del Polivalente per la rappresentazione di alcuni spettacoli e ha promosso una sottoscrizione pubblica per sostenere la costruzione del nuovo teatro. E ancora, l’arcivescovo Francesco Cacucci, che ha offerto gli auditori di alcune parrocchie della città. 

Ma la solidarietà è arrivata anche da tanti colleghi di Signorile, in primo luogo da Nicola Pignataro e dall’Anonima GR (Tiziana Schiavarelli e Dante Marmone). Questi ultimi hanno inviato le chiavi del loro teatro a Vito Signorile con due righe di accompagnamento: «Non sarà bello come il vostro, ma vogliate gradire le chiavi del teatro dell’Anonima». È a questo punto che Signorile non è riuscito a trattenere le lacrime e la lettura del documento è stata continuata proprio da Emiliano che invece a stento tratteneva le risate. Il testo infatti si concludeva così: «Un anno fa abbiamo lanciato un anatema, a Bari si chiama sendenze, contro chi ha tramato dietro le quinte e contro chi oserà fare in quel luogo la nostra stessa attività. Oggi siamo felici e non lo rifaremmo ma, come la tradizione popolare insegna, le sendenze non si possono ritirare. Cristo vede e provvede, magari servendosi dell’aiuto di qualche sceriffo!».
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