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In Puglia e Basilicata

De Castro ai vertici  dell’euro-agricoltura

De Castro ai vertici  dell’euro-agricoltura
di BEPI MARTELLOTTA
BARI - L'ex ministro dell’Agricoltura Paolo De Castro (Asde) è stato eletto per acclamazione presidente della commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo. È la prima volta che l’incarico viene assegnato ad un italiano, in trent’anni di Unione, ed è la prima volta che la commissione parlamentare avrà poteri di co-decisione col governo di Strasburgo. All’eurodeputato brindisino, capolista nel Sud del Pd e che lascia Palazzo Madama per varcare la soglia di Bruxelles, il compito di risanare le difficili sorti dell’agricoltura in tempi di prezzi al ribasso e competizione fraudolenta dai mercati extra-comunitari
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21 Luglio 2009

di BEPI MARTELLOTTA

BARI - L'ex ministro dell’Agricoltura Paolo De Castro (Asde) è stato eletto per acclamazione presidente della commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo. È la prima volta che l’incarico viene assegnato ad un italiano, in trent’anni di Unione, ed è la prima volta che la commissione parlamentare avrà poteri di co-decisione col governo di Strasburgo. All’eurodeputato brindisino, capolista nel Sud del Pd e che lascia Palazzo Madama per varcare la soglia di Bruxelles, il compito di risanare le difficili sorti dell’agricoltura in tempi di prezzi al ribasso e competizione fraudolenta dai mercati extra-comunitari. 

Come si sente? Emozionato e onorato. La commissione agricoltura, con l’avvio della co-decisione, diventa un corpo di governo fondamentale per la politica agricola europea, assumendo gli stessi poteri del Consiglio. Questo ci dà una responsabilità enorme, soprattutto in un momento in cui le istituzioni europee sono sotto accusa perché lontane dai cittadini. Se passerà il referendum del 2 ottobre, con l’ok degli irlandesi al Trattato di Lisbona, potremo incidere concretamente sulle scelte in questo settore. 

In che senso? Si tratta di una legislatura fondamentale per costruire l'Europa del futuro. Saremo noi a dare definizione e sostanza agli indirizzi e alle risorse che animeranno la politica agricola comunitaria dopo il 2013. La mia presidenza, inoltre, nasce dall’accordo generale che è stato fatto tra popolari e progressisti e che ha visto l’intesa per l’elezione del presidente dell’Europarlamento Jerzey Buzek, a cui succederà tra due anni e mezzo Martin Schulz. Su questa linea d’accordo con i popolari, i progressisti, ma anche con i liberali noi ci manterremo fedeli, nel senso che cercheremo di lavorare in commissione con i tre gruppi. Dovremmo andare indietro di 15-20 anni per trovare una presidenza in area progressista. 

Il primo problema da risolvere? La drammatica crisi del latte per la quale già domani (oggi, ndr) cominceremo a discutere. È necessario immaginare nuovi strumenti di intervento. Ma non è l’unica questione. È indubbia la difficoltà dell’intero mondo agricolo, stretto tra prezzi bassi e livelli drammatici di redditività. In Puglia c’è il grande problema dell’olio e più in generale tutto il Sud è in ginocchio. Ci sono fenomeni di importazione incontrollata e ogni goccia che arriva rischia di far traboccare il vaso. Questa legislatura europea è cruciale, si decideranno le prospettive finanziare dell’Ue e le risorse agricole a disposizione. Dobbiamo lavorare bene. 

Il Pd fa il pieno, tra lei e la vicepresidenza del Parlamento al lucano Pittella. La mia candidatura è frutto di un gioco squadra, sono l’unico presidente del Pd e devo dare merito a David Sassoli, come capodelegazione del partito, di non aver impedito alle vicende nazionali di condizionare l’esito. 

State arrivando al congresso di ottobre: sarà scissione? Io sto con Bersani, ma invito tutti impegnarci di più affinché il congresso ci aiuti a costruire, e non a distruggere, un nuovo, grande partito riformista. Bene le critiche, ma che siano utili a tutti: non siamo in condizione di lasciare a terra nessuno. Basta con la storia dei vecchi e nuovi, questo congresso sarà il primo, vero parto del Pd e dico sì al gioco della parti tra le mozioni, ma che tutti si riesca a venir fuori con la costruzione di una grande, unica casa.
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